mercoledì, Settembre 30

Sardine, Mattia Santori, usate il sardinese, non il politichese! Santori sta eccedendo, lui e i suoi ‘co’ o ‘sotto’ capi. Non che dica delle cose sbagliate, ma sono troppe e sempre più in politichese. Se usi il politichese ti rispondono in politichese e ti fregano

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Spero proprio di sbagliare, ma lo ripeto: a parlare troppo si finisce per toppare o, almeno, per essere noiosi, troppo visti … invadenti. È una questione di misura e quindi di tempi, beninteso, ma è una questione da prendere sul serio. Mi riferisco, nella specie al capo-sardina Mattia Santori. Simpatico, intelligente, fascinoso, non piacione, noi a Napoli diremmo ‘stracciafemmine’, ma ormai ogni giorno ne vediamo un po’, magari non lui, ma qualche sotto-capo, ma un po’ ogni giorno. Rischia di andare in concorrenza con gli invasori professionali di video, la compagnia di giro ormai insopportabile dei vari giornalisti, scrittori, ecc. sempre gli stessi sette o otto: tutti i giorni ne trovi uno o tutti, e anche più volte al giorno. Per lo più intenti a parlare rotondamente e rotondamente di sé, per lo più dei propri libri, frutto della propria grande fantasia o della scoperta di essere diventati un’altra cosa, un romanziere, uno storico, un sociologo, un giurista, per lo più inattaccabili e che ne sanno una o due più del diavolo: titolari come sono di giudizi secchi, definitivi, tanto poi nessuno se li ricorda dopo un paio di giorni. Eh, viene voglia di dire: uno fatica come un cane, sputa sangue e sudore sui libri, si cura dagli inevitabili esaurimenti nervosi, dalla scoliosi, ecc., per diventare appunto un qualcosa di quelli, e ti arriva uno che, così dalla sera alla mattina, sproloquia in favore di telecamere.

Ma, torniamo a noi. Santori sta eccedendo, lui e i suoi co o sotto-capi. Non che dica delle cose sbagliate, almeno finora, ma sono troppe e sempre più in politichese, e quindi sempre meno in sardinese. Male. Che il PD di Nicola Zingaretti parli dei decreti sicurezza con la stessa cautela con la quale parlava dei conflitti di interesse di Silvio Berlusconi, è verosimile, anzi, è vero. Ma detto così è detto in politichese, cioè è un calcio negli stinchi e basta. Roba da Matteo Renzi, che dichiara che se Zingaretti cambia un po’ il PD lui, Renzi, ha davanti una autostrada, naturalmente ‘curata’ dai Benetton.

E, badate, non parlo a caso: lui, in politichese puro, parla dimancata discontinuità’, e immediatamente l’uomo delle manovre nel PD, spara contro per dire, inaugurando gli esercizi spirituali del PD, con toni molto rudi (da vecchio democristiano duro e puro): «Vorrei che la smettessimo con questa idiozia sulla mancata discontinuità. E’ un’offesa … Sui decreti sicurezza partiremo dal recepimento delle indicazioni del Presidente Mattarella e poi il Parlamento farà il suo lavoro». Capito Mattia (e non Matteo, solo per una vocale!), capito come si fa? se usi il politichese ti rispondono in politichese e ti fregano, mio caro. Don Dario Franceschini ti ha sistemato: il decreto si lascia com’è, spiegandolo con la solita solfa dimaiana della ‘squadra’ (uffa!) «quando sei in una squadra dovresti valorizzare le cose positive che si fanno». Un ceffone a due mani, altro che riforma del PD e balle simili, ma la prospettiva, gli alleati non sono avversari e via doroteizzando.
Ora, caro Mattia, siete in campo e siete diventati avversari, gli altri sono alleati. Poi Zingaretti interverrà ad abbassare i toni e voi non scenderete in piazza a direcosì no’, ‘così non va perché altrimenti vincerebbe la Bergonzoni’. E sarete entrati nella macina per deglutirvi e sarete deglutiti.

Colpa tua, perché dalle sardine uno si aspetta che dicano gentilmente, perché loro fanno della levità e della gentilezza un vanto e fanno bene, dovrebbero dire, oggi, subito, a maggior ragione: ‘cari PD datevi una mossa, le elezioni in Emilia e in Calabria (della quale nessuno parla, ed è molto grave, gravissimo) sono vicine e molti (questo è il punto) di noi sardine decideremo chi votare se sarà stata presentata o meno una proposta vera di legge per l’abolizione (abolizione!) dei decreti sicurezza, per l’istituzione (subito non fra dieci anni) dello ius culturae, per la soluzione razionale (e quindi non bonafedica) del problema della prescrizione’, che è una parte integrante e inscindibile di una riforma vera del processo penale e di quello civile.
Al di là del fatto, e posso anche capire che il capo-sardina non essendo un esperto di diritto come Travaglio, potrebbe avere remore a parlarne, però sul fatto che il processo penale e quello civile (che poi è molto, ma molto, ma moltissimo più grave … solo gli stellini e Bonafede non lo capiscono, e come potrebbero?) che quei processi, dico, funzionino malissimo è evidente, plateale, palmare. E allora, io mi aspetterei, in perfetto stile sardinico, che il capo-sardina dicesse: ‘noi non sappiamo come si risolve il problema, ma i politici siete voi, fate buona politica e fatela subito, convocate esperti veri del problema e risolvetelo, subito e in prospettiva, se no la avrete da fare con noi’.

