sabato, Luglio 20

Se una notte di quasi estate un viaggiatore… Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 6

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Se una notte di quasi estate un viaggiatore (che d’ora in poi chiameremo ‘il Viaggiatore’) proveniente dalla Stazione di Roma Termini e diretto a quella di Cattolica-San Giovanni-Gabicce ‘Buscando el levante por el poniente’ passando da Firenze-Bologna per poi discendere in parallelo alla via Emilia (‘Fra la via Emilia e il West’ del Poeta di Pàvana, ormai una profezia che si sta avverando: fra la via Emilia e il suo Far West) sino alla Riviera Adriatica, scendendo dall’Intercitynotte 35786 partito dalla Capitale alle 22:35 di giovedì 14 giugno (2018) ed arrivato nel capoluogo emiliano alle 3:13 di venerdì 15, in attesa di prendere il Regionale 6463 delle 5:00 per Rimini e da lì il Regionale 12009 delle 7:00 per la sua destinazione finale nella ‘Regina’ dell’Adriatico con arrivo previsto alle 7:17

(Sospensione della narrazione. Sono evidentemente tutte informazioni di cui importa quasi nulla neppure al lettore più benevolente. Ma il Viaggiatore si è fatto quasi nove ore di tremendi treni notturni per non perdere una mattinata di operatività, mentre ad altri orari ci sarebbe pure il ‘Moretti Express’ che copre la stessa tratta Roma-Cattolica e viceversa in sole 3 ore e 55 minuti sulla direttrice naturale attraverso gli Appennini, e con un solo cambio a scelta indifferentemente a Falconara o Pesaro. Però il Viaggiatore di cui riferiamo pensieri parole ed azioni intende evidentemente trasferire parte della sofferenza cui si è sottoposto sull’eventuale lettore, che d’ora in poi chiameremo ‘il Lettore’, sfracassandolo. E sperando che questi non prenda un gran fugone. «Stai pur tranquillo che adesso lo faccio, e ti mollo» pensa intanto il Lettore, chissà se dando effettivo seguito all’insano, o forse sano e sanissimo, proposito).

Insomma se in quella notte tra giovedì 14 e venerdì 15 giugno (sempre 2018) il nostro viaggiatore ferroviario avesse impiegato le quasi due ore di attesa tra un treno e l’altro alla Stazione di Bologna recandosi in un qualche bar-ritrovo nei pressi della stessa, poggiando la sua borsa e intendendo impiegare parte del tempo per scrivere al suo computer portatile…

(Seconda sospensione della narrazione. Del resto che fai quando devi passare quasi due ore della notte nella Stazione di Bologna o nei dintorni, visto che oltretutto da qualche mese pure le Sale di attesa interne allo scalo ferroviario rimangono chiuse nottetempo? Cioè: qualche alternativa c’è, ma l’altamente morale viaggiatore non intendeva usufruirne).

E insomma, ancora, se il Viaggiatore si fosse recato in un qualche ipotetico locale pubblico di tal fatta, pronto a lavorare ma prima chiedendo se possibile di mettere in ricarica il telefono portatile (operazione di cui non aveva stringente necessità ma meglio stare tranquilli, come aveva peraltro fatto nello stesso bar-ritrovo la settimana precedente dopo aver assistito a cavallo della mezzanotte al fantastico dialogo-spettacolo fra Antonio Albanese e Francesco Merlo in occasione della ‘Repubblica delle idee’ 2018 tenutasi per l’appunto in terra felsinea), e se questa volta avesse trovato non solo il cortese signore che l’aveva accolto e ristorato pochi giorni prima, ma accanto ad esso un negro

(Terza sospensione della narrazione. Bisognerebbe forse dire ‘nero’: ma il Viaggiatore non ama le diciture ‘politically correct’, proprio perché si ritiene corretto politicamente e non solo, e poi nel corso dell’avventura che narriamo si aggirava un nero, o negro che fosse, che non interpellato da nessuno andava dicendo «Noi possiamo chiamarci negri, gli altri no», e allora il Viaggiatore che per tanti motivi si ritiene ed è ritenuto un ‘negro bianco’ da molti dei suoi amici africani, si arroga il diritto di chiamarsi e di chiamare qualcuno ‘negro’. Del resto se lo passano a Vasco Rossi, perché a lui no?).

Cerchiamo di arrivare finalmente al dunque. Il nero in questione, che si scoprirà poi essere lì come responsabile della Sicurezza per conto della proprietà, si rifiuta di mettere in ricarica il telefono, ed è suo pieno diritto ma, e non si capisce perché o forse poi lo si capisce benissimo, inizia anche una inesistente polemica, e ad alzare il tone di voce, e a rifiutarsi di interloquire, ed infine si rifiuta di fornire o far fornire un innocente cornetto notturno al pistacchio al Viaggiatore. Il quale, visto l’indebito innalzarsi della tensione e un po’ perché gli girano, un po’ per principio, un po’ (soprattutto) perché se lasci passare le piccole sopraffazioni poi diventano grandi a spese dei tanti che invece non sanno o non possono difendersi, esce un passo fuori l’esercizio e chiama il Carabinieri, che lo dirottano sulla Polizia di Stato (Operatrice 51, alle 3:32, brava sollecita professionale) che interviene velocemente, chiarisce le cose ed appurato che non c’è stata alcuna violenza nei confronti del Viaggiatore, né tantomeno tentativo, altrettanto velocemente torna ai suoi ben più utili compiti notturni.

Poi qualche strascico, qualche inutile abbozzo di tentativo amichevole di chiarimento del Viaggiatore nei confronti del nero esagitato, con il cornetto notturno al pistacchio che viene finalmente fornito (e il goloso Viaggiatore, già che è stato ufficialmente riammesso al ruolo di ‘cliente’, ne prende uno anche alla Nutella, eccellente), quando uno dei presenti, educato semplice normalmente vestito e con l’aria di chi è abituato a subire, gli soffia complice «Quando arriva finalmente Salvini a Bologna?». «Spero mai» replica secco il Viaggiatore, adesso sì davvero preoccupato, riferendosi certo non alla presenza fisica del leader neoleghista ma alla sua egemonia politica anche in terre emilianoromagnole, nelle quali peraltro già sta tracimando.

E questa piccola narrazione ci pare spieghi di quanto sta avvenendo in Italia molto più di tante analisi politologiche e sociologiche.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’