lunedì, Agosto 3

Scott Fitzgerald, visionario che non vide il suo talento

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Francis Scott Fitzgerald morì da uomo triste. Deluso dalla carriera e, di riflesso, da se stesso, fu sorpreso da un infarto che mise l’improvvisa, ma non inattesa, parola fine sulla sua tragica vita. Si disse che all’epoca della sua scomparsa era giunto a reputare se stesso un fallimento. Eppure, se potesse sbirciare nel mondo di oggi, sarebbe certamente sorpreso del prestigio da gigante letterario che gli sono valse le sue opere col passare degli anni. Dietro al successo di ‘Il grande Gatsby‘ e ‘Il curioso caso di Benjamin Button‘, grazie anche all’adattamento cinematografico, si nascondono altri capolavori come ‘Il diamante grosso come il Ritz‘, che si erge come un monumento all’immensa immaginazione di Fitzgerald, o ‘Tenera è la notte‘, una meravigliosa raccolta di osservazioni sulla natura umana, il denaro, la classe sociale, l’invecchiamento e l’amore.

Era più di uno scrittore. Era anche un pensatore e un filosofo. Una lettura approfondita diIl grande Gatsbyaiuterebbe a capire la società di oggi attraverso l’analisi che Fitzgerald fa dell’America degli anni ‘20. Le sue osservazioni e le sue idee sul materialismo, sull’avidità e sulla superficialità morale sono tanto nitide e profonde, quanto il suo stile è conciso ed elegante. Ma quell’uomo aveva un altro talento che lo ha aiutato a raggiungere la sua grandezza letteraria: l’empatia. Per uno scrittore, l’empatia può fare la differenza fra scrivere l’ennesima storia e scriverne una che andrà ad arricchire la civiltà umana. Sentiva i suoi personaggi, ed era in grado di delinearne le storie e di avvertirne i sentimenti, le emozioni e le motivazioni in modo profondamente realistico.

«Si nasce sempre da una parte o dall’altra della barricata», disse una volta il mio professore di francese alle superiori, con un ghigno sul volto mentre volgeva lo sguardo alla classe. Quel ghigno era il riflesso di quel che provava di fronte alla varietà che era seduta davanti ai suoi occhi. La classe era come un romanzo o un racconto scritto da F. Scott Fitzgerald: una strana mescolanza di classi sociali. Alcuni studenti appartenevano all’alta borghesia, altri alla bassa borghesia, e altri ancora venivano da famiglie più ricche. Vi erano figli di diplomatici, commercialisti, dirigenti, avvocati, chirurghi, assistenti medici, segretari e uomini d’affari. Ricordo di essere rimasto colpito da quelle parole che venivano da una figura adulta e autorevole. Ricordo la sorpresa e il disgusto a quel ghigno sarcastico, che probabilmente era diretto al meno fortunato tra noi e, più in generale, a chi aveva perso la partita alla nascita. Anni più tardi, le opere di Fitzgerald mi avrebbero ricordato quel momento, quell’ansia che proviene dall’essere nato in un ceto instabile e a rischio come la classe medio-alta, sul gradino più pericoloso della scala sociale. Quando nasci nella classe medio-alta, sei un ricco povero e un povero ricco. Per i ricchi sei un concorrente indegno, fino a quando non dimostrerai il tuo valore; per i poveri sei un fortunato.

Credo che Fitzgerald si sia servito della sua acuta empatia per comprendere le cicatrici che la lotta di classe lascia su quanti sono nati dalla parte sbagliata della barricata di cui parlava il mio professore. L’accettabilità e il riconoscimento, l’umiliazione e la disapprovazione sono le chiavi che segnano il rapporto che molti dei suoi personaggi hanno con i ricchi.

Jay Gatsby (‘Il grande Gatsby‘) trascorre gli anni più belli della sua vita cercando di guadagnarsi il riconoscimento dei ricchi, per poi morire in un incidente per loro comodità e sicurezza. In ‘Tenera è la notte‘, Dick Diver è logorato dal fascino e dal lusso giunti con il suo matrimonio con una donna ricca. Un matrimonio che in realtà è una trappola: il ricco padre della futura sposa lo ha letteralmente scelto, essendo lui un buon psichiatra, per stare accanto alla figlia vista la malattia di lei. Val Schuyler, lo sfortunato protagonista di ‘The Rubber Check‘, guadagna il suo ingresso nel mondo glamour dei ricchi, nonostante la sua appartenenza alla classe media, grazie alle sue capacità di socializzazione. Ma ci si aspetta da lui che stia al suo posto e che non si creda mai un membro effettivo di quella nobiltà che gli permette di ballare con le sue figlie. Verrà poi gradualmente estromesso da quel mondo, con un pizzico di vendetta per essersi creduto loro pari, dopo aver firmato un assegno che, per una svolta sfortunata di eventi, resterà scoperto.

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