giovedì, Settembre 19

Scontri nel centro-sud della Nigeria: la religione non c’entra I contadini Berom e i pastori Fulani si affrontano provocando decine di vittime ed instabilità politica si tratterebbe di un conflitto di natura economica

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Non si fermano gli scontri che, a partire dallo scorso 21 giugno, stanno insanguinando la Nigeria meridionale. Al momento si contano circa un centinaio di vittime ma, considerando che gli scontri sono ancora in atto ed assumono caratteri sempre più violenti, è molto probabile che il bilancio sia destinato a peggiorare.

Secondo le prime ricostruzioni, giovedì 21 giugno, un gruppo di agricoltori di etnia Berom ha attaccato dei pastori di etnia Fulani. I cinque pastori morti quel giorno hanno avuto la funzione di detonatore in una situazione già tesa da tempo: la vendetta Fulani è arrivata sabato 23 giugno e ha innescato una spirale di violenze che ha portato, nel giro di un fine settimana, a un bilancio di ottantasei morti; nei giorni seguenti, con il continuare degli scontri, il bilancio si è ulteriormente aggravato.

I contrasti tra i contadini stanziali Berom e i pastori nomadi Fulani non sono una novità, ma, negli ultimi anni, stanno aumentando per frequenza e violenzaI Berom sono un gruppo autoctono presente soprattutto nello Stato nigeriano del Plateau. Hanno abitudini stanziali e si dedicano principalmente all’agricoltura. Prima dell’arrivo dei coloni europei, professavano una religione che reinterpretava in chiave locale una visione giudaico-cristiana e, per questo, è stato agevole per i colonizzatori portarli verso un cristianesimo più istituzionalizzato (principalmente cattolico ed anglicano).

I Fulani (o Hausa-Fulani) sono un gruppo etnico nomade (le cui origini si perdono probabilmente nella preistoria) e si dedicano principalmente alla pastorizia. Nonostante le origini nomadi, i Fulani si sono in parte urbanizzati fino ad arrivare, tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XX secolo, a dare vita, assieme agli Hausa, al più grande regno nella Storia dell’Africa occidentale. I Fulani sono principalmente di religione musulmana sunnita.

Già da questa sommaria descrizione dei protagonisti, si capisce come i motivi di scontro possano essere numerosi: differenze etniche e culturali, contrasti di interesse legati alle attività dei due gruppi, dissidi religiosi.

Negli ultimi giorni, diversi rappresentanti della Chiesa Cattolica nigeriana hanno avanzato che le ragioni di questi contrasti siano proprio da ricercarsi in una volontà, da parte dei Fulani islamici, di spazzare via la presenza cristiana dalla regione centro-meridionale del Paese. Secondo i vescovi nigeriani, sarebbe dunque in atto una pulizia etnica ai danni dei Berom cristiani: le prove di questo piano per l’islamizzazione del Paese sarebbero la disponibilità di armi automatiche tra le fila dei Fulani (una novità rispetto al passato) e lo scarso intervento da parte delle Autorità (che sarebbe motivato anche dall’appartenenza del Presidente della Repubblica Nigeriana, Muhammadu Buhari, all’etnia Fulani-Hausa).

Le parole dei vescovi nigeriani, rivolte all’opinione pubblica interna e, soprattutto, agli organismi internazionali, sono molto forti: parlano di un complotto da parte delle Autorità di Abuja, che resterebbero inattive aspettando che il massacro si compia, e rievocano episodi come il Darfur e il Rwanda.

Secondo gli studiosi del centro studi Crisis Group, però, le ragioni di quanto sta accadendo sarebbero altreSe è vero che gli scontri tra le due etnie sono aumentati nel corso degli ultimi anni (si stimano circa duemilacinquecento vittime dal 2016 ad oggi), è anche vero che le violenze sono a doppio senso (l’attuale crisi, ad esempio, è stata provocata da un attacco Berom contro dei Fulani e non viceversa). Anche la diffusione delle armi automatiche, dovuta all’instabilità di tutta quell’area del Continente africano e alla conseguente crescita di un mercato clandestino, riguarda entrambi i gruppi e, come è ovvio, ha contribuito enormemente a far impennare il numero delle vittime.

Le cause scatenanti del conflitto, normalmente sono relative ai problemi di convivenza tra le attività economiche dei due gruppi: da un lato, i Berom lamentano che le mandrie dei Fulani, passando sui loro appezzamenti, rovinino il raccolto, dall’altro, i Fulani denunciano spesso furti di bestiame e lamentano una gestione monopolistica delle risorse idriche da parte dei Berom.

Il numero di Fulani nella regione, d’altronde, è fortemente aumentato negli ultimi anni a causa della siccità che, complici i cambiamenti climatici in atto in tutto il Pianeta, ha colpito il nord del Paese, distruggendo vaste aree una volta adatte al pascolo, e dell’attività di gruppi terroristici come Boko Haram, che ha reso fortemente insicure vaste regioni settentrionali. Inoltre, i Fulani sono anche fortemente danneggiati dall’attività di speculatori che, acquisendo vaste aree di terreno un tempo garantite per la pastorizia, stanno privando la comunità degli strumenti necessari al proprio sostentamento (prima fra tutte, l’acqua per le mandrie). La forte crescita demografica, inoltre, non fa che aggravare una situazione già di per sé tesa.

Nonostante l’allarme lanciato dai vescovi nigeriani, i Fulani non sarebbero animati da un sentimento religioso, bensì da un senso di appartenenza etnica, rafforzato dalla convinzione di stare subendo delle vessazioni da parte degli agricoltori Berom, di norma più ricchi di loro.

La risposta del Governo centrale, impegnato nella lotta contro gli islamisti di Boko Haram nel nord, e dei Governi federali, fino a questo punto non è stata in grado di sortire alcun effetto significativo, né dal punto di vista dell’istituzione di un meccanismo condiviso atto a risolvere i contrasti, né dal punto di vista culturale, incoraggiando il dialogo tra le parti. L’inefficienza delle Autorità non poteva che portare alla situazione attuale.

Le ragioni del conflitto in atto in Nigeria, quindi, non sarebbero né religiose, né etniche, se non in piccolissima parte; si tratterebbe piuttosto di un conflitto di natura economica. I rischi di un’ulteriore degenerazione, però, esistono e sono legati proprio a ragioni religiose ed etniche. Dal punto di vista etnico, infatti, bisogna notare che i Fulani sono diffusi anche in Paesi vicini alla Nigeria (Guinea, Mali, Camerun, Senegal, Niger, Burkina Faso, Mauritania, Guianea Bissau, Gambia, Sierra Leone, Ciad, Ghana, Costa d’Avorio): se le comunità Fulani presenti nei Paesi limitrofi dovessero percepire che è in atto una persecuzione contro i loro fratelli nigeriani, il conflitto potrebbe arrivare ad allargarsi ad un’area ben più grande. Dal punto di vista religioso, infine, il fatto che fino ad ora le ragioni confessionali siano rimaste fuori da un conflitto fondamentalmente economico, non significa che alcuni gruppi non posano pensare di strumentalizzare gli scontri in atto ai propri fini ideologici e politici, ad esempio, per destabilizzare il Governo centrale.

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