domenica, Febbraio 17

Scandalo Datagate, l'Italia spiata dagli Stati Uniti

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Nel giugno 2013, il quotidiano britannico ‘The Guardian’ ha iniziato a pubblicare una serie di articoli a firma del giornalista Glenn Greenwald in cui si rivelava dettagliatamente la capillare ed invasiva attività di spio­naggio condotta dalla National Security Agency (Nsa) statunitense su tele­fonate, e-mail e normali conversazioni via internet tra cittadini di tutto il mondo. Le informazioni necessarie a documentare questa vicenda erano state fornite a Greenwald dallo ‘spifferatore’ (whistleblower) Edward Snowden, un gio­vane informatico statunitense ex dipendente della Cia e della multinazio­nale Dell, nonché contractor per la Nsa.

Nata nel 1947, la Nsa si è specia­lizzata nell’intercettare e decrittare le comunicazioni satellitari, per poi estendere il raggio delle sue attività di sorveglianza alle comunicazioni in­formatiche tramite l’hackeraggio. Negli Anni ’90 la Nsa controllava due basi in Europa grazie alla collaborazione dei servizi segreti tedeschi e bri­tannici. Al suo primo programma di spionaggio, noto come Echelon, par­teciparono, oltre ovviamente agli Stati Uniti, anche Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda, ovvero i cosiddetto ‘five eyes’, i “cinque oc­chi” del sistema di intercettazione anglosassone – cui è poi andato ad ag­giungersi Israele – costituito nel 1945 su proposta di Winston Churchill. Nel gennaio 2012, l’ufficiale canadese Paul Jeffrey Delilah vendette tutta­via allo spionaggio russo informazioni piuttosto approfondite riguardo a questo sistema di sorveglianza. La notizia fu poco divulgata, por­tando numerosi analisti ad interrogarsi fin dall’inizio sull’effettiva utilità di un sistema noto ai russi in ogni suo dettaglio e sulla possibilità che, pro­prio per questa ragione, un nuovo tipo di apparecchiatura sostitutiva fosse stato già messo a punto. Dopo l’11 settembre 2001, il presidente George W. Bush convinse il Congresso a decretare un inaudito giro di vite alle li­bertà personali tramite il Patriot Act, e da allora l’azione di sorveglianza della Nsa è andata radicalmente intensificandosi. Nell’arco di un decennio, il numero di dipendenti è aumentato del 40% (fino ad arrivare a superare le 40.000 unità), buona parte dei quali opera come dipendente di aziende private a cui la Nsa appalta le attività di spionaggio. Sono infatti numerose le imprese private coinvolte direttamente nello ‘scandalo Datagate’.

I do­cumenti di cui Greenwald è entrato in possesso dimostrano la collabora­zione attiva dei colossi di internet: Google, Yahoo, Apple, Aol e Facebook hanno autorizzato la Nsa ad accedere alle informazioni dei loro utenti, con la garanzia che il governo Usa avrebbe fornito loro assistenza legale di fronte ad eventuali denunce. Nel 2008 il Congresso ha votato il Fisa Amendments Act, tramite il quale è stata garantita alle società private che avevano cooperato con il governo una sorta di rete di protezione che le mettesse al riparo da qualsiasi conseguenza penale. Il laboratorio informatico russo Kaspersky ha inoltre sco­perto un software di spionaggio nascosto in milioni di hard-drive fabbri­cati da giganti come Toshiba, Western Digital, Seagate, ecc. Kaspersky ha dichiarato di aver scovato questo software, legato all’arma cibernetica Struxnet commissionata dalla Nsa, nei computer di istituzioni nazionali sia civili che militari, banche, laboratori di ricerche atomiche, società energeti­che e aziende operanti nel settore delle telecomunicazioni di oltre 30 Paesi – Germania, Iran, Cina e Russia su tutti. Con l’emergere dello ‘scandalo Datagate’ e le scoperte del laboratorio russo Kaspersky è divenuto final­mente chiaro a tutti che segreti industriali, offerte per concorsi e per mega-commesse, comunicazioni riservate fra i governi e le loro grandi aziende sono sempre state alla mercé della National Security Agency.

Le reazioni internazionali sono state diverse, ma tutte caratterizzate da una considerevole irritazione nei confronti degli Stati Uniti. I Brics hanno pianificato di realizzare una propria rete di comunicazione indipendente dai canali tradizionali per mettere le proprie comunicazioni al riparo dall’attività spionistica Usa. Nel 2014, il cancelliere Angela Merkel ha ordinato l’espulsione del capostazione della Cia a Berlino, in seguito alle prove schiaccianti fornite da Snowden riguardo all’intensissima attività spionistica della Nsa contro la Germania effettuata in stretta collaborazione con il Bundesnachrichtendienst e, soprattutto, all’arresto – dietro segnalazione dell’intelligence russa – di un funzionario dei servizi tedeschi che si era venduto agli Usa.

Diverso è il caso dell’Italia. Qualche settimana fa, ‘Wikileaks’ ha pubblicato una serie di documenti che dimostravano in maniera inequivocabile quello che di fatto sospettavano in molti, vale a dire che gli Stati Uniti avevano sia spiato milioni e milioni di telefonate ed e-mail di normali cittadini italiani, sia tenuto sotto stretta sorveglianza le comunicazioni del governo di Roma per tutto il 2011. Il 2011 è l’anno in cui l’attacco speculativo statunitense contro l’eurozona si concentrò contro l’Italia, uno degli anelli deboli della catena monetaria europea, facendo lievitare in maniera vertiginosa lo spread tra Buoni del Tesoro Poliennali (Btp) e Bund tedeschi e rischiando così di provocare il dissesto delle finanze pubbliche italiane. L’attacco produsse rapidamente una crisi politica culminata con le dimissioni del premier Silvio Berlusconi e la conseguente nomina di Mario Monti, che nel frattempo era stato nominato Senatore a vita dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, come nuovo primo ministro. La strana concatenazione di eventi che aveva portato a questo cambio di guardia era apparsa sospetta a molti, e, non a caso, anni dopo il giornalista investigativo Alan Friedman ha scritto un libro in cui si raccontava di come Napolitano, mesi prima dello scoppio della crisi politica, avesse già attivato i propri canali per individuare il candidato adatto a sostituire Berlusconi. Tesi confermata parzialmente da Timothy Geithner, che all’epoca dei fatti ricopriva l’incarico di Segretario al Tesoro Usa.

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