domenica, Maggio 26

Sanremo: le verità essenziali di Elton John field_506ffbaa4a8d4

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Alla fine Elton John si è messo a cantare, quello che sa fare meglio, dicendo l’unica cosa sensata che potesse dire, ossia che è felice di essere padre. Forse era scottato dalla precedente polemica con il Sindaco di Venezia, che aveva tolto di mezzo alcuni libri per bambini rei di contenere concetti rivoluzionari, ossia che gli esseri umani sono unici e devono sentirsi liberi di vivere la propria affettività come credono, a patto che non facciamo male al prossimo.

Forse l’artista si è reso conto che non era il caso di parlare dei suoi sentimenti in un Paese in cui esistono, per l’appunto, sindaci capaci di utilizzare ancora l’arma della censura, nostalgici del Sant’Uffizio, e personaggi che in nome di principi cristiani si riuniscono per negare diritti ad altri individui. Uno strano Paese, il nostro, che non riesce a fare un salto deciso versa la laicità ma che non gode neppure i benefici del sentimento religioso, considerato che si tratta di un luogo dove il malaffare è penetrato fino alle corde più intime della società, generando mostri che potrebbero travolgerci.

In questo panorama, a metà strada tra l’infantile e l’arretrato, con un sistema politico e una società corrotti ai limiti dell’irriformabile, le semplici di parole di Elton John, «Sono felice di essere padre», riportano di moda l’essenziale, facendoci sperare che vi sia un rimedio alla terribile violenza delle sentinelle in piedi, picchiatori passivi, come le anoressiche o come quelli che si danno malati quando non vengono accontentati. Gli analisti economici tremano al pensiero che l’Italia possa implodere, ma è difficile ribaltare un destino macroeconomico quando non si riesce a stabilire che un diritto non è disponibile ai capricci di prepotenti che parlano di fede e di amore, lupi vestiti di agnelli che vogliono piegare la libertà degli uomini in un solo schema, il loro, creando così le premesse per una società morta.

Sono bastate cinque parole, «Sono felice di essere padre», per farci gustare il dolce sapore della Civiltà e dell’Amore, ma anche del cristianesimo, che poco o nulla può spartire con quelle forme arcaiche di religiosità così simili a quelle di culti e sette di moda nel continente americano. Parole civili, pacifiche, responsabili, quelle del grande artista inglese, che lasciano senza argomenti i fanatici, in attesa impaziente di una sua gaffe per esibirsi nel loro esercizio preferito, anzi unico, la polemica violenta, la preghiera ‘contro’, che libera dall’incombenza di pensare e crea pericolosi fenomeni di acriticità.

È vero, questa barbarie che arriva dal passato remoto non rappresenta il cattolicesimo italiano, ma ci domandiamo dov’è finito l’altro cattolicesimo, quello formalmente sbarcato nel XXI secolo, polverizzato in mille rivoli o, soprattutto, chiuso in un silenzio ingiustificabile, con poche lodevoli eccezioni. Eredi del venerabile Jorge i primi, mesti simulacri di don Abbondio gli altri. In mezzo papa Francesco, che guarda da lontano questo spettacolo così estraneo alla sua natura e cerca di sfruttare il tempo gli resta per affermare nel Pianeta le ragioni di Cristo, che sono le ragioni dell’Uomo, le uniche che conducono fino al campo del nemico e lo disorientano con l’Amore, unica arma lasciata in eredità al mondo dall’Uomo della Croce.

Sulle orme di Francesco, l’approssimazione migliore a Gesù che il papato abbia offerto dopo decenni, non mancano i seguaci, gli uomini di buona volontà, preti e laici sparsi per la Terra, ma l’humus italiano è povero perché è scivolato inesorabilmente verso forme di religiosità chiusa e consolatoria, preconciliare, localista, anti-ecumenica, anti modernista, anti forestiero, incapace di generare uomini autonomi, capaci di disperdersi con coraggio nella società e nelle istituzioni, portando i frutti della loro novità rivoluzionaria. I suoi torvi seguaci preferiscono riunirsi nelle loro rassicuranti sottoculture e diventare non testimonianza ma opposizione, presentandosi al mondo non già come individui unici e originali, ma come gruppo anonimo e indistinto, in cui l’infantile bisogno di somigliare per sentirsi simili al prossimo, si è incistato in un desiderio di omologazione autoprotettivo, che finisce per negare alla sua radice tutto l’impianto del cristianesimo, illudendosi per giunta di salvarlo.

«Sono felice di essere padre» è più di un discorso articolato e dirompente, è il manifesto di una radicale fiducia nell’uomo, di una gioia commovente che fa sembrare ancora più tristi quelle facce prese a prestito nel celebre dipinto di Grant Wood, ‘American Gothic‘, rappresentanti di una versione di un cristianesimo che esiste solo nella fantasia di chi rifiuta di cresce e incontrare i propri simili con fiducia, che vorrebbe istillare le proprie fobie sociali nella società allargata, rendendola invivibile. Perderanno, senza dubbio alcuno, non importa se qualche meschinità parlamentare gli regalerà qualche temporanea consolazione, perché il genere umano è troppo grande, in tutti i sensi, per lasciarsi rinchiudere nel loro sarcofago.

 

[foto: il quadro è stato realizzato da Gerlando Colombo, dedicato a Elton John]

 

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