venerdì, Maggio 24

Sbarchi in Sicilia: qualcosa cambierà con Musumeci? Analisi dei limiti imposti dal diritto e la tradizione politica siciliana

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Diamo uno sguardo al numero di eletti nella coalizione che ha sostenuto Nello Musumeci, per la risicata vittoria alle regionali siciliane di due settimane fa: dodici di Forza Italia, cinque di Popolari e  Autonomisti, cinque dell’Udc, quattro di Diventerà Bellissima e tre di Fratelli d’Italia-Noi con Salvini.
A questi si sommano i sei componenti del listino del presidente e lo stesso Musumeci. Il totale fa trentasei, esattamente la metà più uno dei settanta deputati di cui sarà formata l’Assemblea Regionale siciliana.

Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno certamente avuto di che festeggiare, in particolare il secondo, che sbarca politicamente sulle coste dell’isola continuando le prove generali per una Lega non più tanto Nord, ma nazionale. Alleanza per la Sicilia, la lista che ha unito le forze del leader leghista e Fratelli d’Italia, supera infatti la temuta soglia di sbarramento ottenendo il 5,6% dei voti.

Certo siamo ben distanti dal poter dire che i siciliani hanno votato in massa Salvini (questa sì sarebbe stata una notizia), ma è verosimile immaginare che senza Alleanza per la Sicilia buona parte dei voti raccolti dalla componente più destrorsa della coalizione a sostegno di Musumeci sarebbero stati attirati dal Movimento 5 Stelle. E in una corsa alla presidenza in cui il distacco tra il candidato del centrodestra e il grillino Giancarlo Cancelleri è stato del 5,1%, il contributo della coppia Salvini-Meloni non può non essere tenuto in considerazione.

Il cavallo di battaglia principale dei due è arcinoto, quella questione sbarchi migratori (e conseguente gestione de profughi sul territorio) sulla quale molto si giocherà alle elezioni nazionali del prossimo anno.
Berlusconi ha già annunciato che il modello di coalizione di centrodestra visti in Sicilia dovrà essere portato avanti se si vuole tornare al governo del Paese. Una coalizione che per forza di cose dovrà tenere conto delle istanze della sua componente più intransigente sul tema immigrazione; non per forza adeguarsi in toto, ma di certo avere un approccio più conservatore sul tema, che poi è quello che normalmente ci si aspetta da una forza di centro-destra.

Si potrebbe pensare che i cittadini siciliani potrebbero aver tenuto di questi fattori nella scelta del nuovo presidente (e nella netta bocciatura del PD). Considerando che la regione in questione è la più sensibile a questa emergenza prima di tutto umanitaria, la domanda sorge quasi spontanea.

 

Musumeci ha vinto per la questioni sbarchi in Sicilia?

Declinata diversamente: ha vinto anche grazie al sostegno di Salvini (se non sotto il profilo numerico almeno sul versante del messaggio politico)? “Credo che la questione dell’arrivo e l’accoglienza dei migranti abbia influenzato in minima parte la campagna elettorale di Musumeci“, ci risponde Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Sicilia, per il quale il voto ha rappresentato una “reazione alla politica tradizionale, votando in massa il Movimento Cinque Stelle, nonchè una risposta ad una politica regionale di centro-sinistra durata 5 anni con il governo di Crocetta“.

Una sorta di contrappasso, quindi, non solo per l’ex presidente ma per tutte le forze politiche che l’avevano sostenuto. Uno scontento generale che però poco avrebbe a che fare con la questione sbarchi, e d’altro canto una fiducia al neo-eletto Musumeci naturalmente poco imputabile al sostegno salviniano: “bisogna mettersi nei panni  dell’elettore medio siciliano; i problemi più sentiti qui sono la disoccupazione e la mancanza di infrastrutture“.

Aldilà di ogni analisi del voto però resta il problema: migliaia di profughi continuano a sbarcare sulle coste e i porti della Sicilia, così vicina al nord Africa da rappresentare una delle principali porte d’ingresso per l’Europa. La natura geografica della nostra penisola rende naturalmente squilibrato l’impatto che l’arrivo di profughi e la primissima accoglienza ha sulle diverse regioni. È questa una delle materie per le quali la possibilità di approccio differenziato sembrerebbe più adatta.

 

L’incidenza regionale sulla questione migranti

Ovvero, quali margini di manovra avrebbero eventualmente i governi regionali nel gestire il fenomeno? Dipende. Come spiegatoci da Cesare Mainardis, professore di diritto regionale presso l’Università di Ferrara, la materia si divide tra gestione dell’arrivo dei migranti (la questione sbarchi in senso stretto), e l’amministrazione dei vari aspetti relativi all’accoglienza e al soggiorno sul nostro territorio. Il fenomeno immigrazione di per sè “è tema di competenza statale esclusiva ai sensi della Costituzione vigente, e questo vale anche per le regioni speciali come la Sicilia“, la quale “nulla può fare giuridicamente per favorire, contrastare o avvalorare quando lo Stato decide di fare“.

Nel 2005 la Corte Costituzionale, investita proprio di una questione relativa al riparto di competenze tra stato e regione (in quel caso l’Emilia Romagna) su questa materia, distingueva in modo piuttosto chiaro tra competenza esclusiva statale sull’immigrazione e legislazione regionale sull’integrazione sociale degli
immigrati.

In sostanza alle regioni resta in mano lagestione del fenomeno quando ormai è un mero fatto che avviene sul territorio“, potendo attuare politiche a tutela della salute pubblica, per l’istruzione e l’integrazione anche a livello lavorativo. Ma oltre a questo la regione nulla (o quasi) può fare, “non potendo, per esempio, pattugliare il mare e le coste poichè non dispone di una propria flotta, con la quale ipoteticamente respingere le imbarcazioni che trasportano i profughi“.

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