sabato, Ottobre 24

Sardine, non un partito, ma la pulizia dei partiti Il ‘vaffa’ delle sardine -molto più forte della volgarità di Grillo o di Salvini-Meloni- con il sorriso e un po’ di sana cultura, per coordinare il ‘risveglio del popolo’ contro le brutture di questo immondo ceto politico, che però non va rovesciato, ma costretto a cambiare sé stesso

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Fatti diversi e contrastanti, troppi per commentarli tutti insieme, eppure bisogna tentare di riflettere su ciò che sta accadendo, perché, credo, per la rima volta da moltissimo tempo, qualcosa sta accadendo.
Lo ha capito perfino un uomo aberrante ma dal grande ‘fiuto’ politico come Matteo Salvini, che propone improbabili alleanze ‘bipartisan’ (sempre per usare la paroletta straniera e fingere di essere colti) ovviamente osteggiate dalla seconda parte del ‘duo Salvoni’ (Salvini-Meloni, per capirci). Premesso che valutare positivamente il ‘fiuto’ di Salvini non è un complimento per il medesimo, anzi, è la prova della sua inesistenza e inopportunità concettuale, la proposta dimostra che Salvini ‘fiuta’ che qualcosa gli sfugge di mano, che non domina più la scena.

Forse è prematuro, ma la mia impressione è che la gente, di Salvini, comincia ad averne abbastanza, specialmente da quando è diventato ‘moderato’, perché, finalmente, molti cominciano a capire che quelli di loro che sono di destra estrema, oscurantista e parafascista, rischiano che Salvini li usi per poi metterli in frigorifero.
Non per dire, l’ho scritto molte volte, che Salvini non sia concettualmente fascista, ma per dire che il progressivo voltafaccia verso atteggiamenti più possibilisti, loscoprea destra (uso il linguaggio politichese, per farmi comprendere dai politicanti che così si esprimono) e gli elettori potenziali di Salvini cominciano a dividersi: una parte, non enorme ma significativa, si orienta verso Giorgia Meloni, un’altra (secondo me minore) resta con Salvini e una terza non sa più che pesci pigliare e si guarda un po’ intorno.
Non ho usato a caso la parola pesci, perché è lì, proprio lì, cioè tra la gente dabbene, di destra, ma non fascistoide e violenta, che si può creare quella frattura che potrebbe portare ad un distacco dal salvinismo, rafforzando residualmente Meloni. Certo, poi il rischio enorme (e se accade la ‘colpa’ sarebbe proprio delle sardine) è che quel disamore finisca tra le braccia di un Renzi qualunque, se le sardine si indirizzeranno verso azioni di politica partecipata’, insomma di sostegno ai partiti, magari di sinistra.
Sarebbe, dicevo ieri e ripeto oggi, un errore gravissimo, mortale, mortale per la democrazia italiana. Perché, lo ripeto ancora, la gente che va in piazza ci va da sola e dalle sardine non si aspetta un partito, ma la pulizia dei partiti.

Intanto, su un altro fronte, gli stellini si affannano a trovarne una al giorno per fare due cose contemporaneamente, fingere di rinnovarsi e crescere, e colpire sotto la cintura Giggino, che non hanno né il coraggio né la forza di cacciare; anche perché, credo, i più svegli tra di loro cominciano a capire che gli stellini sono finiti.
Non hanno idee, non hanno progetti: ‘risolvono problemi’ e fanno contratti. E che ti fanno? Ti inventano ifacilitatori’ (tutto il linguaggio, non a caso, è da ‘Pulp Fiction’) che a loro volta creano dei facilitatori più piccoli, per affiancare il capo (cioè cercare di fregarlo) e per studiare i problemi (ma finora che hanno fatto?), ma non in termini di posizioni politiche o ideologiche o culturali, ma tecnici. Sì, loro risolvono i problemi nell’idea demente (e incolta, ma del resto gli stellini questo sono!) che i problemi si risolvono a prescindere dalla politica, cioè dalle idee, e, insomma, dalla prospettiva, se volete dell’ideologia, non dell’ideologismo.
Poi, non contenti, dopo avere fatto strilli vari per fingere di mettere in difficoltà il Governo sulla banca barese, minacciando fuoco e fiamme, se ne escono con la decisione di salvare la banca, e di nonfare sconti a chi ha sbagliato: come se dipendesse da loro. Se qualcuno ha fatto pasticci, magari anche con la ‘politica’ non sarà certo Giggino a fare qualcosa, ma la Magistratura. E se non si troverà nulla Giggino avrà, al solito, parlato a vanvera. Però continuando a borbottare demenze come la nazionalizzazione della Banca d’Italia. L’unica idea che gli stellini hanno in testa: nazionalizzare tutto, perché così si fanno gli interessi dei cittadini.
Certo, per gente che non sa cosa sia la storia e che a stento sa leggere, si può anche dire, ma chiunque ricordi cosa sono state le imprese e le banche di Stato (per non parlare del panettone di Stato, dell’energia di Stato, della plastica di Stato, ecc.) sa che è la via migliore per distruggere quel poco che resta della nostra affannata economia.

