lunedì, Agosto 10

Scuola: in attesa di settembre, si gioca allo scarica-barile Un Ministro che parla di rivoluzione, di cambiamento profondo e quant’altro e che rivoluziona (in peggio) solo il sistema di reclutamento dei docenti

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Il Consiglio Europeo Straordinario con il suo Recovery Fund, o fondo di ripresa, come preferisco definirlo io, nel momento in cui scriviamo è sospeso fino alle 16 di oggi, per tanto qualsiasi commento sarebbe aria fritta. Per il momento già ci bastano queste tre lunghissime giornate di ‘trattative ad oltranza’. Abbiamo di che riflettere. Se concluderanno, domani ne parleremo. La partita è di quelle fondamentali per il futuro di quella che speravamo fosse l’Unione europea per davvero. Vedremo a quali Paesi sarà rimasta l’ambizione.

Guardiamo all’autunno, che non è così distante, e parliamo di scuola.
In un lunghissimo articolo il Ministro della Pubblica Istruzione, Lucia Azzolina, parla della scuola e della necessità di riformare o riordinare il meccanismo di reclutamento dei docenti.
Partendo da una legge del 2017, che, dice, è stata boicottata da qualcuno, o almeno così lascia intendere, nel solito modo oscuro che è tipico dei politicanti nostrani ambosessi. Testualmente: «Tutto scritto nero su bianco nel decreto legislativo 59 del 2017, una vera riforma dell’accesso al ruolo, che contemplava anche una fase transitoria per tutti coloro che si trovavano nel limbo di qualche graduatoria. Una norma cancellata, però, con un colpo di spugna … All’epoca questo modello non è stato portato avanti per una precisa volontà politica, ma è a questo che dobbiamo puntare se veramente vogliamo dare ai nostri insegnanti il giusto e doveroso riconoscimento del loro valore e del loro ruolo». Dove, perché, come, quando, da chi, mica c’erano gli stellini prima maniera al Governo?
Mah, le trame oscure sono uno del ‘must’ degli stellini. Per parte mia, non saprei che dire, non ricordo nulla di particolare, ma prendiamo per buona la sua affermazione. In quella legge, dice la Ministra, si stabiliva di assumere i nuovi docenti. Per usare le parole testuali del Ministro: «Il nuovo sistema per l’accesso all’insegnamento nella scuola secondaria veniva strutturato in due fasi: un concorso nazionale, indetto ogni due anni su base regionale sui posti effettivamente vacanti e disponibili, e un percorso di Formazione iniziale e tirocinio (FIT), differenziato fra posti comuni e di sostegno al quale si poteva accedere a seguito del superamento del concorso». Bene, il Ministro non lo dice, ma è la regola negli impieghi pubblici: si vince il concorso, poi si fa un tirocinio (una volta era di tre anni, oggi non so ma credo sia uguale) e poi si viene confermati in ruolo. Ottimo se, come mi pare di capire, avesse previsto la legge anche il ritmo biennale dei concorsi.
Un sistema razionale e ragionevole, anche se, ovviamente, non accadeva mai che non si venisse confermati, ma, in teoria, una volta assunti, cioè una volta verificata la qualità del futuro docente in concorso con altri, e dunque ancora, una volta scelto il meglio in quel momento sul mercato, il vincitore (non il prescelto e nemmeno il favorito da misteriosi punteggi) poteva essere indirizzato ad imparare il mestiere di insegnare, non la disciplina da insegnare.

