lunedì, Settembre 28

Scuole in plexiglass e stati generali, invece di rilancio subito Se si vuole smuovere oggi l’economia, bisogna fare partire tutta la massa enorme di ‘piccoli’ lavori in sospeso e promessi da tempo, cose fattibili subito e che metterebbero in moto centinaia di migliaia di lavoratori. Altro che le buffonate degli stati generali e di inscatolare i bambini nel plexiglass

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Potrà sembrare strano, ma tra glistati generali’, una cosa chiaramente di cattivo gusto e di scarsa coscienza culturale, voluti da Giuseppe Conte sempre più irreversibilmente pochette e attento seguace dei consigli del suo duce personale, l’innominabile Rocco Casalino, e ora anche ‘amichetto’ prediletto di Matteo Renzi, e la proposta (è una proposta o un’idea buttata lì tanto per dire?) della Ministro della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina sui plexiglass tra i ragazzi a scuola, mi colpisce quest’ultima come una randellata.

Da tempo ormai, da troppo tempo, e da sempre in questo strano Governo di senzatetto (in termini politico-filosofici) la scuola e l’Università, che a sua volta scuola è, e sarebbe bene che ci se ne ricordasse, è gestita in maniera curiosamente ondivaga e sicuramente approssimativa, se non casuale, anzi, occasionale, da persone che o non sanno cosa stanno gestendo, o perseguono obiettivi che con la scuola e quindi (ripeto: e quindi) con la cultura c’entrano come il cavolo a merenda. Oddio, non che il loro (dei Ministri di Scuola e Università, intendo) collega Ministro della cultura -che già detto così a me fa venire i brividi nella schiena (ricordate il mai dimenticato Minculpop?)- abbia fatto molto meglio, visto che tutto si riduce, finora, a gestire i problemi del turismo, in maniera non proprio brillante se letti depurati dalle magnificazioni della TV di Stato, ma almeno ha cercato di riaprire qualche Museo. Ciò che voglio dire è che evidentemente per costoro che governano la cultura (cioè quella cosa che dio solo sa perché è gestita in maniera divisa) consiste in qualche museo più o meno funzionante, in qualche banco di scuola con ore di 45 minuti -ammetterete che è surreale dire ‘l’ora dura 45 minuti’- e in qualche riduzione di tasse agli studenti universitari.

Stiamo freschi. Ma il discorso serio, invece è un altro: perché il discorso vero e serio è che, come vedremo fra un momento, si sta perdendo, anzi, buttando al macero, l’ennesima occasione storica e irripetibile per fare cose serie e utili al Paese.
Se, infatti, ben capisco, la Ministro, per caso, della Pubblica Istruzione, dovrebbe ora disporre di ben 4 miliardi. Pochi? Certo, ma meglio di nulla. E che ci fa con questi soldi? Due cose sostanzialmente: assumere, con concorsi riservati, una quantità di docenti dei quali non viene seriamente verificata la qualità, e ipotizzare una scuola in cui a Settembre i ragazzi si troverebbero seduti tra quattro pareti trasparenti (per qualche giorno, perché poi … chi le pulirà?) come in gabbia, anzi, allo zoo, per essere imbottigliati (col famoso imbuto) di nozioni. Non ho figli piccoli abbastanza, ma confesso che l’idea di vedermeli come in un acquario mentre un insegnate gli versa dentro nozioni (badate, nozioni, non cultura!), mi induce a pensare che se ne avessi, me ne pentirei.

