giovedì, Aprile 25

Scuola: sotto la riforma niente field_506ffb1d3dbe2

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Anche questa volta la montagna di annunci del Governo Renzi ha partorito il solito topolino. La tanto sbandierata ‘riforma epocale’ della Scuola si è trasformata in una serie di linee guida (la buona scuola) confezionate sul sito internet ‘passodopopasso’. Niente di più. Un déjà vu risultato indigeribile persino ai mass media solitamente più solidali con le istanze governative (ad eccezione dei tg Rai diventati più realisti del re).

Continua, invece, senza sosta, la pubblicazione a puntate dei ‘pizzini’ inviati a voce dal carcere milanese di Opera dal boss di Cosa Nostra, Totò Riina. Il Capo dei Capi dice la sua su Carlo Alberto Dalla Chiesa, Paolo Borsellino e giudica l’operato dei politici. Da Matteo Renzi a Beppe Grillo, da Silvio Berlusconi ad Angelino Alfano, fino ad arrivare a Giorgio Napolitano.

Prosegue a Bologna la Festa dell’Unità (senza ‘Unità’). Ospite di ieri sera un Massimo D’Alema prodigo di commenti acidi nei confronti del premier ex rottamatore.

La polemica sull’allarme grillino su immigrati e Tbc è l’altro argomento caldo del giorno.

Questa volta il loquace Matteo Renzi sceglie un orario insolito, le dieci del mattino, per inscenare l’ennesima presentazione., quella della ‘riforma non riforma’ della scuola, l’ennesima nel giro di poco più di 10 anni.  Guai, però, ad accusare il suo Esecutivo di ‘annuncite’. Forse è stato lui stesso a capire che il vento mediatico sta cambiando e che, di fronte a recessione, disoccupazione e deflazione, anche i giornalisti più fedeli sono costretti a mostrare i denti. Lo dimostrano i fiacchi lanci di agenzia che hanno accompagnato il non-evento della ‘riforma della Scuola’ (alle 150mila assunzioni e al taglio del precariato non ci crede nessuno). Non sembra essersi accorta di nulla, al contrario, il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini che, ancora questa mattina, parlava di «taglio col passato» e di «rinnovamento che coinvolgerà tutti». Un’altra doccia gelata per l’Esecutivo arriva in serata quando il Ministro della PA, Marianna Madia, conferma il blocco degli stipendi statali anche nel 2015 perché «non ci sono risorse».

Intanto, anche i giornalisti una volta considerati embedded voltano le spalle al ‘mago di Rignano’. Caso di scuola è quello del Direttore dell’‘Huffington post’ (versione italiana), Lucia Annunziata, che in un fondo dal titolo inequivocabile (‘Ma Renzi è adatto a governare?’) mette finalmente in dubbio il «dogma di infallibilità» che circonda il ‘Messia toscano’. Secondo Annunziata lo Sblocca Italia «è stato giudicato quasi unanimemente inferiore alle esigenze della drammatica situazione del paese». Tutta colpa dell’«inadeguatezza del metodo renziano» e della «approssimazione amministrativa» del governo. Per l’esperta giornalista Renzi è «un premier decisamente messo al suo posto di ragazzino». Parole dure come pietre alle quali fa da contraltare l’ossequiosa intervista su Lavoro e 80 euro del direttore del ‘Sole24Ore’, Roberto Napoletano, alla quale ‘Matteo’ si è prestato volentieri.

Oggi è il giorno del 32esimo anniversario della morte del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, trucidato a Palermo il 3 settembre 1982 insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro. E quale occasione migliore, oltre alle vuote dichiarazioni di circostanza della politica, per pubblicare nuovi stralci delle ‘confessioni’ che Totò Riina ha fatto un anno fa al boss della Scu, Alberto Lorusso, nel cortile del carcere di Opera? Secondo gli addetti ai lavori, compreso il politico Antonio Ingroia, ex pm del processo sulla trattativa Stato-mafia, le parole di Riina «sono un audio papello aggiornato». Il boss Corleonese, secondo Ingroia, «parla sapendo di essere intercettato e continua a mandare messaggi ambigui ai protagonisti della trattativa» che «chi deve percepire ha sicuramente compreso». Riina dice che i documenti contenuti nella cassaforte di Dalla Chiesa «glieli hanno fottuti» (i Servizi Segreti ndr). Stessa sorte toccata all’Agenda Rossa di Borsellino. Ma ‘Totò u curtu’ ne ha anche per Renzi («è forte, ma un carabiniere»), per Angelino Alfano («vigliacco e traditore»), per Massimo D’Alema («il più disgraziato che c’è»), per Beppe Grillo («malato di testa»), ma anche per Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Giorgio Napolitano, definito «berrettone», uno che vuole fare tutto lui. Unici a salvarsi Daniela Santanchè e Giulio Andreotti («uno grande»). Pagelle da boss.

Altro tema scottante dell’agenda politica è l’allarme lanciato dal sindacato di polizia CONSAP (rilanciato da ieri dal blog di Beppe Grillo) sul rischio di contrarre la Tbc e altre malattie infettive per gli agenti che entrano in contatto con i migranti. Secondo Giorgio Innocenzi, Segretario Generale Nazionale CONSAP, «i poliziotti vengono mandati allo sbaraglio ad accogliere i migranti» con il risultato che «i poliziotti positivi agli esami sulla Tbc sono 40 su mille, ma sono 50mila quelli che hanno svolto servizio di accoglienza ai migranti e tutti, a ragione, chiedono ora di essere controllati». Ragioni sacrosante, ma a far discutere è stato il tono usato da Grillo contro i «radical chic» italiani che non vogliono vedere il problema, da molti interpretato addirittura come razzista nei confronti dei disperati che scappano da guerre e persecuzioni. L’accusa ricorrente mossa a Grillo, avanzata anche dal viceministro dell’Interno Filippo Bubbico (Pd, indagato per abuso d’ufficio), è quella di essere interessato esclusivamente a «costruire il consenso intorno alle proprie posizioni». Ma il leader M5S non si scompone e rilancia: fuori l’Italia dalla Convenzione di Dublino e viaggio pagato per i migranti verso l’Europa.

Chiudiamo con un accenno alla Festa dell’Unità, in corso a Bologna fino alla fine della settimana. Ieri sera è stato il turno di Massimo D’Alema. Scottato dalla mancata nomina a Mr Pesc (gli è stata preferita la più malleabile Federica Mogherini), il ‘Lìder Maximo’ non l’ha mandata a dire a Renzi, la cui azione di governo è stata definita «insoddisfacente». Premier accusato di «annuncite», come Berlusconi, e invitato a mollare l’osso della segreteria Pd. Posizione contro i «partiti fondati sul culto della personalità» ribadita dallo stesso D’Alema nell’intervista rilasciata oggi all’‘Unità’ (edizione on-line, l’unica rimasta).

Domani invece sarà il ‘non giorno’ di Pippo Civati. Avvertito con un sms dal responsabile della Festa che il suo intervento sarebbe stato previsto il 4 settembre, il presunto leader della ‘Sinistra Democratica’ ha deciso di declinare l’invito a causa degli appuntamenti presi in Campania. Assenza strategica. Intanto l’altra minoranza del Pd guidata da Stefano Fassina presenterà  un emendamento al ddl sulle riforme per eliminare l’obbligo del pareggio di bilancio dalla Costituzione. Altro schiaffo ad un Renzi apparso in affanno.

 

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