martedì, Marzo 26

Sanremo: e se Mahmood non fosse italo-egiziano ma semplicemente integrato, anzi, italiano? Fin tanto che si noterà che ‘quello’ è ‘arabo’, ‘marocchino’, ecc…., ne abbiamo tanta di strada da fare

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Non so se accada anche altrove, ma è un fatto certo che ci sono delle volte in cui i nostri politicanti riescono a superare ogni più buia previsione. Sono impagabili e perfino, per uno come me che da loro si aspetta di tutto, imprevedibili. Fanno perfino tenerezza nel loro tentativo di essere sempre peggiori degli altri … che fatica ragazzi!
Mi pare di avere già detto chiaramente che io il Festival di Sanremo non lo avrei visto, né intendevo vederlo, e, infatti, non lo ho visto: e non mi dite che dovevo usare il verbo ‘guardare’, lo so. Ho sentito, sì, della bella canzone della signora Fiorella Mannoia (mai capito come abbia potuto fare successo una con un nome simile … o forse, proprio per questo!) che ho letto e perfino commentato, ma la canzone non la ho ascoltata e mi riservo di non farlo a breve.

Ma poi, il politicante di turno mi lascia a bocca aperta. Perché, pare, che un certo Mahmood abbia vinto il Festival, che non vuol dire garanzia di successo, attento ragazzo, vai piano e tieni i piedi ben per terra. Secondo la stampa, la caratteristica di questo cantante, a parte il nome, non è che usi, che so, la dodecafonia, che canti a squarciagola, che canti a cappella, eccetera, no: la sua caratteristica vera saliente e unica è che è figlio di un egiziano e di una italiana (o il contrario?), benché cittadino italiano a tutti gli effetti.
E qui con quel ‘benché’, già io mi irrito un po’, se non fosse che il signor Matteo Salvini mi fa arrivare allo strillo, dato che non ha potuto, né poteva, far mancare il suo commento, -occorre dirlo?-, cattivo e risentito, ostile, scritto nel solito modo incomprensibile che riporto testualmente: «#Mahmood… mah… La canzone italiana più bella?!? Io avrei scelto #Ultimo, voi che dite??».
Naturalmente per carità, è solo un caso: diamine non potrà esprimere un politico le sue preferenze? Ma certo signor Salvini, abbiamo capito benissimo che il suo è un ponderato giudizio da quell’esperto di musica che è, solo qualche malpensante ipotizzerà che c’era un po’ di razzismo in quel tweet, stia tranquillo. Voi direte: ora concludi dicendo che avrebbe fatto meglio a tacere. Assolutamente no, sono contento che abbia espresso il suo pensiero, il suo livore represso (o forse no? Certo che no, figuriamoci) almeno tutti possono giudicare la opportunità del giudizio, mirabilmente reso in quel ‘mah’. Sì, signor Salvini, potrei aggiungere, se mi permette, lei un politico italiano? Mah!

Però, poi, non è solo ai politici che spetta la menzione. Leggo, solo per caso subito dopo, un articolo di Aldo Cazzullo, per carità lo ho letto in piedi senza cappello … che diamine si tratta di Cazzullo, eh. Però, che bisogna c’è di discettare sulla sua estraneità non estranea perché italiano che più italiano non si può (ce ne sono di italiani un po’ meno italiani, immagino) anche se, guarda caso, ha un padre egiziano «che lo ha deluso».

Siamo alle solite, mi perdonerà il divino Cazzullo, siamo alle solite. C’è un incidente d’auto, è provocato da un marocchino; c’è un omicidio, è determinato da un uomo di colore; c’è un vincitore di Sanremo, di origini egiziane, ma integrato, evviva, tanto integrato, noi non facciamo più figli, meno male che li fanno loro. E così via. Però il vincitore di Sanremo è uno figlio di un egiziano. Ultimo è romano, lo sapevate?

Quando la finiremo di essere razzisti, davvero? Sì, purtroppo, proprio così. Fin tanto che si noterà chequelloè straniero, anzi ‘arabo’, ‘marocchino’, ‘albanese’, ‘di padre cinese’, ne abbiamo tanta di strada da percorrere.

Anche perché poi, i nostri politicanti non ci fanno mancare le parole in libertà.