Poi si fanno vertici, fissati a una certa ora e rinviati sei volte, ma non tutti partecipano e qualcuno in più si presenta, insomma il solito pasticcio, che pochette minaccia (ormai lo fa ogni tre minuti) che se non va a buon fine lui si dimette … ma tanto quale sia il ‘buon fine’ per pochette lo sa solo pochette. Che avvilimento.

La cerniera, a questo punto, diventano le sardine. E molti lo hanno ben capito. Molti, da Casa Pound allo stesso Salvini a … qualche politicante o consigliere o ‘consigliori’ più o meno di sinistra; posso solo aggiungere che non per caso sono sbeffeggiati dai renziani ufficiali e della quinta colonna del PD. E così si legge che le sardine devono intervenire nelle elezioni emiliane con liste a sostegno della sinistra, per evitare di perdere per un voto e poi avere rimorsi.

La mia impressione, anzi, meglio, il mio terrore è che qualcuno tra costoro, le sardine, cominci davvero a pensarla così, cominci a pensare ad un partito, ad una organizzazione permanente. Il fatto che abbiano fatto una sorta di coordinamento è anche opportuno, specialmente se serve a eliminare l’idea del ‘capo’ sardina -l’ho detto ieri. Ma bisogna fare attenzione a non farne una struttura organizzativa che cominci a costare e che quindi richieda aiuti ecommistioni’ e che si formi per … ‘correnti’.

Sia chiaro, un po’ di coordinamento e di organizzazione va benissimo, ma non per sostenere questo o quello, ma per coordinare la grande idea fin qui portata avanti delrisveglio del popolocontro le brutture di questo immondo ceto politico, che però, necessariamente, non va rovesciato o, peggio, affiancato da qualche nuovo politicante, ma costretto sotto la pressione del popolo vero (non di quello salvoniano, né di quello grillino) a cambiare sé stesso, sostituendo molte delle facce patibolari attualmente al potere nei partiti e nel Governo, con persone normali, attente e colte e competenti. Ce ne sono nei partiti, poche, ma ce ne sono. Ma non possono emergere tra le correnti i capibastone, i capataz vari ecc. Potrebbero emergere sotto la pressione del popolo che, lo hanno scritto proprio le sardine, vuole politica vera, senza odio e con prospettive, per poter scegliere e decidere, cercano la politica vera disperatamente.

Confesso che comincio seriamente a preoccuparmi per questa pressione concentrica a spasmodica per indurre alla creazione di un partito o per cercare di metterci il cappello su.
Speriamo che, specialmente i ‘capi’ facile preda dell’ubriacatura da ‘fama’, speriamo che capiscano che possono rappresentare davvero ilpopolosolo se sapranno essere parte del popolo, di tutto il popolo insieme, rispettando il popolo, tutto il popolo, anche -me lo si consenta- qualche volta mostrando di farlo anche solo nel modo di vestire e di agghindarsi in modo più accettabile per i ‘capelli d’argento’: non è una cosa secondaria, credo, anche perché il vaffadelle sardine (molto più pesante della volgarità di Grillo o di Salvoni’) è uno e uno solo, anzi, due: il sorriso e un po’ di sana cultura. Ma se la china dovesse essere quella del ‘domani facciamo un partito’, sarà la fine anche di questa bella esperienza.
Sono pessimista? No, sono preoccupato, molto preoccupato.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.