giovedì, Marzo 21

Sanremo: Vi racconto l'arrangiatore dei Pooh Biagio Puma racconta Danilo Ballo, "uno dei più grandi musicisti e arrangiatori contemporanei"

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Biagio Puma, classe 1964, segno zodiacale Acquario, siciliano naturalizzato torinese, è una di quelle tipiche persone autenticamente sensibili e introverse che parla poco, proprio perché dedito ai fatti. Alle cose che contano davvero. Ma, quando sceglie di aprirsi al racconto, è perché vi sono ricordi importanti da condividere. Una fortunata carriera da produttore discografico e ingegnere del suono per artisti affermati. In questa foto: da sinistra, Rita Pavone, Danilo Ballo, Marco Pavone, Fulvio Mancini della ‘BMG Ricordi’ e Biagio Puma in una foto d’epoca al ‘Charisma Studio’ di Torino negli anni ’90.

Un’amicizia vera, sanguigna e sincera, che lo lega da trent’anni a questa parte a Danilo Ballo: tra i migliori musicisti italiani, è da più di due decenni al fianco dei Pooh in veste di arrangiatore: colui che dà forma e gusto musicale alle loro canzoni, accentuandone così il valore intrinseco.
Come ha saputo fare anche in ‘Pensiero’, la versione del 2015 del celebre capolavoro rifatta in studio insieme al valente Marco Barusso.

Dietro un successo musicale, c’è sempre una persona seria. Un professionista.
Ecco perché Biagio Puma ha scelto volentieri di condividere con noi i ricordi, le emozioni, e narrare con stima la genesi e il talento specchiato del raffinato e capace ‘sarto sonoro’ dei Pooh, tra i superospiti di punta a Sanremo 2016.

Biagio, chi è Danilo Ballo?

Uno dei più grandi musicisti e arrangiatori contemporanei.

 

Quando è avvenuto il vostro incontro?

Nel 1986, al militare, alla Caserma ‘Morelli di Popolo’, in corso Unione Sovietica a Torino. Io ero due scaglioni avanti il suo. Una sera, a cena, mi trovò in mensa assorto nella lettura di manuali di istruzioni di apparecchiature da incisione e strumenti musicali vari. Lui, al vedere quella scena, mi domandò di che cosa mi occupassi. Pensai -lì per lì- che si trattasse di uno dei soliti curiosi. Come se, in realtà, non capisse di cosa mi stessi occupando. Abitava allora a Borghetto Santo Spirito, in Liguria. Era venuto a Torino per assolvere agli obblighi di leva.

 

E poi, invece, che cosa accadde?

Mi dovetti ricredere all’istante. Cercai in primis di essere evasivo, ma poi mi resi subito conto che Danilo Ballo era ferratissimo in materia. All’epoca avevo già un mio primo studio casalingo. Diventammo amici. Una sera di libera uscita, mi propose di venirmi a trovare in sala d’incisione. Da lì è nato tutto.

 

Quale fu il primo frutto della vostra collaborazione?

Danilo, con pochi strumenti musicali che erano lì a disposizione, mi chiese cosa potevamo preparare al volo in quel contesto. Optammo per ‘Call me’ di Ivana Spagna: appena uscita, impazzava già a tambur battente in tutto il mondo.

 

Scelta azzeccata, davvero. A Sanremo 2016 non ho sentito nulla di altrettanto valido…

Un pezzo straordinario ancora oggi. Spagna è una vera signora della canzone. In quel momento vidi volare le sue mani su un sequencer storico della ‘Roland’, e su qualche tastiera sparse lì attorno. Dopo poche ore di lavoro premette ‘play’, e fece partire il pezzo. Rimasi a bocca aperta: suonava proprio come l‘ellepi della grande Ivana!

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