domenica, Novembre 17

Sea Watch: ora il capitano denunci Ministro e funzionari Il comandante della nave potrebbe/dovrebbe fare una denuncia circostanziata alle autorità italiane, perché accerti se e quali reati sono stati commessi contro la nave e contro i passeggeri, in forza del diritto penale italiano e del diritto internazionale

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Sea Watch. Non sta a me giudicare, ma faccio il giurista e, una volta tanto, guardo al problema dal punto di vista delle parti in causa, che sono da un lato il Governo italiano e dall’altro 42 persone da giorni in mezzo al mare, con oltre 40 gradi, in attesa solo di potere sbarcare a terra dopo un naufragio.

E dunque, da qui comincio: dopo un naufragio. Non si tratta di croceristi, ma di naufraghi, salvati in mare da una nave che ha fatto solo il suo dovere alla luce di tutte le norme internazionali e interne e per di più si tratta di persone fuggite da vari Paesi e precisamente, dice la CEDU: «Niger, Guinea, Cameron (leggi: Camerun), Mali, Ivory Coast, Ghana, Burkina Faso and Guinea-Conakry». Cito da TPI News, che elenca le guerre nel mondo, che in Africa sono ‘ufficialmente’ per così dire: «Algeria, Ciad, Costa d’Avorio, Liberia, Libia, Mali, Niger, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Sahara Occidentale, Somalia, Sudan e Sud Sudan, Burkina Faso, Etiopia, Guinea Bissau e Uganda». Come si vede, gli stessi dei naufraghi e molti altri.
Dunque, sono due le motivazioni per il loro rapido sbarco in un Paese ragionevolmente sicuro: il naufragio e, come ho a lungo cercato di spiegare ieri, la fuga da situazioni a dir poco di guerra, ivi compresa la Libia, che oltre ad essere in guerra è un luogo di ricatti, torture e malversazioni, in parte, purtroppo, accettate e finanziate dal nostro Paese, fin dai tempi di Silvio Berlusconi e specialmente (duole dirlo) di Marco Minniti.

I naufraghi hanno chiesto alla Corte europea dei diritti dell’uomo di adottare una misura provvisoria che obbligasse l’Italia a farli approdare e sbarcare. La Corte, ha ritenuto che la situazione non fosse tale da mettere in pericolo la vita di quelle persone: la vita. E certo che non è in pericolo, visto che sono a bordo e i malati sono stati fatti sbarcare. Il problema è fino a quando. Ribadisco che su una nave, per convenzione universale, solo il comandante decide se e quali situazioni di pericolo per la nave e i passeggeri vi siano e come ovviare ad esse: il solo.

Ma ciò non esclude, né la violazione dei diritti dell’uomo, né la violazione delle norme in materia di diritto penale internazionale.
Quindi, la possibilità di iniziare un procedimento innanzi alla Corte europea, non solo permane, ma ora passa alla fase operativa, e qui non si tratterà solo di questioni marginali, perché di violazioni dei diritti dell’uomo ce ne sono evidentemente state e quindi almeno i risarcimenti decisi dalla Corte non saranno lievi.

Sul fatto, invece, che tutta la situazione abbia rilevanza non solo per il codice penale italiano, ma per lo Statuto della Corte penale internazionale ho scritto ampiamente in precedenza e specialmente ieri.

Da giurista, come dicevo all’inizio, avrei suggerito alla nave di fare esattamente quello che ha fatto: ignorare il divieto di accedere alle acque territoriali italiane, nella convinzione (lo ho scritto abbastanza chiaramente ieri, sia pure in maniera non proprio esplicita) che nessuno potrebbe impedirglielo, a meno di non silurare la nave, come propone Giorgia Meloni.

