lunedì, Agosto 3

Scuole chiuse, bene, perché ci vuole uno che ‘comandi’ Il Governo ha finalmente cercato di imporre una centralizzazione delle affermazioni. Chiusa l’emergenza, ci vorrà una rigenerazione della politica

0

Alla fine il Governo, sempre con grandi esitazioni e ambiguità, scaricando comunque la responsabilità sulla ‘comunità scientifica’, ha deciso di tagliare la testa al toro e disporre la chiusura di scuole e Università per almeno quindici giorni, causa Coronavirus.
Sui consigli agli anziani, e roba del genere non vale la pena di discutere gran che. Sono provvedimenti generici e di buon senso, anche se, al solito, discussi in maniera assurda, demenziale, infantile e un po’ (molto) mammona. Cito in particolare la cosa comica della distanza tra ‘interlocutori’, che dovrebbe essere di un metro, no un metro e mezzo, anzi, meglio, di un metro e ottanta, suvvia, mi voglio rovinare, facciamo due metri e non se ne parli più; e naturalmente non ci possiamo baciare. Bene. La solita limpidezza invidiabile, anche sulla distanza! Ma tant’è, almeno una cosa si è decisa (pare) tutti i luoghi di grande aggregazione delle persone come stadi scuole università e, spero, teatri, cinema, ecc., è bene che restino chiusi, per un po’.
E direi che la motivazione è abbastanza ovvia. Si tratta di ridurre la velocità di diffusione della infezione, per evitare di mettere in crisi, forse in grave crisi, il sistema sanitario nazionale, già fortemente debilitato dai tagli e dalla cattiva gestione.

Sorvolerei sulla pietosa, non so usare altro termine, ‘conferenza stampasenza domande (solo urla, maleducati!) di pochette -mi dispiace sig. Giuseppe Conte, lei è e resta solo quello- e della Ministra della Pubblica Istruzione, alla quale ha lasciato l’annuncio della misura, assunta (la mia netta impressione è che la Ministra fosse contraria ad assumersi la responsabilità) sulla base, lo ha ripetuto più volte lei stessa e ben due volte pochette, delle indicazioni dell’Istituto Superiore della Sanità. Una pena, uno scaricabarile tremebondo, una incertezza assoluta, la paura di decidere. Che pena!

Ma naturalmente già dai primi commenti, i soloni della politica e della sanità televisiva e non solo italiani esprimevano ed esprimono pensosi le proprie perplessità: ‘non si deve però danneggiare troppo l’economia’, naturalmente ‘la infezione non è molto di più di una influenza, ma certo è peggio, ma non poi così tanto’ e così via. Ciò che colpisce è che le stesse persone che ieri o l’altro ieri hanno sbeffeggiato le misure adottate, oggi lentamente cercano di ridisegnare le proprie posizioni. La conversione aU’, un classico dei politicanti italiani.
Tutto ciò, ed è veramente strano che costoro non se ne rendano conto o preferiscano non rendersene conto, magari in cambio di una comparsata televisiva, viene un po’ ridimensionato, insomma ci si adatta alla situazione. Anche la ‘scienza’, insomma, sa politicizzarsi, e questo, a dire il vero, non rassicura, specie vista l’inflazione di virologi e infettivologi e epidemiologi che da una settimana affollano studi televisivi, giornali, internet, dall’Italia e dall’estero.

Ho, invece, l’impressione che la decisione del Governo abbia finalmente cercato di imporre -forse su pressione della ‘scienza”?-, una sorta di centralizzazione delle affermazioni e la non drammatizzazione -ma le facce di Palazzo Chigi facevano veramente impressione. E infatti, subito, un certo Stefano Patuanelli si autoisola, non so bene perché, ovviamente in favore di telecamera … per non sfigurare con i suoi colleghi lombardi e per … rassicurare!

Il che non impedisce a chi ha voglia di parlare, di lanciare messaggi di natura diversa, sempre ‘per rassicurare’. Per fare uno solo dei moltissimi possibili esempi, la supervirologa Ilaria Capua, esule in Florida, afferma ‘rassicurante’, che in realtà il numero dei contagi è ‘almeno di cento volte superiore al dichiarato’. Perfetto, chiaro, incontrollabile e rassicurante. Mi domando che succederebbe se una cosa del genere la dicesse negli USA agli americani! Secondo me, la scuoierebbero viva!
Non vogliatemi male ma, scusate, che differenza c’è tra una affermazione così e quella di taluno che paventa che tutta l’Africa si rovesci in Italia?

Il professor Burioni, spesso sbeffeggiato da virologi o sedicenti virologi vari, afferma, con molta maggiore misura di quanto possano fare pensare le intenzioni che gli si attribuiscono: «bisogna rallentarla. Non abbiamo farmaci e non abbiamo vaccini, solo due armi: la diagnosi che ci permette di distinguere Covid-19 da un’influenza e, ancora più importante, l’isolamento»: chiaro, succinto e compendioso.

