lunedì, Ottobre 14

Sea Watch problema politico europeo, ma Pippo non lo sa … Matteo Salvini ci spiegasse perché non ha partecipato, sprezzante, alle riunioni convocate dal suo Collega ipersovranista Horst Seehofer in materia di migranti illecitamente presenti in vari Paesi europei, come non è presente in quasi tutte le riunioni ministeriali ad hoc

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Credo che possa essere utile una integrazione all’articolo dell’altro giorno sulla vicenda dei migranti e della Sea Watch 3, la quale è ancora là, dopo una settimana, al limite delle acque italiane, con 43 poveri cristi che attendono di sapere che ne sarà delle loro vite. Oggi i vertici dell’Europa si riuniranno per il e nel programma dei lavori tutt’altro che i migranti, ovvio.

Nell’articolo dell’altro giorno cercavo di spiegare non in ‘giuridichese stretto’, quali siano i diritti e i doveri, e dunque le conseguenti pretese e responsabilità derivanti dalla -attenzione per favore- situazione di fatto attualmente verificatasi e in atto nel caso specifico.

Quando si vuole discutere di una questione di diritto, bisognerebbe sempre spogliarsi di ogni connotato politico, storico, affettivo, amorevole, di odio ecc. Il ‘fatto’, cioè, non va ‘narrato’, come oggi è di moda dire, per il semplice motivo che ‘narrare’ implica scegliere, interpretare e magari falsare.
Il fatto, cioè, è quello che è: una nave, se in acque internazionali o no non ha alcuna rilevanza, raccoglie delle persone che si trovano su un natante in pericolo di affondare, e comunque non più in grado di raggiungere un approdo; questi naufraghi provengono da una spiaggia libica e dichiarano che non vogliono tornare in Libia; la nave, dunque, vuole portarli nel porto più vicino non libico. Certo non può tenerseli a bordo, né ributtarli in mare, né avrebbe potuto ignorarli quando li ha presi su.

Nel precedente articolo, traevo queste conclusioni: il comandante della nave è l’unico che può decidere a quale porto attraccare -posto che in prima battuta deve andare in quello che gli viene indicato come più adeguato- sulla base della sua valutazione dei fatti, sia tecnici (distanza, stato del mare, ecc.) che, diciamo così, giuridici, perché il comandante non può, ripeto non può –essendone personalmente responsabile, giuridicamente, non umanamente!), portare quelle persone né in Libia, dove verrebbero maltrattati e torturati e dove è in corso una guerra e dove comunque non vogliono andare, né in altri Paesi dai quali vi sia il rischio che quelle persone vengano rimandate nei Paesi di origine, perché si renderebbe complice del crimine direfoulement’. Il comandante deve, quindi, scegliere tra i porti più vicini esicuri’ da quei punti di vista, e cioè tra Malta e Lampedusa; ha scelto Lampedusa a sua discrezione, se ha scelto male ne subirà le conseguenze.
Da tutto ciò discendono le conseguenze elencate nel precedente articolo.

Ma le domande da porsi, e che io ho trascurate in quel contributo, sono anche altre, e non tutte giuridiche: perché quella nave è lì a fare quelle cose? Perché l’Italia non le vuole quelle persone? Questi sono gli aspetti ‘politici’ della questione.

Qui è la politica che deve intervenire: il diritto è solo la conseguenza di quelle scelte o di quelle mancate scelte.

È evidente, è chiaro come il sole, che il problema delle migrazioni non si risolve impedendo ai ‘migranti’ di arrivare, e magari lasciandoli affogare. Per farne arrivare di meno, occorre agire nei Paesi di provenienza per ridurre la voglia di fuggire da condizioni di vita a dir poco disdicevoli. E, attenzione, imigrantisono per lo più persone di ceto sociale relativamente elevato nei Paesi di origine, perché i poveri veramente poveri lì -la maggioranza, purtroppo- non si possono nemmeno permettere di partire: e le conseguenze di ciò sono troppo evidenti per essere elencate.

Il diritto arriva quando il ‘fatto’ è avvenuto e deve dal fatto trarre le conseguenze. Il problema politico, invece, si risolve solo con la politica. E la politica non può essere solo quella (per evanescente o ampia che sia … e noi sappiamo bene quanto ‘evanescente’ sia quella italiana, specie oggi) di un Paese, pur ‘ricco’ come l’Italia, ma sempre un Paese minuscolo rispetto ai problemi di quei Paesi e di quelle persone. Tanto più che il problema non è solo di carattere politico economico (cioè di sviluppo, e quindi necessariamente di lungo termine), ma anche di carattere politico interno di quei Paesi spesso soggetti a regimi dittatoriali, violenti e corrotti, e se è così, la colpa è anche nostra.

