domenica, Novembre 17

Sea Watch … quando dici ‘la forza delle donne’ Solo una donna se la sente di ragionare sulla graduazione dei valori, che è la graduazione dei diritti. Graduazione, non disobbedienza. Se solo una donna sa agire così, non vuol dire che le donne sono speciali, ma che gli uomini sono irrimediabilmente bacati

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Non seguo il calcio, come in verità nessun altro ‘sport’ (tra virgolette perché ormai lo sport è professionismo e basta, spettacolo) e, non ne capisco nulla di nulla, specie di calcio, dove ascolto, distrattamente, i commenti ‘saputi’ degli esperti, sulla strategia il due-quattro tre, l’ala rientrante, il terzino rampante … insomma non ne capisco niente di niente. Seguo le partite di calcio dell’Italia, per puro spirito nazionalistico, ma non pretendo di insegnare all’allenatore (lo chiamano ‘Mister’, solo Iddio sa perché) come si organizza la squadra: mi limito ad incavolarmi quando perde, cioè quasi sempre. Ma da un po’ si parla continuamente di calcio femminile, dellenostre’ (nostre di chi? come vi permettete?) ragazze, che non rinunciano alla loro femminilità, ecc. … lo dico solo per chiarire che seguo e mi incavolo: che c’entra la femminilità? e perché mai una donna dovrebbe non essere femminile?

Comunque ho seguito la partita dell’altro giorno contro la Cina. E ho visto un’altra cosa, una cosa che non avevo mai visto. Undici (ma invero anche le altre) persone che correvano a perdifiato, cercavano in ogni modo di giocare, di attaccare, di difendersi. Ho visto persone subire calci da spezzare una trave, cadere, venire medicate con le polveri magiche dei calciatori, e rialzarsi sorridenti, magari a denti stretti per il dolore, senza fare gesti scomposti di maledizione all’avversario e all’arbitro (e, non mi rompete le scatole: ‘avversario’, ‘arbitro’!). Subire il rifiuto di un rigore senza battere ciglio, giusto una ‘spalluccia’ di disappunto. Gioire per il goal senza strapparsi maglie, senza scavalcare le pubblicità per andare verso il pubblico a farsi osannare, e invece riprendere a correre. Ho visto persone sostituite, allontanarsi serenamente e dare il cambio alla sostituta senza sputare in faccia all’allenatore, a sua volta vestita come una persona civile. Ho anche visto due persone (una con una zazzera bionda sulla cima della testa, un’altra con un codone nero arruffato sul collo) giocare e ricordarmi il ‘roccioso’ Burgnich e l’elegante Facchetti: due che non li passavi manco con un carro armato. Ho visto una partita di calcio e, confesso, mi sono divertito: era una partita di calcio, non ne vedevo da decenni.

Erano donne? Lo ho appreso dalla incredibile signora Monica Cirinnà, che commenta il bacio affettuoso di una giocatrice (sì, è femmina, e allora?) alla … sorella, con esultazioni pro-famiglie arcobaleno, e il solito anti-omosessuali, del quale non ricordo il nome, ma che comunque andrebbe dimenticato per sempre, commentare che per la Cirinnà l’omosessualità è un «lavoro da portare a termine»; tra loro, penso, si intendono. Ma, intanto scusate, non vi vergognate tutti e due? No, non si vergognano, non possono: per vergognarsi bisogna avere la coscienza di ciò che si fa e si dice. E ciò vale per i tanti altri che commentano sulle ‘fidanzatine’ degli italiani, sul trucco alle conferenze stampa, ecc.

E nessuno coglie la cosa più importante. Sono donne, va bene, ma stanno mostrando cosa realmente è il calcio, anzi, cosa realmente sono delle persone civili e coscienti di sé. Cosa, in quell’ambito ovviamente, dovremmo essere tutti, e lo mostrano anche nelle conferenze stampa, dove, stranamente, parlano in italiano!

E il coro del ‘viva le donne’ continua e si allarga, senza riflessione; adesso siamo tutti a favore delle donne, difensori (da sempre naturalmente) delle donne, amanti della mentalità femminile. ‘Le donne solo sanno prendere certe decisioni’. E giù gli articoloni sulla donna capitano (capitana lo dite voi) della Sea Watch che supera i limiti della legge, ha il coraggio di disobbedire.

