mercoledì, Ottobre 28

Sardine, volate alto per favore! Incontro con Giuseppe Conte: a nome di chi, per dire che, autorizzati o richiesti da chi? Questo è un punto centrale lede gravemente, la funzione entusiasmante di ‘provocatori’ di dibattito e di decisione politica che le sardine hanno iniziato a svolgere

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A fine scorsa settimana avevo detto che forse, negli ultimi tempi, ero stato troppo duro nel giudicare le sardine. A valle della manifestazione romana di ieri -un po’ ‘trascurata da certi media, che hanno preferito ‘coprire’ quella di sabato degli stellini e quella in contemporanea di ieri dell’oscurantista Matteo Salvini, che ora attacca pure le donne, accusando di ‘inciviltà’ quelle che si trovano nella condizione di dover scegliere di abortire, …. dall’alto della sua grande civiltà, e per ora mi taccio e mi fermo qui- devo fare un po’ di chiarezza sul da dove arriva la mia durezza nei loro confronti, che alla fine, credetemi, è solo paura che sbandino e si vadano schiantare.

Per altro, dalla manifestazione di ieri un segnale incoraggiante è arrivato. Ai giornalisti che chiedevano se fosse vero che le sardine avevano un loro ‘pacchetto di proposte’ da portare al così detto premier in materia di decreti sicurezza, Jasmine Cristallo ha smentito categoricamente, dicendo che no, non hanno ‘pacchetti’, e «Noi non parliamo di cambiare i decreti sicurezza, noi chiediamo di abrogarli. La differenza è sostanziale». E intelligentemente ha aggiunto: «Mi rendo conto che è una scelta che i cinquestelle hanno fatto e ritrattarla può essere complicata per loro, però forse potrebbe servire loro per mostrare una volontà reale di discontinuità rispetto alla loro alleanza con Salvini, potrebbe essere utile per ricostruire qualcosa».

Andiamo ai motivi delle mie critiche.
Cito da ‘Huffington post’ del 11.2.2020: «Abbiamo parlato di diversi temi, è bello creare una connessione tra politica e cittadinanza. Abbiamo avanzato qualche proposta, come l’introduzione di una sorta di Erasmus universitario interregionale tra nord e sud: perché uno studente di Torino non può andare per sei mesi a Napoli a studiare archeologia, arte, cultura o diritto?». I ‘noi’ sono la sardina-capo e altre vicecapi sardine, in visita (guidata?) alpotere’, nella persona del fulgido Ministro Giuseppe Provenzano, della corrente di Orlando credo, Ministro del Sud; poi andranno dall’altro esemplare politico di spicco, tal Boccia, della corrente di Emiliano; gli resterà solo Franceschini, per pochette c’è tempo.
I medesimi sardini, sul loro sito aggiungono: «Oggi si parla di Sud. Contrasto alle mafie, istruzione, dissesto idrogeologico, infrastrutture, ambiente, salute e lavoro. Mai come oggi noi cittadini abbiamo la possibilità di essere protagonisti nel sostenere un modello di sviluppo che trasformi il Sud e tutta Italia in un acquario da riempire invece che in un bacino condannato a svuotarsi. Mentre chiediamo alla politica di studiare soluzioni, di avere una visione coraggiosa, di non farsi ingolosire dalle risposte pret-à-porter, offriamo noi stessi come strumenti. Uno strumento di dialogo, di confronto, di analisi, di critica costruttiva. E di intraprendenza. Con l’incontro di oggi inauguriamo una nuova stagione di politica sardina che passa dalla contaminazione tra Nord e Sud». Poi, il 12 febbraio, tornano su Taranto, dove propongono un incontro di esperti europei a Taranto, magari di un marziano. Sorvolo sul «rimbocchiamoci le pinne».

Anzi no, non sorvolo. Fin dal primo dei miei troppi articoli sulle sardine, o al massimo dal secondo, mi sono esplicitamente rifiutato di usare nei loro confronti il termine ‘ragazzi’ o simili. Ho detto e ripeto che li considero per quello che sono: uomini, intelligenti, colti, maturi. E allora, per favore, finitela con questo linguaggio da asilo infantile per bambini ritardati. Va bene usarlo una volta o due, scherzando, ma cercate di essere quello che vi attribuisco, ma che state cercando in tutti i modi di smentire: persone serie.

