lunedì, Gennaio 27

Sardine: un ‘nuovo’ da non perdere d’occhio I ‘partigiani del 2020’ sanno cosa non vogliono -«Basta chiacchiere, liti in tv, dirette social, basta linguaggio di odio, basta alimentare paure», basta violenza verbale, che venga equiparata alla violenza fisica- e lo dicono forte e chiaro

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Non resta che augurarsi, a questo punto, che sappiano e vogliano restare quello che sono; non si inorgogliscano, non si montino la testa; che sappiano e vogliano rimanere persone educate che chiedono educazione; che si esprimono e manifestano con la civiltà che hanno finora avuto; che chiedano di essere ascoltati sapendo ascoltare; che sappiano dire e fare e prestare attenzione al tempo stesso quello che si dice e si fa.
Si parla del movimento delle ‘sardine’.

Cosa saranno, cosa faranno, nessuno lo può dire. Sono però, al momento, qualcosa di nuovo, che chiede qualcosa di nuovo; partecipa in prima persona, ed esprime valori che vanno accolti. Un ‘nuovodi cui molti mostrano di avere timore, e per questo in tanti si prodigano nel cercare di sminuirli, svillaneggiarli. Soprattutto a destra. E’, al tempo stesso, incomprensibile, e comprensibilissimo.

Chi c’è dietro queste sardine’, si chiedono in tanti; e più d’uno adombrando che siano la longa manus di qualcuno o qualcosa. Già questo tipo di insinuazioni è indicativo. Si nega per principio un’identità, e si dà corpo a una sorta di complotto.
Se davvero ci si vuole porre delle domande, degli interrogativi, meglio sarebbe domandarsi perché a un certo punto, sulla scena politica, lesardinehanno fatto irruzione; e se non copra, questo movimento, ancora allo stato larvale, un vuoto colpevolmente lasciato da altri: partiti, movimenti, sindacati, istituzioni. Se le piazze d’Italia, e da ultimo San Giovanni a Roma, si riempiono di centinaia di migliaia di persone, chi chiede ‘chi c’è dietro?’, piuttosto si chieda: perché tanti giovani si sono messi davanti a voi; e ponetevi il problema.

Perché i commenti acidi di sufficienza sono davvero fuori luogo. Lesardinenon ci sarebbero se partiti, movimenti, sindacati, istituzioni avessero fatto quello che a loro si chiedeva di fare. Le ‘sardine’, si esprimono in modo forse confuso, a volte scomposto, certamente poco organizzato; ma esprimono in modo nonviolento, pacifico, istanze che hanno fondamento.

Per anni, con rimprovero, si è detto e scritto che le nuove generazioni non erano animati da spirito ideale, chiusi nelle loro cuffie e schermi di computer, disinteressati a tutto e tutti, senza speranza; eccoli lì, con questa gran voglia di ascoltare ed essere ascoltati, dire e parlare; e di questo loro impegno li si rimprovera? E’ paradossale. A ogni piè sospinto si chiede loro di fornire progettualità, di esibire curriculum e si fa loro l’analisi del sangue. Per ora basta che esistono; riempiono le piazze, scuotono, non sono indifferenti. E’ già molto.

In queste ore i loro rappresentanti hanno elaborato una sorta di manifesto politico: recupero della dimensione sociale; non c’è una opzione partitica specifica, anche se ci si muove nel campo della sinistra. E si lancia la sfida dove il cosiddetto ‘sovranismo’ sembra vincere la partita. Le sardine vanno nelle periferie e nei ‘territori’. Stiamo a vedere.

Hanno scelto di riunirsi nel palazzo occupato di via Santa Croce in Gerusalemme a Roma, dove il 12 maggio scorso di notte entrò l’elemosiniere del Papa per togliere i sigilli ai contatori e riattivare la luce. Indica uno stato d’animo che lo collega a una sinistra che in questi anni ha guardato a Papa Bergoglio, che ai suoi interlocutori instancabile ripete di guardare alle cose che succedono nelle periferie: la storia è lì che si muove. Leggete quanto hanno scritto dopo l’incontro di ieri.

Uno dei leader di fatto del movimento, Mattia Santori, riassume: il primo obiettivo è tornare nelle piazze. L’altro traguardo è superare il 25 per cento dei consensi fra gli italiani: «Puntiamo a trovare un dialogo con la politica», ma «non siamo ancora pronti a trovare né i punti del dialogo né un interlocutore del dialogo».

A gennaio particolare attenzione alla Calabria e all’Emilia Romagna. Non ci sarà una lista civica e nessuno è autorizzato a utilizzare il nome Sardine. Sarà, però, un banco di prova, soprattutto nella regione dove apertamente questo movimento ha detto di sostenere il candidato di centrosinistra Stefano Bonaccini. Per ora promettono: «Non faremo un partito, non ci saranno candidature e non ci saranno liste civiche in Emilia Romagna. Appoggeremo le liste di sinistra».

Il Movimento ha poche ‘certezze’, ma una sì: «Questa è una piazza antifascista». A piazza San Giovanni l’apertura è stata affidata all’Anpi, l’Associazione dei Partigiani, che ha risposto come un nonno ai nipoti: «Grazie per averci ridato la passione, siete voi i partigiani del 2020». Se li si ascolta, chiedono servizi minimi per cui si pagano tante tasse: «città pulite, illuminate, strade sicure, trasporto pubblico efficiente». Dicono «Basta chiacchiere, liti in tv, dirette social, basta linguaggio di odio, basta alimentare paure». Sfogliamo insieme il loro ‘manifesto’, sono sei punti, all’insegna di un concetto molto semplice: «Ci fate sempre le stesse domande, ma siamo noi la domanda».

Ecco i sei punti: «1. Pretendiamo che chi è stato eletto vada a fare politica in sede istituzionale e non campagna elettorale permanente. 2. Pretendiamo che chiunque ricopre la carica di ministro comunichi solo sui canali istituzionali. 3. Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social, sia economica sia comunicativa. 4. “Pretendiamo che il mondo dell’informazione protegga, difenda e traduca questo sforzo in messaggi fedeli ai fatti. 5. Pretendiamo che la violenza venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica in ogni sua forma. E’ il momento che la violenza verbale venga equiparata alla violenza fisica. 6. Chiediamo di ripensare al decreto sicurezza».

Ingenui, confusionari, un pizzico presuntuosi… D’accordo. Ma conviene ugualmente tenerli d’occhio. Sono unnuovoche può dare qualche sorpresa.

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