lunedì, Ottobre 21

Sanzioni al Venezuela, fronte comune Cina-Russia contro gli Usa GB, May pronta a cercare di negoziare con l'Ue modifiche all'accordo sulla Brexit

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Le sanzioni Usa contro la compagnia petrolifera venezuelana (Pdvsa) sono illegittime. Lo ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, che torna a mettere nel mirino Washington dopo la presa di posizione di Trump e della sua amministrazione contro Nicolas Maduro. «La leadership venezuelana ha già descritto queste sanzioni come illegittime e noi aderiamo pienamente a questo punto di vista», ha affermato Peskov ricordando «l’atteggiamento coerente di Mosca a tali restrizioni, alle quali i colleghi americani stanno cominciando a ricorrere sempre più spesso».

Mentre il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha rincarato al dose: «Siamo preoccupati per ciò che gli Stati Uniti e i suoi più stretti alleati stanno facendo nei confronti del Venezuela, violando apertamente tutte le norme immaginabili del diritto internazionale e perseguendo apertamente una politica volta a rovesciare il governo legittimo».

Sulla stessa linea di Mosca è la Cina, con il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, che ha detto: «Le sanzioni sul Venezuela porteranno a deteriorare le condizioni di vita della popolazione e gli Usa dovrebbero farsi carico delle responsabilità legate alle gravi conseguenze».

Russia e Cina nel mirino di Dan Coats, direttore della National Intelligence. In un’audizione al Senato americano, ha infatti affermato che è probabile che la Russia rafforzi i suoi sforzi sui social media per aggravare le tensioni sociali e razziali in Usa per influenzare le elezioni presidenziali del 2020. Secondo Coats Mosca e Pechino «pongono le più grandi minacce e e sono più allineate di quanto lo siano mai state negli ultimi decenni». Mentre sulla Corea del Nord ha ammesso che difficilmente rinuncerà alle sue armi nucleari e alle sue capacità di produrle.

In Gran Bretagna, Theresa May è pronta a cercare di negoziare con l’Ue modifiche all’accordo sulla Brexit che introducano garanzie vincolanti contro il contestato meccanismo del backstop per l’Irlanda. La premier lo ha detto inaugurando oggi la ripresa del dibattito ai Comuni sul ‘piano B’ sull’addio all’Europa, che sarà votato il 13 febbraio. Rimane critico il leader labour Jeremy Corbyn, secondo cui il tentativo di Theresa May di ottenere dall’Ue entro il 13 febbraio le modifiche all’accordo sulla Brexit «che non è riuscita a portare a casa in due anni» è vano. Ma non solo: rischia di mettere il Paese di fronte al «pericolo d’uno sconsiderato no deal».

Andiamo in Francia, perché cinque persone sono state fermate nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato al mercatino di Strasburgo. I fermati sono sospettati di essere coinvolti nella fornitura dell’arma all’attentatore Cherif Chekatt.

In UcrainaPetro Poroshenko ha annunciato la sua candidatura alle presidenziali del 31 marzo confermando ufficialmente la sua intenzione di correre per un secondo mandato. Il presidente ucraino ha promesso che, in caso di rielezione, continuerà a perseguire l’ingresso di Kiev nell’Unione europea e nella Nato.

Continua la visita del ministro degli esteri italiano Enzo Moavero Milanesi in Medioriente. Oggi incontro con il presidente palestinese Abu Mazen: «Abbiamo parlato del dialogo e della necessità di portare avanti il processo di pace in termini giusti ed equi», ha detto, «Il dialogo è essenziale perché con esso si costruisce la fiducia e con questa si può arrivare all’accordo».

Intanto l’Olp ha lanciato un appello all’Onu:  «Chiediamo che garantisca la sicurezza e la protezione del popolo della Palestina e dislochi una ‘Presenza internazionale permanente’ nella Palestina occupata, Gerusalemme est inclusa, fino al termine della occupazione militare israeliana».

Chiudiamo con la Nigeria, dove più di 30mila persone sono scappate nel fine settimana dalla città di Rann per paura di nuovi attacchi di Boko Haram. Lo denuncia l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Solo in questo mese 9 mila persone sono già fuggite in Camerun in seguito all’attacco del gruppo terroristico del 14 gennaio in cui sono morte 14 persone.

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