martedì, Marzo 26

Sanremo tra speranze, delusioni e ricordi A colloquio con Beppe Dati, prolifico autore vincitore di tre edizioni del Festival e di brani cult quali ‘Cosa resterà degli Anni 80’, ‘Cirano’ e ‘Gli uomini non cambiano’, interpretato dalla grande Mia Martini, “bella dolce e tenera artista bastonata dalla vita”

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Sanremo e il film ‘Io sono Mia’, due eventi concatenati che inducono a una qualche riflessione sulla manifestazione canora, il suo rapporto con i grandi interpreti e lo stato della canzone italiana. Riflessione che intendiamo svolgere insieme ad uno degli autori più profondi e sensibili, l’unico di cui Francesco Guccini ha interpretato 4 brani (tra cui il celebre ‘Cirano’) che, anche a Sanremo, ha lasciato un segno, con pezzi come ‘Gli uomini non cambiano’ interpretato proprio dalla grande Mia Martini, ‘Cosa resterà degli Anni 80’, ‘La forza della vita’, ‘Disperato’, ‘Brutta’ e altri ancora:  parliamo di Beppe Dati,  centinaia di brani al suo attivo, tre vittorie a Sanremo, il Premio della critica perL’uomo volante’, autore anche di un musical di grande successo come ‘Robin Hood’ e, più recentemente, dell’opera musicale ‘Il mio Gesù’.

Beppe, al Festival hai concorso varie volte ottenendo quasi sempre  lusinghieri risultati e il Premio della Critica per L’uomo volante, interpretato da Marco Masini, che lo portò al successo. Segui anche quest’anno il Festival?

Certo, come potrei non  seguirlo? Mi ha fatto vivere esperienze di vita, emozioni e  anche amarezze…. Come quando Mia fu privata del meritato successo con il brano “Gli uomini non cambiano” scritto  da me da Giancarlo Bigazzi e Marco Falagiani,  che poi è stato premiato col tempo ed è uno di quelli che resteranno più legati alla  figura di questa grande e sfortunata artista.

A lei è dedicato il film ”Io sono Mia” in onda sulla Rai il 12 febbraio (interprete Serena Rossi, regia di Riccardo Donna)  quando ancora non si sarà spenta l’eco del Festival: che ricordo, che immagine di lei ti porti dentro?

Non ci siamo frequentati a lungo, giusto il periodo  per registrare a Firenze l’album Lacrime in cui è inserito il brano  e durante il Festival: nei boxi dell’Ariston,  a cena e nei momenti dell’attesa dell’esibizione e del risultato. Momenti difficili, poiché all’euforia iniziale ed alle voci che la davano vincente, subentrò la cocente delusione per essere stata scavalcata nel finale dalla canzone di  Barbarossa. Mia doveva vincere sia per la grande interpretazione nella quale gettò cuore e anima che  per il valore qualitativo del brano presentato. Erano anni che Mia attendeva un tale meritato riconoscimento.  Per lei fu un’altra ferita, dopo quelle subite in precedenza a San Remo e per le ignobili maldicenze diffuse sulla sua persona. Era il ’92, io in quel Festival ero in corsa anche con  Paolo Vallesi  – La forza della vita-  giunto al terzo posto. Un altro nostro brano  (Rapsodia) Mia lo portò sempre nello stesso anno  all’Eurovision Song Contestet, dove si classificò al 4° posto. Il ricordo di lei che mi porto nel cuore e nella mente è quello di una donna fragile, dolce, tenera, bastonata dalla vita. Mia non era molto espansiva. Da allora si chiuse ancor di più in sé stessa. E nel ’95 se ne andò nel sonno. In solitudine, nel vuoto della sua piccola casetta.  Di lei mi rimane, ci rimane il ricordo di un’artista di spessore internazionale la cui voce non si spegnerà nel tempo. Lei sue intense interpretazioni, tra cui primeggia anche Gli uomini non cambiano, sono ormai un cult della nostra memoria e della nostra storia musicale.

Su una delle  piastrelle delle strade di Sanremo dedicate ai big della manifestazione   troviamo la tua immagine ed il tuo nome. Quali ricordi hai dei Festival?