E il solito Nicola Fratoianni dichiara, rivolgendosi a Carola (come si permette?, convinto di dire una cosa profondissima: «Non accettiamo più lezioni da nessuno. Perché di fronte alle vite umane, alla loro intangibilità, di fronte alla libertà e alla fame dei più poveri e dei più deboli, cari signori, non c’è alcuna legge che tenga e che possa arginare quello che è diventato un vero e proprio conflitto globale». Sorvolando sul ‘non accettiamo’ (chi, dove, come, quando?), è una sciocchezza clamorosa, enorme, immensa.
Disobbedire, dice più sintetico Gad Lerner; ma di che parlate?
Si confonde l’umanità di una donna, che dovrebbe essere l’umanità di tutti, con una manifestazione eccezionale di disponibilità a disobbedire: solo una donna sa disobbedire. E non si capisce che, questo sì ed è mille volte più importante, solo una donna (oggi e purtroppo) se la sente di ragionare sulla graduazione dei valori, che, per me che faccio il giurista, è la graduazione dei diritti. Graduazione, non disobbedienza. Se solo una donna sa agire così, non vuol dire che le donne sono speciali, ma che gli uomini sono irrimediabilmente bacati: questa è la realtà.

E quando ciò accade le risposte sono queste. Matteo Salvini incapace di reagire, impotente (non è la prima volta), sconfitto e sbeffeggiato (perché, diciamocelo chiaramente, la figuraccia è mondiale) «mai passeranno, non si possono avvicinare, li affondo», e via urlando, che si riduce come (qui mi permetto di giocherellare sui sessi) il pretendente respinto con gravi perdite che sa rispondere solo con la volgarità e naturalmente le palle. Eccolo qui, eccoli qui, gliuomini’: tutti e solo palle e … ‘perché tu non ce l’hai”ì’, perché la donna si definisce per sottrazione. E, non potendo nulla contro quel capitano, chiude per rabbia impotente le frontiere con la Slovenia … già che c’è potrebbe anche dichiarare guerra alla Croazia e ci andiamo a riprendere Fiume!

Oppure, peggio ancora mi dispiace di dirlo, ‘il coraggio di disobbedire’, che sarebbe proprio solo delle donne. Che è una affermazione tanto più sballata, quanto non comprende minimamente che quella donna, certo coraggiosa -molto più di quei quattro parlamentari d’accatto che ora, solo ora, si rendono conto del problema e vanno a Lampedusa a mettersi davanti alle telecamere … vergogna- quella donna, dico, ha solocapito e applicato (ebbene sì, ‘applicato’), una regola fondamentale del diritto, per lo più ignorata quando non disprezzata: quella che dice che il diritto è dell’uomo e per l’uomo. E che le norme, i diritti, i doveri vanno graduati non solo per la loro collocazione formale, che è solo uno strumento organizzativo, ma per la loro logica strumentale. Strumentale, non etica: diritto e morale non hanno nulla in comune, salvo forse, in certi casi, la logica.
Per realizzare un diritto, occorre affermarne un altro o non rispettare un dovere, che evidentemente è di ‘grado’ inferiore.
Se un chirurgo per salvare un piede ferma il cuore è un pessimo chirurgo, anzi, un imbecille, e magari un delinquente. Cosa vale di più il cuore o un piede?

Se questa logica vale per un chirurgo, perché non dovrebbe valere per una persona civile, in un Paese civile, retto da regole di diritto scritte da uomini … umani.
Certo un discorso simile fatto a Salvini o Luigi Di Maio è tempo perso. Loro credono che fare le leggi significa imporre ciò che piace a loro, e ci provano in tutti i modi, con incisi, commi, articoli bis, ter, quater, ecc., si avvoltolano nelle parole, immaginando di prevedere tutte le possibili ipotesi, tutte le varianti, e non ci riescono mai, non possono. Nemmeno loro, autoritari fino al ridicolo, nemmeno loro possono scardinare la logica del diritto, che è un fatto umano (non un complesso di regole formali come credono Salvini e Di Maio) e come tale, lo ripeto, è dell’uomo, che lo fa, per l’uomo, che ne è destinatario. Quando si arriva ai principi massimi, alla vita, all’umanità, questa è la logica. E non è etica, è diritto.