Quel sistema, a dire il vero, mi sembrerebbe e mi sembrava il migliore possibile -è lo stesso identico che c’è all’Università, a parte il tirocinio per ovvi motivi- perché permetteva, periodicamente, di scegliere il meglio che c’è a disposizione e poi metterlo ad insegnare. Obiettivo, spiega la Ministra, era di assicurare regole certe e un percorso certo e definito. Ottimo, direi, no?
Pare di no. Perché la Ministra subito chiosa: «Ora che stiamo lavorando alla ripartenza della scuola a settembre … è opportuno ripensare anche ad un modello di formazione e reclutamento stabile nel tempo». Avete capito? Bravi, io no: a parte la incomprensibilità del nesso tra la ripresa della scuola a Settembre e un nuovo modello di formazione, se quello andava bene, anche se silurato dai cattivi, perché ripensarlo e non semplicemente applicarlo o rimetterlo in piedi, risuscitarlo? Silenzio. Ora, mi si permetta, elementare logica del discorso razionale richiede che, posta la premessa e indicato il risultato si spieghi come si arriva al risultato … ma io non sono né un Ministro della Pubblica Istruzione, né un insegnante, e quindi non mi azzardo a cercare di capire o a chiedere spiegazioni.
Perché il Ministro conclude: «Ed è per questo che occorre, senza ulteriori tentennamenti, definire un nuovo sistema per l’accesso all’insegnamento, prevedendo innanzitutto una periodicità certa e stabile per l’accesso al ruolo dei nuovi docenti, ed un percorso che unisca una formazione iniziale, in larga parte svolta attraverso il tirocinio a scuola, ed una successiva procedura concorsuale … Questo impianto avrebbe il merito di rivoluzionare il sistema di reclutamento legandolo indissolubilmente alla formazione (iniziale e in itinere, sempre più necessaria, ce ne siamo accorti tutti con evidenza durante questa pandemia) e dando regole certe e univoche». Dice ‘ce ne siamo accorti tutti’, ma tutti chi? Che c’entra la pandemia con la formazione dei docenti?

Ho le traveggole io o la signora Ministro dice esattamente il contrario di quanto ‘dolorosamente’ e per motivi impronunciabili non era stato fatto nel 2017 nonostante la previsione?
Direte, va bene, non fa nulla, l’importante è definire un sistema una volta e per tutte e farlo funzionare. Giusto, ma … se prima fai il tirocinio (insomma fai le supplenze in giro) e solo dopo il concorso, crei, comunque sia organizzato il tirocinio, una nuova massa di precari, che poi potranno accedere a concorsi, che a quel punto saranno di fatto o di diritto concorsi riservati. Tanto più che, non lo dimentichiamo mai, allo stato attuale delle cose, a Settembre mancheranno decine di migliaia di docenti e quindi si dovranno assumere una moltitudine di supplenti. Che si farà, si dirà che i tirocinanti (comunque accedano al tirocinio, la cosa per ora è, per me, misteriosa) potranno partecipare ai concorsi e i supplenti no? Chi abbia materiale di scarto si dia da fare: a Settembre ci saranno da fare le barricate!

Nel mio piccolo mi limito ad osservare che è esattamente così che si è messa finora la scuola nel marasma delle masse di precari che vogliono, giustamente, un posto definitivo per avere di fatto insegnato per un tempo spesso molto lungo. Il dubbio, insomma, è che si cerchi di lisciare il pelo dei moltissimi (purtroppo) precari disperati che vogliono una immissione in ruolo se non automatica, almeno largamente garantita. Tra i tantissimi problemi della scuola, come a dire il vero dell’Università, quello della qualificazione dei docenti è un tema fondamentale, se è vero come è vero che il livello finale dei nostri studenti, paragonato a quello medio europeo, non è esattamente al massimo livello.
Ma, prescindendo anche da ciò: tutto ciò che c’è da dire sulla nostra scuola e non solo, si ‘riduce’ al reclutamento di docenti? E il tema, fondamentale, dei programmi e del loro regolare svolgimento?; e il tema del mancato insegnamento di discipline come la musica, l’arte, il disegno, l’informatica di base e la struttura della nostra Costituzione? e non ditemi che l’arte e la Costituzione si insegnano per un’ora alla settimana!; e il tema del tempo pieno a scuola? che serve anche a facilitare la vita dei genitori, specialmente oggi che i genitori avranno bisogno assoluto di arrabattarsi per lavorare; e il tema della struttura fisica delle scuole, del loro stato spesso fatiscente, della loro distribuzione sul territorio?; e potrei continuare

Certo, il Ministro si occupa solo dei docenti in quell’articolo. Ma un Ministro che parla di rivoluzione, di cambiamento profondo e quant’altro e che rivoluziona solo (in peggio, sempre che io abbia capito) il sistema di reclutamento, aggiungendovi in sostanza un banale ammiccamento, dopo averci riempito il cervello con i suoi possenti imbuti, non farebbe bene a dedicare un po’ di tempo ad un piccolo approfondimento del tema? magari con un rapido tirocinio da Ministro?