E veniamo a noi. Ribadisco, e lo ribadisco con fermezza con grande fermezza: il signor Santori e i suoi simpaticissimi amici e colleghi sono i brillanti organizzatori, anzi, provocatori di una sorta di rivolta ‘gentile’ (anche su questo, andiamoci piano, eh!) contro la cattiva politica e, in particolare, contro la politica urlata, la politica degli insulti e delle minacce. Contro, insomma, la politica che vediamo in questi stessi giorni: i ricatti politici di Renzi, le minacce di Salvini, le manovre sordide intorno alla prescrizione, l’incapacità di governare, la vacuità (questa la aggiungo io) dei ‘governanti’ pochette in testa.
Non capisco quindi come e dove si collochi in questo, l’affermazione dei vari Santori ecc., circa il fatto che la manifestazione degli stellini contro i vitalizi (cioè contro una cosa che non esiste più) è sbagliata perché parla di cose inesistenti o inutili, non so bene. Affermazione alla quale ha risposto dalla Gruber, in termini duri e corrucciati, un post-ideologico di ‘razza’, tal Buffagni, offesissimo. Mi dispiace di doverlo dire, care sardine, ma non ci siamo: la politica gentile della quale parlate, prevede, appunto, proprio di evitare i soliti insulti grossolani di cui si avvalgono i politicanti. Se poi, quel giudizio sciocco, nasce dal fatto che gli stellini scendono in piazza come le sardine (o almeno ci provano) è ancora peggio. È vero, per carità, Santori non ha usato insulti o parolacce, ma ha fatto di peggio, ha espresso disprezzo, per di più uscendo da un incontro con un ‘governante’, si è, cioè, rivestito di un potere e di una autorità che non ha e non gli spetta: si è messo sullo stesso identico piano di Giggino, dei Mattei (entrambi) della Meloni, ecc.

Appunto, all’uscita dall’incontro con un uomo del (non so se anche ‘di’) potere, in vista di un altro e forse dell’acme dell’incontro con pochette: a nome di chi, per dire che, autorizzati o richiesti da chi? Questo è un punto centrale (lo avevo già detto), aggravato dal fatto che, sul merito di ciò che si è detto o fatto e si dirà o si farà, che lede, a mio parere, e lede gravemente, la funzione entusiasmante diprovocatori di dibattito e di decisione politica che le sardine hanno iniziato a svolgere, nulla si dice.

Dopo avere elencato i temi che attengono al Sud, ovvi e ben conosciuti, tutto quello che si fa è di chiedere alla politica di studiare il problema e poi di usare, se del caso, le sardine come ‘strumenti’. Strumenti di che? Vi state offrendo per portare avanti politiche decise altrove, sfruttando le piazze chesi fidanodi voi?

Ma c’è di peggio, di molto peggio. Perché nel vostro post, concludete con questa frase: «Con l’incontro di oggi inauguriamo una nuova stagione di politica sardina che passa dalla contaminazione tra Nord e Sud». Contaminazione? Ho letto bene, contaminazione?

In che senso, di grazia? Magari che i meridionali sono infetti o che lo sono i settentrionali? Ma vi rendete conto di quello che dite, del messaggio che trasportate? State semplicemente e incredibilmente, dicendo che la cultura, le usanze, la civiltà del Nord e del Sud sono diverse e, c’è poco da girarci intorno, il senso è che è il Sud va civilizzato dal Nord, sempre che il Nord non sia stato intanto ‘infettato’ dal Sud. Pare che Bossi, voglia fondare una nuova Lega, con le idee e le prassi di una volta, delle origini: vi volete iscrivere a questa nuova Lega? Magari avete usato una consulenza di Borghezio?