Ciò perché, una volta entrata, accadranno le seguenti ovvie cose. Innanzitutto le autorità italiane potranno notificare al comandante la multa di cui alla ultima legge, dove si parla di multa o sequestro. Deciderà Salvini, ma poi sarà un giudice a dovere decidere innanzitutto se il provvedimento sia o meno eccessivo, dato che la legge si limita a dire ‘o’ ‘o’, in realtà, però, tutto si dovrebbe risolvere in una multa tra i 10 e i 50 mila euri, perché il sequestro e addirittura la confisca sono previsti in caso di reiterazione del comportamento e non mi sembra il caso. Comunque, la decisione sia sul se che sul quanto spetta ad un giudice, che, nelle more, potrebbe, direi, sequestrare la nave solo a fini probatori.
Quanto ai passeggeri, io non dico che sarebbe logico seguire la stessa prassi, accostare, mettere una passerella sia pure di fortuna e fare sbarcare quella gente: che gli fanno, gli sparano o li spingono in mare?…non lo dico, ma non me ne stupirei.

Leggo che dal Ministero si afferma che non si permetterà ai passeggeri di scendere a terra. Ma qui, guardiamo bene ai fatti, perché qui il sequestro di persona non solo è nei fatti ma è anche premeditato, e fin qui siamo alla situazione della Diciotti, solo che il clima politico tra Lega e stellini è alquanto diverso e io non conterei molto su una ‘copertura’, specie tenuto conto del fatto che oggi come oggi al Senato la maggioranza ha tre voti di maggioranza … un rischio che non credo che Salvini vorrebbe correre. E il fatto che Di Maio si dichiari dalla parte sua, credo, sia anche peggio.

Ma, inoltre, ora è il comandante della nave che hail gioco in manonel senso che potrebbe/dovrebbe fare una denuncia circostanziata alle autorità italiane, perché accerti se e quali reati sono stati commessi contro la nave e contro i passeggeri, non solo dal punto di vista del diritto penale italiano, ma anche da quello internazionale.
E qui, vorrei suggerire, io non mi limiterei a denunciare il Ministro, ma anche (e principalmente) tutti, e dico proprio tutti, i funzionari che hanno portato avanti la situazione, imponendo divieti sulla cui legittimità è almeno lecito dubitare. Ivi compreso l’ultimo: il capitano del porto di Lampedusa che ha negato l’accesso al porto, poi ‘forzato’ dalla nave.

Resta l’errore e la mancanza di fondo di una politica della migrazione, alla base di tutto ciò, e anche su questo ho scritto ieri e non mi ripeto. Salvo a ripetere che il problema ha caratteristiche universali e comunque europee, ed è lì che il nostro Governo, se esiste, dovrebbe agire e farsi valere. Prendersela con l’Olanda è semplicemente ridicolo, e sorprende che Enzo Moavero Milanesi abbia seguito le scelte salviniane … -ah già, vuole diventare commissario europeo, invece di Giorgetti: una bella lotta, ad altissimo livello e con mezzi squisiti!

In primo luogo, invece, bisognerebbe pretendere e combattere perché la questione diventi una questione europea: cosa che oggi non è, anche se Salvini, Di Maio ecc. non fanno che dire che lo è. Di queste cose, peraltro, si occupano spesso a livello europeo i Ministri responsabili con riunioni dove il nostro Ministro non va, ma che servono, appunto, a fare diventare il problema un problema europeo.

Perchè? Perché va detto con chiarezza, e qui mi permetto di azzardare un discorso politico, la mia impressione molto concreta è che questo Governo, e più precisamente i Ministri Di Maio e Salvini (sorvolo sulle scartine che dicono sempre di sì, bel Conte incluso) non vogliono in alcun modo che del tema si occupi l’Europa come istituzione, perché questo Governo mostra ogni giorno (fatte salve le improvvise conversioni strumentali di Giorgetti & co. per non parlare degli ondeggiamenti da mal di mare di Savona) di non volere l’Europa e di credere fermamente alla favola disgraziata della limitazione o perdita della sovranità. Che non solo (e lo ho scritto anche qui tante volte) è una sciocchezza tecnica, ma che, nei fatti, questo Governo sta perdendo giorno per giorno, nella misura in cui perde ogni attendibilità economica e deve quindi subire di fatto limitazioni alle proprie scelte, e inoltre, di fatto, mette nelle mani di altri la soluzione del problema, cioè cede sovranità sia economica che politica anche quando non ve ne è alcun bisogno.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.