Leggo di una intervista del mirabile quasi-politico Alessandro Di Battista, che, dall’alto della sua superiore cultura, discetta della immigrazione (e ti pareva) derivata dalla Francia. Sì quella Francia che ha fatto la guerra alla Libia, con la collaborazione dell’infame (anzi, secondo Dibba ‘vile … mah!) Giorgio Napolitano. Un momento, Dibba, un momento, andiamo più piano, i problemi ho l’impressione (certo io non oso avere la sua levatura culturale e la sua conoscenza della realtà, ma insomma … ) sono giusto un po’ più complicati.

Intanto la guerra fu fatta da Gran Bretagna, Francia e Italia, sì Dibba, anche l’Italia. Che Berlusconi non fosse contento, non cambia il fatto che la guerra la abbia fatta e che la abbia fatta sparando poco non cambia nulla. Che Napolitano fosse favorevole nemmeno cambia nulla: il Presidente del Consiglio dei Ministri era Berlusconi … ha presente Dibba? La divisione dei poteri, la funzione del Presidente della Repubblica, eccetera. Nulla da ridire se vuol dire che, purtroppo, Napolitano sia stato il peggior Presidente della Repubblica italiana, parliamone, ne sono convinto anche io. Ma prendersela solo con lui è almeno superficiale, anzi, è strumentale.

E poi dire che il problema dell’immigrazione sia determinato da quella insulsa guerra è, a dir poco, ridicolo.
Da anni eravamo il ‘bersaglio’ di barche stracariche di migranti, in gran parte del tutto ‘spontanei’, e poi utilizzati variamente da Mu’ammar Gheddafi. Questo è certo. L’Italia è stataricattatada Gheddafi, certamente, in cambio di soldi, opere, eccetera, e lo strumento del ricatto erano quei poveri disgraziati: ogni volta che l’Italia ritardava o nicchiava, là e arrivavano migranti, ma anche missili che cadevano opportunamente a poche centinaia di metri da Lampedusa (lo ricorda questo, Dibba o no?).
E l’Italia cercò di fare qualcosa, tra mille perplessità delle anime belle di turno … da noi ce ne sono sempre, e … ma guarda un po’ Dibba: e se per caso proprio la nostra politica di amicizia con Gheddafi abbia indotto Gran Bretagna e Francia (con l’auto degli usa eh, non dimentichiamolo) ad agire, proprio perfregarel’Italia. Sarebbe anche qui colpa di Napolitano o, per caso, della nostra insipienza politica, la stessa che oggi ci incorona? Mi pare che qualche tempo prima qualcosa del genere sia capitata a un certo Enrico Mattei … anche lì colpa di Napolitano? Ah, certo, lei non era nato, ‘ste cose non le sa!

Il che non impedisce che talvolta il politicante di turno dica la cosa giusta … in parte.
Quando ad esempio difende la posizione dei 5S sul Venezuela. La difende, a dire il vero, male, perché il problema lì non è la neutralità verso Nicolas Maduro. Il tema lì, è molto più articolato e complesso, il tema è quello della autodeterminazione, e della legittimità o meno di un Governo che, per governare, si trova una parte della popolazione contro, non solo nei voti, ma nelle piazze.

Vede signor Di Battista, il diritto internazionale e la politica internazionale, sono cose serie, e vanno gestite seriamente. Maduro è il legittimo Presidente del Venezuela (quello che il suo fratellino Luigi Di Maio confonde col Cile), ed ogni azione contro di lui rappresenta quell’illecito di diritto internazionale che si chiama ‘interferenza’, cosa vietatissima.
Ma allora non è questione di neutralità, troppo comodo e semplice. Si tratta di scegliere se debba o meno prevalere il principio di autodeterminazione o quello del potere. In altre parole, prima di decidere ‘con chi stare’ o ‘con chi entrambi non stare’ (che è la traduzione scherzosa della neutralità), occorre accertare come stanno le cose: dal punto di vista formale e da quello sostanziale. Senza l’uso della forza, ma con l’uso delle regole.
Se voi foste in grado di agire in questo senso, fareste un’opera meritoria, sempre che possiate capire di che si tratta. Se, invece, tutto serve solo alla propagandaa spesedel popolo venezuelano, beh, ci sarebbe un altro buon motivo per vergognarsi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.