Anche perché, a giudicare dalla intervista ad ‘Huffington’, fate anche di peggio, almeno dal mio punto di vista di incivile e rozzo meridionale. Eh sì, perché la storia dell’Erasmus intraregionale, anzi, intramacroregionale, è ridicola.
Forse non lo sapete, ma dovreste: in altri Paesi, ad esempio in Germania, gli studenti debbono frequentare più Università prima di laurearsi, non settentrionali o meridionali, ma per scelta e capacità culturale, solo che in altri Paesi, ad esempio in Germania, le Università offrono agli studenti alloggi gratuiti o quasi, offrono mense economicissime, offrono biblioteche, mezzi di trasporto gratuiti, ecc., ecc. altro che contaminazione!
Ma poi, direi, hanno peggiorato le cose, con un nuovo lunghissimo ‘post’ di spiegazione infastidita per i commenti di ‘certa stampa’ … beh non io perché ancora questo articolo non era uscito. Ma il linguaggio lo hanno adottato: ‘certa stampa’, cioè? nomi, cognomi e risposte, please. E aggiungere che sono andati ‘con umiltà’, ci fa solo piacere.

Molti anni fa, quando ancora esisteva il servizio militare obbligatorio, c’era una usanza importante e che fu per certi versi molto utile a favorire una maggiore coesione in una Italia ancora fortemente divisa tra Nord e Sud, dove ancora si poteva leggere sulle porte dei ristoranti che non erano ammessi i terroni, per non parlare del rifiuto, spesso, di affittare alloggi ai lavoratori che andavano al Nord per affollare le catene di montaggio della Fiat: l’usanza era di mandare i coscritti meridionali al Nord, molti meno al Sud, dove peraltro ricordiamo come si comportavano anche in precedenza. E voi vorreste proporre una sorta di viaggio premio degli studenti meridionali alNord’ (salvo a stabilire dove comincia il Nord e dove finisce il Sud e … cosa è il Centro?) per vedere, con gli occhi lucidi, come si vive nel civile Nord, come si studia nelle ricche Università del Nord, ecc. E mandare, anche, qualche studente del Nord, tutto agghindato pochette inclusa, a vedere come si vive nella … colonia del Sud.
Ma non lo dico io, leggete ciò che hanno scritto loro stessi circa alle 14.30: «la proposta sull’erasmus intranazionale (per universitari e liceali) era ovviamente simbolica» ovviamente e da cosa si deduce, e simbolica di che? «L’idea era quella di testimoniare la volontà di incontrarsi! I giovani del Sud che si spostano a Nord per studiare, hanno contezza di ciò che lasciano, i giovani del Nord, magari conoscono l’Europa e non hanno mai vissuto Catanzaro, Palermo, Napoli, Lecce, Potenza. Solo attraverso l’incontro c’è contaminazione, solo attraverso la contaminazione si diventa comunità»: l’ho appena detto, vengano dal Nord a vedere come viviamo noi, sporcaccioni, al sud (lettera minuscola, diamine e chi siamo noi meridionali)!

Esagero? Forse. Sono indignato per la pochezza di ciò che leggo, e per le assurde mentalità che traspaiono da ciò che leggo, ma che voi, solo voi, scrivete. Non una sola parola non è vostra; non una sola frase è ‘estrapolata’ dal contesto. Tutt’altro: è tutto lì, scritto da voi. E detto da voi all’uscita dall’incontro con il potente di turno a dire che ‘è bello’ parlare di questi problemi e che ora incontrerete altri potenti.

Nelle vostre piazze (anche se il sig. Santori, dice che non è da lui voluto … cattivi piazzaioli!) la gente entusiasta e felice finalmente di fare politica (fare, non far fare!) cantava ‘Bella ciao’.
Signor Santori, signora Jasmine ecc., vi suggerisco di ascoltare attentamente la stupenda, mozzafiato interpretazione di Bella ciao’ di Tosca, cantata magistralmente, con un ritmo calmo e non di marcetta, l’altra sera a ‘Dimartedì’, con voce calda, gentile, ma decisa in un modo rispettoso, prima che passionale, rispettoso della cultura, della storia che rappresenta.
Ascoltatela, magari più di una volta, e poi, in fretta, correggete le sciocchezze che avete scritte.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.