Questi problemi vanno affrontati -e non possono essere affrontati, ripeto, da un singolo Paese-, ma richiedono una vasta collaborazione e specialmente coordinamento, a livello almeno europeo, che oggi non solo non c’è, ma contro i quali (con una ‘intelligenza’ davvero imbarazzante!) il nostro Governo è in prima, primissima linea, quando non semplicemente assente, come abitualmente accade in quasi tutte le riunioni ministeriali ad hoc alle quali il nostro Ministro Matteo Salvini sprezzantemente non partecipa. Come si faccia a risolvere un problema collettivo non andando nemmeno alle riunioni nelle quali quei problemi almeno si affrontano, lo sa solo Salvini, forse con l’aiuto di Padre Pio … ma certo se lo spiegasse anche a noi male non sarebbe.

Ad esempio, sarebbe molto interessante che Salvini ci spiegasse articolatamente perché non solo non ha partecipato, sprezzante, alle riunioni convocate dal suo Collega ipersovranista Horst Seehofer in materia di migranti illecitamente presenti in vari Paesi europei (è ovvio che Seehofer parla della Germania, ma purtroppo è altrettanto evidente che Salvini parla solo dell’Italia … anzi, non parla perché non ci va) e finge di non accorgersi che, nel suo silenzio assoluto, ogni mese sbarcano in Italia centinaia di migrantimandatici dalla Germania, dove sono arrivati perché noi non abbiamo saputo (o meglio, diciamocelo chiaramente, voluto) tenerli, in ottemperanza al trattato di Dublino; anzi, peggio, perché deliberatamente non li abbiamo identificati all’arrivo in Italia perfare i furbie lasciarli scappare in altri Paesi. Poi quando ci dicono che siamo dei truffatori e che non si fidano di noi l’avvocato del popolo, Giggino e Giggetto, e la Bongiorno si offendono, e magari accusano la Francia di fare lo stesso e di non accogliere quelli accampati a Ventimiglia! Sveglia signori: non vedete che ci prendononoi cittadini, intendo- per fessi?

Il trattato di Dublino, peraltro, può essere modificato, perché ormai ne sono tutti convinti, ma solo se ci si dà da fare per farlo, si va alle riunioni, insomma si agisce a livello europeo per fare la cosa più semplice e difficile di tutte: far sì che il problema delle migrazioni diventi un problema europeo, e non resti, come oggi, un problema solo dei singoli Stati, ognuno dei quali fa a modo suo.
Illudersi che facendo di testa nostra risolviamo qualcosa oltre a crearci nemici e a farci ridere dietro, è, appunto, pura illusione. Affermare, con una faccia di bronzo degna di miglior causa, che il problema è stato risolto dall’avvocato del popolo facendo scrivere nel documento congiunto dello scorso Giugno (2018!) che gli altri Stati europei si prendono una parte dei migranti … se vogliono, è appunto solo faccia bronzea. Cercare ridicolmente di attirare l’attenzione su altro, come i mini bot, è solo stupido e, anzi, autolesionistico. Lo sappiamo tutti perfettamente. Facciamo la figura dei magliari.

Stare a discutere, come l’altra sera la signora Lucia Borgonzoni, di quanti morti ci sono stati quest’anno rispetto all’anno scorso è non solo demenziale, ma cinico e brutale: in una parola ‘cattivo’. Se poi il Papa si rifiuta di ricevere gente simile, sia pure con il rosario in mano, mi sembra semplicemente ovvio.
Un Paese civile, non si pone il problema di ridurre i morti, bensì dievitare i morti, ammesso e non concesso che si sappia contarli … come li conti se non li vedi?

Problema politico, dunque!
Eh no, proprio no cari signori Borgonzoni, Salvini, Di Maio, Toninelli, e ora anche Trenta, e chi più ne ha più ne metta, eh no, proprio no qui torna il problema giuridico. Ammazzare o lasciare morire (è la stessa cosa) delle persone è un reato nel diritto penale italiano (quello in nome del quale taluni ‘operatori’ di esso, purtroppo chiamano a parlare, senza contraddittorio, una certa signora Amanda Knox a dire di essere stata maltrattata dai giudici italiani, e nemmeno chiamano il signor Rudy Hermann Guede, che dice di non essere stato lui, ma sconta una lunga condanna … e costoro vorrebbero modificare il diritto penale italiano, sì a posto!). Ammazzare è un reato italiano, ma è anche un crimine internazionale previsto nello Statuto della Corte Penale Internazionale, legge italiana sconosciuta a Modena, che prevede non solo la condanna degli autori dei delitti in oggetto, ma anche dei complici!
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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.