Quanto al ceto politico, continua a dare il meglio di sé, a parte le felici scelte di autoisolamenti vari … in favore di telecamera, magari dalle proprie stanzette sterili, salvo ad annunciare dichiarazioni del Ministro Speranza (l’unico che dovrebbe parlare) che ‘poi manderemo in onda’, firmato l’autoisolato e automascherato Attilio Fontana.
E dunque, l’aspirante Sindaco d’Italia sentenzia: «L’emergenza è legata al fatto che il virus è molto contagioso, non per la mortalità. Io non sono il premier ma ci deve essere una catena in cui tutti i giorni il messaggio deve essere chiaro. Su questa parte, alla fine dell’emergenza, dovremo ragionare. Per esempio: ha senso continuare con questa autonomia delle Regioni? Secondo me, ci vuole uno che comandi». Dove, a parte la ‘catena’ che non so cosa cavolo sia, si leggono due cose: la critica all’atteggiamento del Governo del quale afferma con dolore di non essere il ‘premier’, e un avvertimento dell’apertura di un altro fronte di lotta a cose finite.
E, a dire il vero, non avrebbe nemmeno torto nel chiedere che vi sia una voce unica, uno che comandi’ (non come intende lui, ma insomma …), anzi, una cosa del genere è indispensabile -l’ho scritto che la regionalizzazione à la carte ha sfasciato lo Stato-: potrebbe lasciare la parola a Speranza, che (mandato faticosamente in onda da Milano) almeno è succinto e chiaro, anche se parla di un misterioso “Governo Nazionale”, mah!

Comunque, dopo le alate parole di Renzi, subito la coerente conseguenza espressa dai suoi luogotenenti. Cito da ‘Huffingtonpost’: durante la riunione in cui si dovrebbero decidere le misure che poi si sono adottate il giorno dopo (quindi perdendo altro tempo): «A un certo punto Maria Elena Boschi e Luigi Marattin si alzano dal tavolo e vanno via …». Et voila, ecco come si fa. Si blocca tutto e si rinvia a domani. Perché? Per poter dire che si è influito in maniera decisa sulla decisione, piantando le solite bandierine. Infatti, nel corso della discussione, si coglie l’occasione per chiedere l’annullamento delle micro-tasse (uno dei cavallucci di battaglia di Renzi), sospensione del pagamento di tutti i mutui, ecc. Insomma misure discutibili su cui poter dire di avere influito.
Lo stesso vale, naturalmente, per gli stellini, che hanno, a loro volta, mille piccole proposte, tutte inderogabili e complicate da valutare e adottare, a ulteriore giustificazione del rinvio. E così via.
Del resto, quando si vede diffusa la decisione sulla chiusura di scuole ecc., la Ministra della Pubblica Istruzione, esce per un po’, guarda caso sulla piazza di Palazzo Chigi e non dalla porta di dietro dove i giornalisti non ci sono, solo per dire che la decisione sulla chiusura non è ancora presa, ma si attende la decisione della commissione tecnica … scaricabarile, al solito, ne ho parlato poco più sopra.

A mezzogiorno, abbiamo invece assistito a tutt’altro, una scena surreale, che faceva pensare, che so, alla Svizzera, alla Svezia, insomma ad un Paese serio. Un signore correttamente vestito in giacca e cravatta, seduto ad un tavolo con molte persone intorno, con tono basso e chiaro, senza male parole, senza allusioni acide ad amici e avversari, interrogato da persone perbene, tranquille, che non interrompevano e non urlavano, ha illustrato la situazione e le prospettive di … Milano. Era, anzi è, il sindaco Giuseppe Sala. Non aveva nemmeno la mascherina.
Che ha detto? Pacatamente, che questa è una botta terribile per la città, ma che la città deve riprendersi e si riprenderà, con la partecipazione attiva di tutti, ivi comprese le cosiddette parti sociali, finora (lo ha detto sommessamente, ma scandendo bene le parole) attente piuttosto ai propri interessi particolari piuttosto che a quelli collettivi. Non solo, perché, sempre con pacatezza, ha aggiunto che si dovrà andare avanti con quello che si ha: ciò che arriverà da Roma sarà benvenuto, mace la dobbiamo fare da noi’, facendo, ha aggiunto, ‘rete’ (evitando così la solita sciocchezza della squadra), cioè collaborando tutti per un fine comune che vuol dire la crescita di tutti, restituendo a Milano la caratteristica di ‘città-mondo’ … sentito Matteo (Salvini)? Con un po’ di modesto orgoglio, permettetemi, le stesse cose che dicevo io ieri, dicendo che si deve agire ‘insieme’. Ebbene si può chiederlo e, a vedere la sua faccia, si pensa di saperlo fare e si avverte dolcemente che chi non collabora potrebbe averla a che fare con lui, che fortunatamente si potrà avvantaggiare della opportuna decisione di fare le Olimpiadi. Come dire un colpetto ben netto agli stellini.
Solo alla domanda se pensasse che la collaborazione e la cooperazione ci sarà operativamente (e il riferimento era proprio alla politica e alle citate forze intermedie) ha risposto freddo e un po’ arrabbiato: ‘no’.

È venuto il momento, lo ho scritto ieri, di cercare di costruire un ceto politico nuovo e di questo tipo. Ceto che non è quello oggi al Governo e in Parlamento.
Qualcosa del genere di ciò che chiedevano le sardine, prima di frequentare studi televisivi e i salotti di Maria De Filippi. Una rigenerazione della politica, sull’onda della rigenerazione del virus se mi permettete di scherzarci, del tipo di quella proposta, se non sono solo parole, dallo Zingaretti che propone(va) il congresso … a proposito, si farà?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.