Ed è la logica strettamente giuridica che ha seguito il comandante Rachete: non ha violato altro che una forma, ma ha applicato la sostanza. Ma, per la forma, ripeto quanto ho già detto, fossi in lei, non perché donna ma perché comandante della nave, andrei alla Procura della Repubblica a denunciare, denunciare tutto e tutti, specialmente tutti. E in qualche modo ha già iniziato a farlo, proprio ieri, come avevamo suggerito/previsto.

Una certa sorpresa (o forse no?) suscita la reazione dal Giappone del ‘bel Conte’, che si autodefinisce avvocato e che definisce il comportamento del Capitano della nave inaudito, gravissimo ecc. Forse il capo del suo studio, il professor Guido Alpa, vorrà ricordargli il caso della Cap Anamur, quasi perfettamente identico e conclusosi con lo sbarco e, poi, il processo al comandante della nave. Cosa perfettamente possibile anche qui … e allora si trattava di terroristi pressoché certi! Dimenticavo, però, il comandante era maschio.

Sul fatto, dunque, che in questo caso sia una donna, il discorso è diverso, ma attiene al femminismo ecc., cosa che non mi riguarda.

Ma sta in fatto che, ciascuna nel proprio ambito, sono le donne oggi a saperci mostrare una via civile e responsabile e matura, ma anche e specialmente giudicamene corretta. Beh, non tutte, naturalmente.

 

P.S.

Pare che gli ordini dal Viminale siano di impedire alla nave di attraccare e quindi di sbarcare passeggeri ed equipaggio. Non so chi abbia consigliato la cosa al Ministro, che dichiara in pubblico ogni cinque minuti che quelli sono delinquenti e vanno arrestati. Come si fa ad arrestarli se la nave non attracca e l’equipaggio non scende? Anzi, si potrebbe aggiungere che, trattandosi di una nave olandese con comandante tedesco, a stretto rigore nessun poliziotto o giudice italiano può salire a bordo: ricordate lo scandalo che suscitò l’episodio della Enrica Lexie? O meglio, si può farlo solo se esiste il dubbio fondato che si sia commesso un reato che ha effetti sul territorio italiano, e quindi solo dopo l’attracco, un giudice potrà salire a bordo … se gli danno il permesso o se non si oppongono! Perché solo dopo l’attracco si vedranno scendere dei passeggeri che qualcuno (un giudice, solo un giudice può farlo, non Salvini) definirà migranti clandestini: prima no. L’accesso non consentito dal Governo olandese, potrebbe perciò costituire un illecito internazionale: sarebbe interessante veder l’Italiacitatadall’Olanda dinanzi alla Corte internazionale di Giustizia, per violazione della … sovranità olandese!

Ma, in più, se l’Esecutivo italiano non fa attraccare la nave, impedisce ai Magistrati di agire e di accertare il presunto reato di immigrazione clandestina o altro, e quindi chi agisce così, si rende responsabile di impedire alla giustizia di agire, e quindi diventa complice del presunto reato di immigrazione clandestina. Elementare insegnamento del primo mese di giurisprudenza, anche se la cosa, invece, non viene insegnata agli studenti di ‘legge’.
Ma al Ministero lo hanno un consulente giuridico o i consulenti di Salvini sono Giorgia Meloni e Giulia Bongiorno, con suggerimenti del bel Conte?

Vorrei, infine, chiedere al mio amico e collega (maior) Giancarlo Scalese, professore di diritto internazionale nell’Università di Cassino, su quali basi fondi il giudizio sulla natura di nave pirata della Sea Watch. Facciamo un bel seminario sul tema?

Però, suvvia stiamo allegri, per fortuna abbiamo un grande Governo, che oggi ha approvato incentivi e finanziamenti per l’apertura di sexy shop nei piccoli comuni italiani: finalmente era ora!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.