In altre parole, la faccio breve, è l’occasione persa. Finalmente, forse, i soldi ci sarebbero: certo non solo quei miliardi, ma ora ci sarebbe la possibilità di averne molti di più. Ma per fare che? Assunzioni a catena per superare un precariato frutto di disamministrazione decennale, che non sarà assorbito tutto perché altro ne resterà e altro ancora se ne creerà? Un programma serio sarebbe, invece, fare il conto di quanti insegnanti servono realmente e assumerli con concorsi seri e rigorosi: tutti quelli che servono. E mandare a quel paese il sindacato infingardo, che vi si oppone, dimostrando la propria pochezza, e quindi complicità esplicita nella diffusione della incultura e quindi della ignoranza della quale sono pieni i vari ‘social’, attaccando l’insegnante che per tenere occupati i ‘suoi’ bambini, li porta a fargli lezione, anzi, a raccontargli favole cioè a fare cultura, in un parco, perché così fa apparire sfaticati gli altri insegnanti: testuale. Ecco: questo sindacato dovrebbe difendere gli interessi della scuola e quindi dei cittadini che vanno a scuola, in questo modo? E non si vergognano? Landini, questo è sindacalismo? E per di più protestando perché non gli basta la bruttura di un concorso riservato a chi ha fatto supplenze, ma vuole l’assunzione in ruolo per titoli, cioè senza nemmeno una parvenza di valutazione del fatto che sappiano scrivere in ‘italiano correggiuto’ … perché di questo si tratterà in questo ridicolo concorso … guarda caso, frutto delle superiori intelligenze politiche e culturali di stellini e renzini!

Lo so, molti mi odieranno, ma io ho visto e vedo cosa è la scuola oggi e cosa era già ai miei tempi, quando si avviava ad essere ciò che è oggi: lo chiarisco subito, per carità, lungi da me prendermela con quella signora che oggi fa il Ministro, e che a sua volta avrà meriti sicuri e mostrati in concorsi terribili, a parte la ben nota tesi, ma tant’è! Non parlo dei docenti, cioè non solo. Non si danno giudizi generali così, sarebbero solo generici e odiosi, farei la figura di un Renzi qualunque che ‘rottama’; no, per carità. La scuola, spesso pessima e spesso stupenda, di oggi è il frutto di tutto un sistema marcescente, anzi, marcito, nel quale, bene che vada, si riempiono i discenti con l’imbuto, anzi, si riempie l’imbuto. Per cui docenti magari di alto livello scompaiono in un marasma di disorganizzazione e in un qualunquismo egualitario che rende tutti i gatti bigi, salvo a spingere aiverticii peggiori.

E dunque, invece di inscatolare i bambini nel plexiglass (a proposito, c’è un Preside di non so dove che ha inventato un sistema molto più economico per inscatolarli e anche provocando meno inquinamento!) e di dotarli di insegnanti un po’ a caso, non sarebbe meglio fare un serio programma, ora e subito, di adeguamento delle scuole?, che hanno tetti cadenti, muri sbreccati, banchi rotti, zero computer, libri neanche a parlarne, riscaldamenti rotti, niente supporti, pochi spazi. Come? Sfruttando questa unica occasione di avere soldi da gestire. E quindi affidando magari ai singoli Presidi il compito di agire da buoni ‘padri di famiglia’ e di farlo, senza altre pastoie burocratiche, con la loro onestà intellettuale e umana. Ci sarà qualche imbroglio, ma ne sarà valsa la pena. E nel contempo si potrebbe affidare ai sindaci, o chi per loro, il compito di costruire subito le altre scuole necessarie, se del caso di comprarle, magari usare prefabbricati. Insomma, di fare in modo che a Settembre, siano aumentati di molto gli spazi e siano risanati. Qualcuno ha fatto il conto di quanta energia una cosa del genere metterebbe nella nostra asfittica economia? Non so fare i conti, ma, così a naso, sarebbe una bomba!