Voglio dire che suonano male nella bocca di una sardina i riferimenti alla politica del passato, i collegamenti ad altri fatti, ecc. Il popolo se ne frega dei paragoni finalizzati a fare critiche allusive, oltre tutto manco se li ricordano quei fatti, vuole fatti concreti e fatti bene, e, udite udite, che servano al popolo.
Sardine, scusate, ma non siete voi quelli che hanno posto proprio il problema o sono io che me lo sogno? Non siete voi che ‘siete’ il popolo? E il popolo guarda a domani, vuole cambiare la propria situazione domani, non lamentarsi di come fino a oggi la loro situazione è stata pessima. È, forse, la differenza principale tra voi e gli stellini e i leghisti: questi ultimi due odiano, vaffano, maledicono, condannano, cancellano, distruggono, ecc., voi volete una politica buona (prima che nuova). O sono io che ho capito male?

Quanto al parallelo proposto con gli stellini … beh, lì mi sarei anche un po’ offeso. Non è solo questione di livello, sia chiaro, ma di contenuti e di stile.
Gli stellini sono i dilettanti allo sbaraglio che pretendono di suonare il trombone senza avere mai suonato nemmeno un fischietto. Le sardine, se ho ben capito, sono esattamente l’opposto: loro non vogliono suonare il trombone e nemmeno il fischietto, loro vogliono che chi è pagato per farlo lo faccia e, non solo, lo faccia anche bene.

Ecco, io mi illudo di poter dire che un capo-sardina (che già, però, che ci sia un ‘capo’ non mi suona molto bene) non direbbe mai, sorridendo nel suo abituale modo furbesco e allusivo, di avere parlato con Putin, Erdogan e non so chi altro («All’amico Borrell ho detto ….», parola di Luigi Di Maio; ma vi rendete conto?) e di avere trovato con loro un accordo per una soluzione negoziata e pacifica della crisi libica. Insomma, sarebbe un tantino più cauto, magari anche più modesto, ma specialmente dimostrerebbe, nei fatti, non a parole, di conoscere il problema, di averlo studiato (e certo non bastano mezz’ora o poco più) di sentirsi impreparato al compito e di volere che qualcuno più preparato di lui faccia qualcosa per risolverlo. Senza fare battutine velenose e spocchiose su Marco Minniti: non perché Minniti sia il sale della terra, figuriamoci, ma perché la cosa è il solito siluro contro gli odiati alleati. Appunto politicanti, appunto gli ‘odiati alleati’.

Proprio così: ancora una volta sardine e stellini sono agli antipodi. Gli stellini (lo so quello che sto per dire non è politicamente corretto) sono semplicemente la faccia giovanilistica e eroticamente legata alla tecnologia comunicativa (che peraltro non conoscono affatto, e lo si vede bene … appunto, credono di sapere, ma non fanno lo sforzo di sapere, ma nemmeno di chiedere che altri sappiano), l’altra faccia, ripeto, dei leghisti alla Salvini. Identici, lo so è una mia fissazione, ma tanto è innocua, identici. Perché il populismo, la superficialità, chiunque la pratichi è uguale. Salvini eccita il ‘popolo’ all’odio, gli stellini eccitano il popolo al disprezzo per la conoscenza e la competenza, che credono che siano i poteri forti.
Le sardine no.

E allora, cautela, calma, non invadenza ma riflessione, anche compunta. Eh sì, compunta, cioè rispettosa di chi guarda e ascolta, nei toni (e, a dire il vero, lo fanno) e nelle forme, come dire: una cravatta non ha mai strozzato nessuno, ma dà l’impressione che sai che esiste e che certe volte serve … cravatta, non pochette.

Capisco anche che siano molto cauti sulle urlate di Nicola Zingaretti, il nuovo partito (pare che lo vogliano chiamare ‘i democratici’ … ascoltatemi, fidatevi, lasciate il nome, fate cose, non come Della Valle, ma insomma ci siamo capiti) che effettivamente non si capisce cosa sia. Ma fanno bene a dirlo, per intendere che voi, cioè noi personecomuni’, come ci chiamano i politicanti nostrani, siamo pazienti, silenziosi, ragionevoli, senza bandiere, non violenti, ma, per citare un libro ben noto, ‘nel loro piccolo anche le formiche si incazzano!

Ma poi, il capo-sardina, annuncia che, alla fine, faranno un congresso pure loro, sono alla ricerca di un Monastero in disuso.
Aiuto!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.