giovedì, Febbraio 20

Sanremo va, l’Es della politica anche, con i Tony Rizzotto Fare la politica del giorno per giorno non solo non paga, ma non funziona, anzi, è pericolosa

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Come sempre accade, anche nel 2020, la politica si è fermata e inchinata a Sanremo. Normale.
La cronaca politica ha lasciato spazio alla cronaca festivaliera. Anche perché, di fatto, poco o nulla accade. Giorgia Meloni, dopo aver aperto a Roma la National Conservatism Conference, è volata a Washington per quella che lei definisce una ‘settimana internazionale’ di Fratelli d’Italia, alla convention National Prayer Breakfast, e da là manda messaggi, con grande piglio istituzionale, di come l’Italia potrebbe essere ottimamente governata da sovranisti come Lei capaci di parlare con gli altri Paesi.
Matteo Salvini non è andato a Washington, ha incontrato Viktor Orbàn a Roma, ma senza troppe telecamere, a differenza delle altre volte, si è solo limitato ad arrabbiarsi perché il Viminale ha aumento i rimborsi per l’accoglienza dei migranti, mentre la sua Bestia è al lavoro per nascondere notizie poco edificanti quale quella del consigliere regionale siciliano Tony Rizzotto (ex Lega) accusato (sottolineo a scanso di equivoci, ‘accusato’, poi saranno i giudici a decidere) di aver sottratto, insieme al suo collaboratore, Alessandro Giammona, 500 mila Euro ad un ente per disabili.
Movimento 5 Stelle, sempre più nelle pesti (tanto per dirne una: calo del 32% degli iscritti in 5 anni), e già non fosse abbastanza dilaniato, Giggino (al secolo Luigi Di Maio) ci mette del suo e decide, dopo pochi giorni dal suo ritiro dalle scene, di ritornare in scena convocando per il 15 febbraio la piazza per difendere le ‘grandi’ leggi del Movimento. La prescrizione ancora in alto mare tra i litigi di Alfonso Bonafede e Matteo Renzi, con il PD che più o meno sta a guardare.

Ecco, in questo momento di ‘piatta’, parliamo un po’ di politica.
Una delle cose che meglio ho, abbiamo, imparato in questi ultimi anni di pessima politica è una e certa: che fare la politica del giorno per giorno non solo non paga, ma non funziona, anzi, è pericolosa, tra l’altro perché apre la strada a colpi di testa.

L’esempio dei grillini e, in particolare, di Giggino, è una evidenza assoluta. In un panorama politico, bisogno riconoscerlo, devastato e inconcludente, anche se non specialmente nella sinistra, la risposta è stata la politica di Wolf, ‘risolviamo i problemi indipendentemente dalla sinistra o dalla destra’. La cosa, a Wolf e ai suoi due ‘protetti’, può funzionare: Wolf non si pone il problema di chi ha ucciso chi o del perché, nemmeno si domanda se sia utile o meno avvertire la Polizia o se il deceduto ha una famiglia cui comunicare l’evento, ecc., si pone solo il problema di eliminare il cadavere, pulire l’auto, liberare la casa prima dell’arrivo della moglie del proprietario della casa.

Purtroppo, gli ultimi anni della politica italiana sono stati proprio questo. Diciamocelo francamente, anche ad opera della sinistra quando ha governato. Perfino nella opposizione alla destra berlusconiana, la sinistra non ha mai mostrato nulla di più di una volontà di cancellazione del personaggio, senza nemmeno porsi il problema del perché Berlusconi avesse tanti voti. E neanche (e questo è molto grave) del perché sia crollato. Berlusconi colpiva l’immaginazione per le promesse da gradasso e la vita da debosciato, ma la sinistra lo ha combattuto nei tribunali, cioè ha delegato la lotta alla Magistratura, ma non nella politica o negli ideali.

Ma, alla fine, cosa ha opposto la sinistra a Berlusconi? Matteo Renzi, che ha colpito l’immaginazione di molti per la sua presenza continua, per le vaghe promesse di rinnovamento della politica attraverso -e non è secondario- la rottamazione, cioè, attraverso un atto di violenza, e infine il suo protagonismo, che è ciò che lo ha portato alla sconfitta. Quando la gente ha cominciato ad intuire che il suo ruolo rischiava di diventare un ruolo autoritario lo ha mandato a casa. Ma Renzi, badate, è stato battuto proprio dal fatto che chi si è opposto alle sue manovre costituzionali ha combattuto e ha saputo dare l’idea che si stesse combattendo per un ideale, che sembrava messo a rischio, e cioè la democrazia e lo stato di diritto.

Non sto dando giudizi, ma cerco di descrivere una situazione, che ha potato alla vittoria dei grillini. In base a cosa? ad un ‘vaffa’ generalizzato contro un non meglio identificato potere, i poteri forti, la distruzione dell’ambiente, ecc.

