giovedì, Marzo 21

Scismi religiosi… dove inizia la politica? Breve storia degli scismi nel monoteismo, visti dal punto di vista politico

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Il 15 dicembre 2018, come è ormai noto,  nata la Chiesa Ortodossa dell’Ucraina: una chiesa autocefala, ovvero autonoma, nata con il consenso del Patriarcato di Costantinopoli e contro la volontà di quello di Mosca. L’Autocefalia consiste nel fatto che il Patriarca di tale Chiesa non riconosce alcuna autorità religiosa a lui superiore: un vero e proprio scisma nei confronti della Chiesa Ortodossa Russa, di cui il Patriarcato di Kiev faceva precedentemente parte.

Fin dai primi momenti in cui se ne è parlato, è parso chiaro a tutti che le ragioni dello scisma tra Kiev e Mosca, più che religiose, fossero politiche. La rottura, infatti, si inserisce nell’ambito del conflitto che contrappone la Federazione Russa alla Repubblica Ucraina per il controllo della Crimea ed altre regioni di confine e, di conseguenza, per gli equilibri internazionali legati a quell’area (i russi, infatti, non vogliono che l’Ucraina entri definitivamente nell’orbita della NATO). Lo stesso appoggio fornito dal Patriarcato di Costantinopoli va letto in chiave politica, essendo sintomatico dell’interesse della Turchia ad arginare il potere russo.

Lo scisma ucraino, dunque, è chiaramente di natura politica; non si tratta, però, dell’unico caso nella Storia. Fondamentalmente estraneo alle culture politeiste, in cui i culti delle varie divinità sono indipendenti, nonostante siano allo stesso tempo intrecciati tra loro, lo scisma è caratteristico delle religioni monoteistiche; le diverse visioni della dottrina religiosa, però, vengono spesso ad affiancarsi a ragioni politiche più complesse.

Il primo scisma all’interno di una religione monoteista risale al X secolo a.C. e, già in quell’occasione, il contrasto religioso si inserì all’interno delle lotte di successione al trono del Regno di Israele, seguite alla morte del Re Salomone (secondo tradizione, nel 933 a.C.): alla fine degli scontri per il trono, la parte meridionale dello Stato si staccò dal resto del Paese, dando vita al Regno di Giudea. È interessante notare che, già all’epoca, le questioni dottrinali entrarono a pieno titolo nella contesa politica e furono fondamentali per giustificare, agli occhi dei sudditi, la secessione dal Nord che, agli occhi dei teologi meridionali, erano troppo inclini ad accogliere pratiche e credenze di derivazione straniera.

La fitta galassia di correnti religiose in seno all’Ebraismo è certamente legata alla complessa Storia del popolo ebraico, fatta di dominazioni straniere, ribellioni, repressioni e deportazioni. Le varie dominazioni straniere dell’antichità (egizia, babilonese, persiana, greca, romana) hanno posto le autorità religiose ebraiche di fronte alla necessità di rapportarsi con dei poteri politici che professavano fedi diverse dalla propria: da qui la nascita di molti gruppi, spesso in lotta tra loro (farisei e sadducei, esseni e zeloti, solo per citarne alcuni).

Con la Diaspora e la dispersione per il mondo della popolazione ebraica le correnti andarono moltiplicandosi: la distanza geografica e i differenti contesti politici con cui le comunità ebraiche furono costrette a confrontarsi portarono ad elaborazioni anche molto differenti tra loro. Attualmente, le divisioni religiose più rilevanti all’interno del mondo ebraico riguardano quella tra ortodossi e riformati (che investe il rapporto del popolo ebraico con il resto del mondo) e quella tra sionisti e non-sionisti (in cui il contenuto politico è evidente).

Il Cristianesimo, a causa del suo lungo rapporto con il potere politico, è stato il credo che più di tutti ha visto scismi formali. Fin dai primi secoli, i seguaci della nuova fede si confrontarono in dispute teologiche che, non di rado, degenerarono in lotte violente. Con l’ascesa del nuovo culto e il rafforzamento del suo legame con il potere politico dopo il Concilio di Nicea (325 d.C.), le lotte interne tra gruppi cristiani aumentarono sensibilmente (ariani, nestoriani, monofisisti, monotelisti, pelagiani, acaciani, solo per citarne alcuni).

Con la caduta della parte occidentale dell’Impero Romano (476), il Vescovo di Roma si trovò ad occupare un vuoto di potere che, nonostante la successiva riconquista da parte di Costantinopoli (avvenuta tra il 535 e il 553), poi continuò ad esercitare. Si ebbero, in questo periodo le prime avvisaglie di quello che sarebbe poi diventato il Grande Scisma del 1054, anche conosciuto come Scisma d’Oriente. Da una parte c’era l’Imperatore di Costantinopoli che reclamava la propria suprema autorità sull’Impero di cui Roma non solo faceva parte, ma era il centro morale; dall’altra, il Vescovo di Roma, in quanto successore di Pietro, pretendeva di esercitare un’autorità superiore non solo agli altri Vescovi, ma all’Imperatore stesso. Lo scisma che divise gli ortodossi (in greco, ‘coloro che seguono la dottrina corretta’) dai cattolici (dal greco: ‘universale’), quindi, fu strettamente legato alla tendenza del Vescovo di Roma a considerarsi autonomo dalla Capitale dello Stato di cui faceva parte: in poche parole, una secessione. Non è un caso che, nei secoli di tensione che precedettero lo scisma, il Papa, appoggiandosi ai franchi, aveva di fatto costruito una propria autonomia arrivando alla creazione della cosiddetta «Donazione di Costantino» (un documento del IX secolo che pretendeva di essere un atto con cui l’Imperatore Costantino, nel IV secolo, avrebbe donato i territori italiani al Vescovo di Roma, da allora fino al 1870 definiti Patrimonium Sancti Petri, ovvero Patrimonio di San Pietro) e alla proclamazione di un Imperatore (Carlo Magno, nel 800) e di un Impero (il Sacro Romano Impero) alternativi a quello di Costantinopoli.

