lunedì, Aprile 6

Scuola non solo digitale, fino alla maturità Quando avremo vinto la battaglia contro il Coronavirus, sino a che punto la scuola dovrà ritenere prioritario il digitale come formula d’insegnamento?

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Ci sono dei momenti nella nostra vita personale e comunitaria in cui diventa molto importante comprendere la distinzione fra le parole ‘Pertinenza’ e ‘Priorità. La prima raccoglie in sé tutto ciò che si può ritenere utile in certe specifiche situazioni, in certe occasioni, in certi contesti. La seconda, diversamente, ci invita a distinguere fra tutte le pertinenze individuate, quelle che risultano essere davvero importanti, da fare subito, cioè quei lavori o quelle attività prioritarie che devono assolutamente essere svolte prima di tutte le altre.

Ora, nostro malgrado, siamo entrati nel bruttissimo periodo del Coronavirus e quindi, anche con un briciolo d’intelligenza credo che tutti i cittadini italiani, almeno quelli più coscienti, abbiano ben compreso che, fra tutte  le cose pertinenti che ci sarebbero da fare, ce n’è una che è prioritaria su tutto: salvare la vita!

Per poter giungere a far sì che questa importantissima priorità possa rendersi davvero efficace si possono ritenere altrettanto prioritari, in questo momento, i comportamenti che ci invitano alla privazione di prossemiche di intimità, come appunto il restare a casa, evitare gli incontri a quattrocchi, i grandi raduni, e tantissime altre azioni importanti che ora non sto qui a ripetere. E anche l’assunzione di questi comportamenti umani, non tanto pertinenti alla nostra natura altamente socializzante, in questo brutto statopandemico, non possiamo fare a meno di riconoscerli giusti e utiliper tutti, quindi prioritari per poter pensare di offrire un prossimo futuro alle nostre singole vite e a quelle degli altri.

Per sopperire a questo obbligato distacco relazionale che disumanizza ogni persona, ci siamo rivolti alla tecnologia digitale, tanto osannata da più di un ministro del nostro governo, che si è pure orgogliosamente permesso di affermare che da questa grave crisi, finalmente, si potrà sviluppare quella che già attendevamo da anni: la grande rivoluzione culturale offerta oggi dallo smartworking, dal lavoro svolto da remoto, dalle class-room, etc.

Sia ben chiaro, io non ho nulla contro il mezzo digitale, anche perché tutti i giorni ci intreccio in varie modalità le dita, ma mi sembra che dovrebbe essere altrettanto giusto riconoscere che, se in questa circostanza inedita la tecnologia digitale ci può aiutare, è altrettanto giusto ritenerla un mezzo prioritario in questa specifica occasione.

A questo punto cerco di giungere al problema che sento il dovere di far emergere proprio nei confronti specifici della nostra scuola. Posso capire che in un momento come questo si possa ritenere prioritaria la lezione digitale nelle sue varie forme, ma quando avremo vinto la battaglia contro il Coronavirus, sino a che punto la scuola dovrà ritenere prioritaria questa formula d’insegnamento? E badate bene, uso volutamente il termine insegnamento, al posto di educazione, perché il mezzo tecnologico, per quanto ludico e attraente, induce molto di più all’insignere, cioè al far segni addosso come fa Zorro quando usa la spada ‘insignendo’ il retro dei pantaloni del simpatico sergente Garcia.

L’educazione, al contrario dell’insegnare, ha bisogno di presenza viva perché deve ‘educĕre’, estrarre, tirar fuori ciò che è già presente nella persona, nella sua biografia, nei suoi vissuti, nelle sue azioni, nel suo comportamento, nelle sue relazioni, emozioni, abilità, saperi acquisiti tutto il suo saper essere nella vita.

Mi unisco fermamente a tutti coloro che credono che non possa esistere alcun Ministero dell’Istruzione in grado di sostenere la sola priorità della cultura e della lezione digitale in qualsiasi ordine scolastico.

Quando tutto sarà ritornato alla normalità, anche la tecnologia digitale dovrà ritornare nel suo quotidiano alveo delle pertinenze scolastiche, poiché la priorità della scuola sta proprio nel contatto, nella relazione umana, poiché è questa che forma davvero la Persona.

Infatti, la parola ‘Persona’ proviene dal greco Prósôpon’, composto dalla combinazione di due parole Pròs’ (di fronte) e ‘Òpsis’ (allo sguardo) e, sapendo pure che ‘Prósôpon’ ha dato origine alla parola italiana ‘Persona’, per noi significa che l’essere umano è tanto più Persona quanto più si trova di fronte a qualcuno che lo sta osservando. È proprio grazie a questa relazione umana che i nostri giovani possono acquisire l’essere Persona vera, quando rivolgonolo sguardo verso gli altri e quando, nello stesso istante, si lasciano dagli altri guardare. Insomma i nostri studenti agiranno tanto più da vere Persone quanto più sapranno rivolgere lo sguardo verso l’altro e, con l’atto di volgersi, mostreranno il loro volto all’altro. E così dovranno relazionarsi i tanti educatori, come Persone mature. Al contrario, distogliere lo sguardo nei confronti di chi abbiamo di fronte è, nello stesso momento, sia un negare l’altro come Persona e sia un negare se stessi come Persone. In breve, senza lo sguardo, senza il riguardo, si annulla il concetto-valore stesso di Persona!

E allora questa è la vera priorità della scuola, della relazione in presenza che supera lo stesso sapere, perché senza il saper essere persona non trova alcun senso la conoscenza per la nostra umana specie.

Questa cosa dà senso anche ai medici, agli infermieri e agli operatori sanitari che in questo giorni, in evidente e costante presenza, sanno che cosa significa offrire anche il loro occultatovolto ai contagiati gravi. Sì oggi sono lì, presenti, a dimostrare loro vera dote qualitativa di Persone.

I nostri figli, con l’ab-uso dei mezzi digitali, è già da tempo che non sanno più guardare i compagni, i genitori, e non sarà certo con l’aumento dell’uso delle lezioni digitali che potranno recuperare laloro dimensione di Persona deprivata dalle loro più che curve posture visive verso il basso.

No, signori esperti pedagogisti del Ministero dell’Istruzione, una scuola sarà tanto più umana quanto più saprà sviluppare abilità, conoscenze e competenze grazie alla quotidiana relazione fra Persone, grazie alla costante e importante evoluzione, in presenza,di una vera e propria Etica dei volti.

Certo, nessuno lo nega, il digitale è e rimarrà pur sempre un mezzo pertinente per tutti noi, non solo per la scuola, perché offre tante e nuove possibilità del fare e del capire. Ma la Vita e la Relazione umana rimarranno pur sempre prioritarie, anche quando il Coronavirus avrà svolto il suo malefico compito, anche se qualcosa di molto importante ci lascerà: la presa di coscienza che gli esseri umani sono veramente tali quando possono esaltare la Vita nella vera Relazione con gli altri, e quindi anche con i nostri bravi educatori che, ben prima del Coronavirus, e anche senza le lezioni digitali erano Persone che hanno saputo rispettare le giovani Persone che avevano davanti. E speriamo fra poco, così continueranno a fare.

Lo sguardo umano quando è ripetuto, diventa riguardo, e chi riguarda l’altro gli mostra rispetto, e il rispetto è profondo solo quando il cervello resta vicino al cuore. La cultura digitale non è nata per questo importantissimo compito umano e umanitario!

La scuola può assumersi questo impegno ogni giorno, in classe, se non dimentica la sua priorità altamente qualitativa, nata per non far dimenticare che le Persone sono solo quelle umane, pienamente umane.

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