Ma poi, permettetemelo, se c’è uno che parla e ha parlato male della signora Azzolina sono io. E ciò che ho detto lo ribadisco punto per punto, virgola per virgola: non è un pessimo o peggiore Ministro della Pubblica Istruzione, è solo l’esemplare perfetto, come la stragrande maggioranza dei suoi predecessori (forse, dico forse, Gentile escluso) del contrario di un Ministro della Pubblica Istruzione. E basterebbe così, ma, appunto: ma …

In un’altra articolessa, una certa Giusi Principe, ‘argomenta’ sulle insufficienze delle proposte o decisioni (con la Azzolina non si sa mai!) dalla carenza di spazi alla assenza dei banchi ecc. Insomma elenca tutto ciò che non va, dimenticando ingenerosamente, anzi no, molto peggio, bisogna dirlo, che la Azzolina non può mica creare gli spazi o fare materializzare i banchi, per non parlare dei docenti, ecc. Questo, lo dico con la sofferenza di chi l’ha criticata e la critica, almeno le va riconosciuto: la bacchetta magica non l’ha. Ma, nemmeno a quanto pare (e qui è colpa sua e dei suoi predecessori) la capacità di suscitare collaborazione e intesa. Sì, perché la signora Giusi, conclude con questa frase lapidaria: «L’autonomia delle scuole in queste condizioni diventa artificiosa, le responsabilità di cui si devono far carico i dirigenti per promuovere le condizioni di ritorno a scuola in sicurezza degli studenti di fatto sono subordinate a terzi i cui ritardi o non interventi pregiudicano l’efficacia delle azioni poste in essere dai capi d’istituto» … notate bene ‘le responsabilità’ dei dirigenti sono subordinate a terzi.
In italiano corrente, da un ‘dirigente’, come si autodefinisce Giusi, un mega-scarica-barile! Il cerchio perfetto della burocrazia e del burocratismo: veditela tu!

Anzi, peggio. Perché ‘scendono in campoi sindacati che sentenziano che così come stanno le cose è impossibile aprire le scuole e garantire la sicurezza e lo stesso dicono idirigenti’. E quindi? Ah, certo, chiaro, semplice: bisogna fare di più, assumere di più, mettere più soldi giù, altrimenti non si potrà dicono, e i ‘dirigenti’ gli fanno eco. Su questi ultimi ho già detto ‘scarica-barile classico’; sui secondi idem. Messi insieme: facciamo di tutto per non riaprire.
Uno si sarebbe aspettato, vista la situazione, visto il danno fatto con la cretineria dell’insegnamento a distanza e fesserie del genere, visto un ritorno di fuoco del virus e quindi l’esigenza di mettere insieme tutti per superare le nuove difficoltà, uno si sarebbe aspettato da costoro: ‘ci rimbocchiamo le maniche anche delle mutande, faremo di tutto per aprire, anzi, apriremo a tutti i costi, faremo gli straordinari anche senza soldi’ e quant’altro. Ciò, in qualunque altro Paese serio.

Ma poi, il colpo di grazia che cancella ogni voglia di comprensione: Azzolina afferma «MI ATTACCANO PERCHÉ SONO DONNA, GIOVANE E DEI CINQUE STELLE, PENSANO CHE IO NON SIA PREPARATA» … eh no, signorina, no, proprio no, ora basta con queste scempiaggini e questo vittimismo da cortile, ORA BASTA; e quanto alla ‘preparazione’, si faccia spiegare da qualcuno che sappia leggere e scrivere che significa. Volevo concludere con una parola di solidarietà, visti anche i suoi ‘collaboratori’: non la merita, nemmeno quella, vada a casa!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.