Tanti, il primo fu con Raf, il quale  interpretò un pezzo che è la fotografia di un’epoca storica, Cosa resterà degli anni 80,  presentato nell’89, una finestra  aperta sul mondo al quale guardavamo con ansia e speranze di pace. Con Raf ho realizzato anche un altro Album: Oggi un Dio non ho, brano che al Festival del ’91 si classificò al 10 ° posto.

E che suscitò le accuse di nichilismo e disfattismo spirituale, che l’Arcidiocesi di Napoli  smentì scegliendolo insieme all’altro vostro brano “Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è”, per aiutare i giovani a riflettere.

Nelle composizioni che abbiamo  di volta in volta scritto e affidato all’interpretazione di vari artisti, si è sempre posta attenzione ai temi sociali che avvolgono la vita di ognuno e, per quanto mi riguarda, alle inquietudini dell’anima, alle difficili domande esistenziali, come appunto in Oggi un Dio non ho.  La musica, anche la canzone pop, secondo me deve aiutare la riflessione, non soltanto rallegrare o indurre gioia e spensieratezza. Su questa linea si collocano anche brani forti, di rottura, realizzati con Giancarlo Bigazzi, come Disperato ( il primo successo di Marco Masini nella sezione giovani, Le persone inutili ( il primo successo di Paolo Vallesi) e La forza della vita, ma anche L’Italia, interpretata da Masini  ( e parte dell’Album L’Italia …e altre storie) entrata in finale al festival del 2009….

E questa accusata se non sbaglio di disfattismo…

Di crudo realismo descrivendo un paese immerso nelle “lacrime a rate che paghiamo in eterno/Per le mani bucate dei partiti del giorno/Che hanno dato all’Italia/Per volare nel cielo d’Europa/Una misera scopa! E’ un paese l’Italia dove l’anima muore da ultrà/ Nelle notti estasiate nelle vite svuotate…” E’ un brano  che  descrive l’Italia  di ieri e forse anche di oggi, è L’Italia che non vogliamo….

Cinque anni prima c’era stato il successo, sempre con Marco dell’Uomo volante, per il quale ti fu assegnato il Premio della critica…un testo poetico…

Certo, ma con un preciso desiderio: Vorrei regalarti un mondo diverso
che ha fatto la pace con la sua crudeltà….Mi pare che a 15 anni di distanza la situazione sia ancora più grave…guarda che anche Brutta, scritta con Bruno Zucchetti e Alessandro Canino che la interpretò, su un motivetto facile e allegro parlava  di un disagio adolescenziale….sai quanti dischi ne furono venduti? 100 mila copie, oggi sarebbe un record…

Con Bigazzi  stringesti un intenso sodalizio, dando vita a quella che la critica musicale definì la “scuola fiorentina”, anche se a voi sembrava più una “bottega” artistica  come da tradizione

Con Giancarlo, autore di straordinari successi nazionali e internazionali  come Gloria,  Rose Rosse, Si può dare di più, Gente di mare tanto per citarne solo alcune, strinsi un prolifico rapporto di collaborazione durata fino alla sua morte. Lui mi ha insegnato il mestiere, io   ho immesso nel nostro lavoro l’anima, la mia visione poetica.

Ma nella tua intensa carriera di compositore e autore di testi, non c’è  solo Sanremo, c’è anche Francesco Guccini…

Sono l’unico autore  del quale ha inserito nei suoi album ben quattro brani, testo e musica: il celebre Cirano,  che tanto entusiasmò Vincenzo Mollica e Valter Veltroni, che ne scrisse su Repubblica, poi Don Chisciotte, Colombo e Quel giorno di aprile, testo che mi è particolarmente caro perché racconta la Resistenza e la Liberazione e la sofferenza  di chi era andato al fronte al massacro….tra i tanti nostri soldati c’era anche Leonello, mio padre, che se ne era dovuto tornare a piedi dalla Russia ….per cominciare  una normale vita lavorativa, in un albergo di Firenze, dopo gli orrori della guerra…e sostenere la nostra piccola famiglia che dopo la perdita del primogenito incluse anche me al quale    mamma Fedora decise di dare lo stesso nome del bambino perduto: Giuseppe.