Perché, e questo è l’altro punto al quale volevo arrivare, qui si tratta di rilanciare l’intera economia di un Paese immobilizzato per tre mesi e dove sono esplose tutte le contraddizioni presenti in esso (lo vedremo a Settembre, quando davvero la gente scenderà in piazza con i forconi!) a cominciare dalla bruttura del lavoro nero, del lavoro mal pagato, del lavoro nascosto, degli imbrogli, delle truffe. Tutte cose in cui la politica sguazza.
Se si vuole smuovere subito, non fra tre mesi, ora, oggi, subito, se si vogliono smuovere oggi le cose, bisogna fare partire (magari chiudendo gli occhi, o almeno uno) tutta la massa enorme dipiccoli lavori in sospeso e promessi da tempo, tutti quei contenimenti di montagnole, prima che di montagne, di fiumiciattoli, prima che di fiumi, di buche nelle strade, prima che di strapiombi, di ponticelli prima che di ‘ponti storici’, eccetera: perché sono tutte cose fattibili subito e che metterebbero in moto centinaia di migliaia di persone-lavoratori, di artigiani e di piccole aziende. Altro che le buffonate degli stati generali! una cretinata anche culturale (appunto … ma lo sa pochette che cosa erano gli ‘stati generali’?, a che servivano … a parte le facili ironie, inconsce della realtà quanto la scelta del nome, sul fatto che furono la porta di una rivoluzione), altro che il solito ponte sullo stretto, altro che la solita ferrovia superveloce tra Trento e Taranto e tra Messina e Palermo e tra x e y, che ci vorranno anni per progettarli, decenni per realizzarli, itterizia di Toninelli & co. permettendo.

Ma qui si vive solo di chiacchiere, di mosse del cavallo, di colpi bassi, di ‘mai il MES’ di gente che ha la faccia di bronzo di parlarsi ancora addosso dimenticandosi tutte le cose errate e poco limpide che ha fatte. Si tratta di fare scomparire il contante, oggi non domani, per bloccare una volte per tutte nonché l’evasione fiscale, il lavoro nero e le mazzette. Sentire il neo scacchista parlare dello sblocco con condono (eccolo lì, l’unica parola che viene in mente a questa gente) dei ‘contanti nelle cassette di sicurezza’ non fa ridere, fa arrabbiare al calore bianco: è l’ennesima chiacchiera per non parlare di fare pagare le tasse. Non sono stati lui, proprio lui e Giggino, a bloccare l’idea di premiare chi paga con mezzi elettronici e di ridurre la moneta circolante? È incredibile che in questo Paese vi sia una memoria così corta e che di fronte a buffonerie simili nessuno reagisca.
Così come sulla faccenda ILVA, ormai arrivata dove tutti sapevamo che saremmo arrivati, per la gioia non solo dei Mittal, ma anche di Barbara Lezzi e di Michele Emiliano (o no, di Emiliano no, ma no forse anche di Emiliano … la ben nota linearità della politica) e di Carlo Calenda, che con una faccia di bronzo incredibile osa affermare che la colpa è tutta di Giggino, quello che si vantava di avere risolto tutto … un altro genio della politica sempre in sella, anzi, in selle anche più alte, perché lui aveva preparato tutto benissimo e non sarebbe successo ciò cui assistiamo oggi. Dimenticando, ottimo allievo di Renzi, che fino all’altro ieri andava dicendo che Giggino non stava facendo altro che quello che aveva preparato lui, mentre Giggino diceva che aveva fatto tutto il contrario. Ma ci vuole una faccia di bronzo d’altri tempi!
E quindi, alla fine, ci saranno questi stati generali, si faranno chiacchiere, si inventeranno grandi progetti inutili e tardivi, si blandirà il padrone delle ferriere permettendogli di maltrattare qualche operaio e di portare soldi all’estero o anche direttamente aziende, si darà un premio o un calcio nel sedere a Colao, si faranno un’altra decina di commissioni (oh no, pardon, task-force!), e, indifferenti al fatto che la gente comincia davvero ad avere fame, si andrà a chiedere un po’ di carità in Europa per fare finta di poter reggere, e magari cercare di realizzare la società che piace a Ricolfi: la società degli assistiti.

Attenti signori (mi rivolgo ai miei Lettori), attenti: in Europa molti vogliono proprio questo e sono disposti a pagare. Perché delle due l’una, o noi dimostriamo di essere capaci di fare lo Stato e di essere un Paese civile, moderno e vero, oppure quel po’ di buono che abbiamo verrà spolpato (l’ILVA è solo l’inizio) e verranno in vacanza da noi, che diventeremo ilbuon selvaggiodegli europei!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.