Ma, poi, il Movimento ha fatto due cose entrambe negative: ha sdoganato l’uso del linguaggio violento e della superficialità nella soluzione dei problemi: Wolf, ma con scarsa padronanza del ‘mestiere’. Ciò è poi andato a vantaggio alla fine della Lega di Salvini, che ha intuito che la strada del successo era esattamente quella: l’aggressività e la violenza verbale con lo sdoganamento di idee e comportamenti finora considerati inaccettabili, trovando nei migranti il bersaglio, ma anche anche nell’Europa, nell’Euro, nell’orgoglio nazionale, nell’ostilità anche agli stranieri non migranti. Vedasi il successo 2016, e che prosegue, di Donald Trump: lui questo ha fatto, ha usato e usa violenza (anche nell’espressione sempre truce, un po’ imitata da Salvini) e ha sdoganato tutto l’inaccettabile, quello che nella psicologia freudiana si chiamerebbe Es, credo, l’Es della politica. Anzi, non solo i migranti, ma anche l’Europa, l’Euro, l’orgoglio nazionale, l’ostilità anche agli stranieri non migranti.
Incredibilmente,
Salvini ha dato degli ‘ideali’. Pessimi, certo, ma l’opposto della politichetta degli accordi oscuri, delle ‘pastette’, dell’ambiguità e del rinvio, ma anche della superficialità, del pressapochismo, dell’improvvisazione.

I due –Salvini e Di Maio-, l’ho detto più volte, hanno gli stessi metodi e si propongono le medesime cose: rovesciare l’esistente e soddisfare le presunte esigenze di un soggetto improvvisamente tirato in ballo da entrambi, il popolo.
Non è mica un caso che uno dei provvedimenti cui maggiormente tengono gli stellini si chiami ‘spazzacorrotti’, una cosa generica e insulsa, ma che nell’immaginazione della gente è l’equivalente del ‘vaffa’ e che si risolve in una generica promessa di condanna dei ‘cattivi’ e anche dei giudici, se non si sbrigano a condannarli. E non è un caso che entrambi, collaborando, hanno scelto azioni tipicamente populiste, anche se del tutto prive di contenuti culturali e di prospettiva: il reddito di cittadinanza e quota 100. Cose in sé belle a vedersi, ma costose e di poco risultato e per di più diseducative.

A questo aspetto aggressivo e polemico contro un non meglio identificato ‘passato’, si è aggiunta la grigia politica di Giggino & co. delnoi risolviamo problemi’, senza prospettiva, senza un disegno complessivo, senza unideale’. Furbescamente Salvini il suo ideale’, fatto di odio, lo ha mantenuto, i grillini no, si sono trasformati in grigi amministratori dell’esistente, salvo a fare battaglie insulse contro cose visibilmente nell’interesse di tutti, se non altro sul piano economico, come per il TAV, ma entrambi hanno sollecitato, anzi, propagandato, l’ignoranza e lo sprezzo per ciò che di ‘buono’ fa lo Stato.

Forse esagero, ma mi ha colpito moltissimo perché da leggere proprio in questa chiave, lo stupido vandalismo di un gruppo, certo numeroso, di imbecilli -per essere generosi- che hanno spostato, imbrattandone alcuni, i lupi di ferro (ognuno di oltre 300 chili!) portati a Napoli in Piazza del Plebiscito dall’artista cinese Liu Ruowang. Odio verso le istituzioni, disprezzo per la cultura e anche per l’onore ricevuto di quell’opera: a che serve? Ma non basta, permettetemi, la cosa è di una gravità enorme per le considerazioni su quello che è diventato il nostro Paese, perché il fatto è accaduto in una delle piazze più belle di Napoli, di fronte al Palazzo Reale, accanto alla Prefettura, accanto al comando delle Forze Armate, davanti alla stupenda chiesa, anzi, la Basilica reale di S. Francesco di Paola, allo sbocco della Piazza San Ferdinando, a due passi dal Teatro S. Carlo, in pieno centro della ‘movida’ napoletana: nessuno si è accorto di nulla, possibile? Questo è lo stato del nostro Paese, questo, anche, spiega la diffidenza e la rabbia della gente e la paura: chi li protegge i cittadini?

Le sardine hanno il merito di avere colto il desiderio di ideali e di idee, di normalità e di conoscenza di moltissima gente, che difronte a questo sfascio si era tirata indietro dalla politica, volgare, banale, rozza, sciatta e sguaiata.
Se riusciranno a non cadere nella tentazione del potere, potranno essere proprio le sardine la cerniera di una svolta grande della mentalità del nostro Paese: una svolta di legalità, ma non di legalismo, di onestà, ma non di giustizialismo, di solidarietà, ma non di ugualitarismo, di apertura anche coraggiosa, ma non di svendita.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.