Beppe, nelle tue canzoni sono rintracciabili dunque  frammenti ed esperienze di vita vissuta….

E di riflessione  sulla stessa, sui nostri smarrimenti sulle attese disattese e sulle nostre speranze…

Quanto ritrovi di questo tuo mondo nella canzone sanremese e nella musica pop del momento?

Ben poco,  ne parlavamo giorni addietro con Michele Torpedine, colui che ha lanciato Bocelli e i tre del Volo e lo ripeto a te quanto dicevo: ho l’impressione che la canzone oggi sia più debole della vita reale e  a questa non serva a nulla, è solo un balbettìo… che cosa hanno da dire i ragazzi che oggi si affacciano nel mondo della musica? Da quali esperienze traggono la loro ispirazione? Da quale humus?  Da dove vengono, dai Talent? Una macchina per fare audience e basta… e quelli che perdono dove vanno a finire? Nella spazzatura? Per non parlare poi del rap, una modalità espressiva che non ci appartiene e che non è in grado di esprimere sentimenti, emozioni, riflessioni….

Perché le vostre canzoni erano più forti della vita?

Perché aiutavano a crescere, a pensare, a riflettere,  a vivere emozioni… la musica d’autore portava acqua, contenuti vitali, pensieri che servivano alle persone, in questo senso erano più forti della vita…traevano esperienza dal vissuto personale e collettivo, contenevano visioni del mondo, anarchiche, libertarie,  comuniste, utopistiche avevano degli orizzonti definiti e perseguibili …i più se ne stavano fuori dalla kermesse sanremese, penso a De Andrè, Guccini, De Gregori, Venditti, lo stesso Baglioni  che ora lo dirige e conduce,  altri invece hanno calcato quel palco innalzandone il livello qualitativo, penso a Endrigo, Battisti, Paoli, Dalla, Modugno, Tenco  quest’ultimo purtroppo finito suicida  perché incompreso, era davvero un grande….Allora si cantava l’anima, che oggi appare smarrita, sperduta chissà dove…

Tu a Sanremo ci arrivasti dopo un lungo percorso, lo ricordo bene, quando ti esibivi  alla chitarra alle feste de l’Unità e alle sagre popolari. Avevi messo in musica le filastrocche  di Gianni Rodari …del resto sei un poeta anche tu…

Rodari  dopo averle ascoltate mi esortò a pubblicarle…e così nacque  il Cd  Il treno, poi ci fu l’incontro con Ennio  Melis della Ricordi ( che lanciò Tenco, la Pavone, Morandi, Battisti, Zero, De Gregori ,Venditti, Baglioni ecc.ecc. ) il quale  apprezzando le mie canzoni pubblicò come cantautore un 33 giri per la Rca. Ma l’epoca dei cantautori volgeva al termine, la musica straniera dilagava. Oggi  purtroppo non ci sono discografici con il suo fiuto il suo talento e il coraggio di sfidare il mercato che peraltro è assai cambiato.

Dopo l’ intensa esperienza sanremese hai scelto la strada del musical con Robin Hood e ultimamente  con l’opera musicale Il mio Gesù…   

Robin Hood, interpretato da Manuel Frattini, ha avuto  230 repliche in tutta Italia, il Mio Gesù  è un’opera musicale nella quale la critica ha avvertito una grande forza poetica. E’ un Gesù senza Resurrezione  il mio che vive nel sottosuolo delle sofferenze umane….

Anche Papa Francesco  ha detto che Gesù si trova in fondo al Mediterraneo fra le tante vittime in fuga dalle guerre dalla fame e dalle torture  e in cerca di speranza…

E’ un lavoro  che svolgo insieme a tanti giovani e giovanissimi  musicisti cantanti coristi danzatori che mi sta dando soddisfazione…a  questo seguiranno altri progetti…la voglia di costruire qualcosa di nuovo, con i giovani,   nonostante il periodo che stiamo attraversando, non manca.

 

Ringrazio Beppe e la cara Zdenka, la moglie, per il tempo concessomi e mi avvio a seguire anch’io, per quanto potrò, il Festival sperando che possa esprimere qualche interessante novità.

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