Tra il 1378 e il 1417, la fede cattolica fu scossa da un altro scisma, detto Scisma d’Occidente: approfittando di un periodo di crisi e divisione interno alla Chiesa, il Re di Francia fece spostare la sede papale ad Avignone per poter esercitare il proprio controllo politico sulla più alta autorità religiosa del mondo cattolico. Naturalmente, altri Regni non gradirono la cosa e proclamarono un altro Papa, residente a Roma. Si venne così a creare una spaccatura che nulla aveva di religioso: gli Stati, infatti, si schieravano dall’una o dall’altra parte in base alle scelte dei propri avversari politici del momento; per fare un paio di esempi, il Regno d’Inghilterra, impegnato nella Guerra dei Cento Anni (1337-1453) contro la Francia, si schierò ovviamente con Roma, mentre il Regno di Napoli, alleato dei francesi, si schierò con Avignone. Anche in questo caso, quindi, la disputa teologica che portò formalmente allo scisma fu subordinata a ragioni che traevano la propria origine da molto lontano.

Nel mondo medievale, l’autorità politica aveva bisogno della consacrazione dell’autorità religiosa. Con la graduale affermazione dei moderni Stati nazionali, la tolleranza per le pretese e le ingerenze di Roma divenne sempre più difficile. La Riforma Protestante, ennesimo scisma interno alla Chiesa Cattolica, fu la conseguenza naturale di una tendenza politica che tendeva ad accentrare il potere politico nelle mani dello Stato e non poteva più sottostare a richieste da parte di Roma. La crisi, esplosa nel 1517 con l’esposizione delle Novantacinque Tesi da parte di Martin Lutero (1483-1546), aveva radici che venivano da un diffuso sentimento popolare: durante il XV secolo, molti movimenti di origine o ispirazione popolare avevano chiesto una riforma della Chiesa ma, ogni volta, le ‘eresie’ erano state represse nel sangue. Il caso di Lutero fu differente per ragioni politiche: molti dei piccoli Stati tedeschi, vista la popolarità delle posizioni luterane, decisero di abbracciarle ed utilizzarle per guadagnare finalmente l’indipendenza formale da Roma. La traduzione dei testi sacri in tedesco, oltre ad avere un grande significato dal punto di vista dottrinale, è un chiaro segno dello spostamento dell’asse politico in direzione di una gestione nazionale. Il caso inglese, con il passaggio del Re Enrico VIII (1491-1547), nell’arco di un brevissimo tempo, dal fronte cattolico a quello protestante e la sua proclamazione ad autorità suprema della Chiesa Anglicana, è ancora più emblematico di come lo scisma fosse guidato da ragioni politiche più che religiose. La stagione della Riforma Protestante fu segnata da violentissime guerre di religione che devastarono l’Europa riducendo di due terzi la sua popolazione. Anche in questo caso, però, la politica giocò un ruolo decisivo: la Guerra dei Trent’Anni (1618-48), la più sanguinosa guerra mai combattuta fino ad allora, vide il cattolico Regno di Francia schierato al fianco di Stati protestanti come la Svezia e l’Inghilterra (con addirittura il supporto ottomano), contro Stati cattolici come Spagna e Sacro Romano Impero. Il Re di Francia, Luigi XIII (1601-43), era troppo preoccupato di restare accerchiato da spagnoli ed imperiali, nemici storici che oltre tutto appartenevano entrambi alla famiglia Asburgo; inoltre, non si può negare che anche a Parigi non dispiacesse ottenere una certa autonomia da Roma.

Anche l’Islam, seppur in maniera minore, è stato spaccato da uno scisma religioso che, a ben vedere, ha profonde ragioni politiche. La divisione, oggi molto nota a causa degli stravolgimenti politici nell’area mediorientale, tra sciiti e sunniti nasce infatti da una contesa per la successione al trono. Dopo l’assassinio del terzo Califfo, ‘Uthmān, il califfato fu affidato da ‘Alī Ibn Abī Tālib, cugino del Profeta Maometto; alcuni compagni del Profeta, però, non riconobbero la legittimità di tale decisione, scatenando una guerra civile. La guerra fu vinta da ‘Alī, ma la frattura tra le due fazioni non si ricompose tanto che, dopo la morte del Califfo, la parte opposta non riconobbe la legittimità della sua successione. Da questa contesa sono nati lo Sciismo, da Shī-‘at ‘Alī (in arabo,  ‘Fazione di Alī’, e il Sunnismo, da Sunna (in arabo, ‘Abitudine’, ‘Tradizione’).

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