lunedì, Marzo 25

Sanremo: cover come copricerchi d'auto Emozione Pooh; convincono gli Stadio, Ruggeri, Dolcenera, Patty Pravo, Valerio Scanu

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Terzo giro di boa  -infatti siamo allo zoo, non a Sanremo- per un Festival che, ascolti a parte, conferma lo stato di disperazione da suicidio di massa programmato del panorama musicale italiano.
Le case discografiche, infatti, hanno il collo stretto da fatturati pessimi e canzoni ‘usa-e-getta’ che le si attorcigliano al collo quali serpenti velenosi.

Gli Stadio hanno fatto un figurone, omaggiando Lucio Dalla, dimostrando competenza, serietà e, soprattutto, riconoscenza al Maestro che li partorì in anni lontani, quando le note stavano ancora appese per virtù divina al pentagramma. Questa è gente che suona davvero, poche storie!

Brava Dolcenera, che rende onore alla grande Nada Malanima, con l’intensità e la complicità avvolgente che più le appartengono. Si conferma donna di classe, musicista e cantante virtuosa.

Patty Pravo è come una ventata di profumo inatteso in una vasca maleodorante di ippopotami impazziti (ovvero, il teatro Ariston): quando canta lei, si respira eleganza. Forte l’idea di celebrare se stessa: del resto, sfido qualunque fecaloma (non me ne voglia Caccamo, eterno esordiente) delle ‘Nuove Proposte’ in gara  -sulle quali questa è l’unica frase che spenderò in questo articolo- a essere ancora musicalmente vivo, fra cinquant’anni, in quel modo lì, come la mitica voce del Piper.

Salvo solo Chiara Dello Iacovo: non perché mi faccia impazzire la sua musica, ma perché è piemontese e, tutto sommato, mi è anche simpatica. Sono certo che, al di là dei miei consueti pareri al vetriolo, farà strada.

Valerio Scanu, con questo Sanremo, si sdogana definitivamente dall’immagine diuomo dei talent’, per assurgere al rango di giovane artista in crescita: con ‘Finalmente Piove’, scritta per lui dal valido Fabrizio Moro, cantautore ispirato, e la personale interpretazione di un cavallo di battaglia battistiano, dimostra di avere coraggio, voce da vendere, e doti canore come pochissimi altri cantanti, figli della tv. Bravo, Valerio! Continua così.

Enrico Ruggeri, viscerale stile pop-rock, si riconferma in quel che tutti sanno: uno dei migliori e più prolifici cantautori italiani di sempre, capace di mettersi in gioco con una grinta e un’attitudine al cambiamento e la sperimentazione che ben pochi altri grandi come lui possiedono.

Zero Assoluto, Noemi, Annalisa, Dear Jack e Alessio Bernabei e poi…scusate…scusate…Cesso…sì, cesso per un attimo di scrivere…mi è preso un conato di vomito…Giusto il tempo di un sorso d’acque fresca sulle note di Mia Martini per inebriarmi di repertori di qualità, e rieccomi a voi: tutti questi poveretti faranno a gara per aggiudicarsi ex aequo l’ambitoPremio Bidone D’Oro’. Alias, una nuova sezione del Nobel istituita per l’occasione da un’associazione temporanea d’impresa fra tutte le municipalizzate italiane dei rifiuti, unite insieme, concordi nonché grate a Sanremo 2016 per questo surplus di lavoro!

Arisa? Quantomeno, è un’altra che, tra inediti e cover, dimostra di possedere una voce intonata e gradevole. E scusate se è poco. Anche se, a livello di look, sembra la trisnonna della mia bidella zoppa ai tempi delle elementari.

Ma, per poter parlare di musica, e non di futili eroi del niente, bisogna attendere i Pooh: cinque grandi, la cui storia insegna come, per restare nel tempo, ci voglia contenuto, immagine, coerenza.

Una lezione di umiltà e spessore che dovrebbe far dissolvere nel nulla come uno starnuto nella polvere tutta la invedibile e ampia ciurma scadente della pseudocanzone italiana che ha calcato senza titolo né merito alcuni nelle ultime quattro-cinque edizioni di Sanremo il popolare palco ligure.
Questa è gente che dà strada a tutti, con le proprie memorabili canzoni. Pooh uguale Artista. Altro che le cover copricerchi ascoltate in questo giovedì di passione sonora, nonostante quello santo di Pasqua debba ancora arrivare. Passo, e chiudo. Ah, dimenticavo…Neffa? Fa rima con fuffa. E questo dice tutto. Ottimo esercizio per riabilitazione logopedica.
Meglio passare l’aspirapolvere, almeno si fa davvero qualcosa di buono.

 

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