martedì, Marzo 26

Scandalo Datagate, l'Italia spiata dagli Stati Uniti

0
1 2


A differenza degli altri Paesi, in cui la notizia che le conversazioni private del primo ministro e le comunicazioni di milioni di cittadini sono state spiato per mesi e mesi da una nazione straniera ha suscitato dibattiti sulla possibilità di rivedere determinate collocazioni geostrategiche e i sistemi di sicurezza nazionale, in Italia si è cercato di ricondurre il tutto nel novero delle normali attività spionistiche. Il governo Renzi si è limitato a convocare l’ambasciatore statunitense mentre i più autorevoli mezzi di informazione hanno inscenato una considerevole campagna mediatica volta a minimizzare l’accaduto, se non a giustificarlo.

Sia il Corriere della Sera che La Stampa, giornali che mesi prima avevano esaltato come  un grande gesto liberale l’approvazione del Judicial Redress Act (la legge che consente anche ai cittadini europei di fare causa al governo Usa in caso di spionaggio o di uso improprio dei propri dati da parte delle agenzie di intelligence statunitensi) da parte del Congresso, hanno evitato di sbattere la notizia in prima pagina, mentre alcune trasmissioni di approfondimento hanno addirittura cercato di accreditare la tesi secondo cui, dal momento che nel mondo globalizzato tutti spiano tutti in base alle proprie possibilità e risorse, la questione sarebbe del tutto priva di consistenza poiché anche in questo caso coloro che spiavano avevano indubbiamente le loro ragioni per agire in quella maniera.

Stando alle rivelazioni di Edward Luttwak, l’obiettivo degli Usa in quell’occasione consisteva nel far luce sulle manovre operate sotto traccia e in maniera strettamente coordinata dalla Merkel, da Sarkozy e da alcuni senatori italiani per far cadere il governo in carica e rimpiazzarlo con uno maggiormente affidabile. Ma Luttwak si è spinto oltre, ammettendo di aver preso parte alla cospirazione; «chiamai tutti i miei amici in Italia pregandoli di fare pressione sui parlamentari di loro conoscenza per togliere la fiducia al governo Berlusconi. E lo dico non da antiberlusconiano, anzi ho avuto simpatia per le sue idee liberali, ma in quel momento era l’unica cosa da fare per salvare l’Italia». Lo stesso consulente statunitense ha quindi cercato di giustificarsi, spiegando l’ingerenza era dettata dalla necessità di fornire un’ancora di salvezza all’Italia, che in quel frangente si trovava nell’occhio del ciclone. «Come quando ci si mette d’accordo tra famigliari di un malato di cancro, per non dirgli niente della sua malattia. Si fa una congiura nei suoi confronti, ma la finalità è il suo bene. Così anche la congiura del 2011 aveva un obiettivo positivo, perciò io stesso mi sono attivato e ne ho fatto parte. L’Italia era a rischio collasso, con 1.900 miliardi di debito pubblico che non era più in grado di finanziare. Un default dell’Italia avrebbe portato al crollo del sistema bancario europeo, poi un collasso delle economie reali, una catastrofe. L’unica strada era rimuovere un governo che non si era dimostrato capace di fare le riforme fiscali necessarie per abbattere il debito».

Si tratterebbe quindi di una congiura a fin di bene – e poco importa che il governo in carica fosse in possesso di tutti i crismi di legittimità essendo espressione diretta di libere elezioni democratiche –  di cui il governo Usa sarebbe però stato spettatore imparziale. Almeno secondo la ricostruzione di Luttwak, il quale ha tuttavia evitato di menzionare il fatto che la fonte dell’attacco speculativo alla base delle fiammate di spread su cui è stato costruito l’intero piano di rimozione di Berlusconi era proprio Wall Street. Secondo Luttwak, che Washington abbia sostenuto politicamente questa campagna non può evidentemente rientrare nel ventaglio delle possibilità.

Oltre a omettere alcuni aspetti così rilevanti della vicenda e a sorvolare con una certa disinvoltura sulla natura eversiva di una manovra ordita a porte chiuse contro un governo che, bene o male, era la diretta espressione del voto democratico dei cittadini, la posizione assunta da Luttwak postula non troppo indirettamente la legittimità dell’attività spionistica statunitense. Così come i tentativi di porre in secondo piano la questione accompagnati da una simmetrica esaltazione di manovre di carattere puramente estetico come l’approvazione del Judicial Redress Act – non è troppo difficile immaginare l’esito di un contenzioso legale tra un cittadino o un gruppo di cittadini europei e agenzie governative come la Nsa o la Cia – sono finalizzati a rassicurare e garantire una possibilità, non importa quanto remota e inverosimile, di rivalsa a un’opinione pubblica che potrebbe essere indotta ad esigere dalle istituzioni una reazione adeguata alla sistematica violazione della sovranità nazionale posta in essere dagli Stati Uniti.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore