giovedì, Ottobre 22

Sanità pubblica: Regioni in rivolta contro i tagli di Renzi Politica: il Punto

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Tra l’appena approvata (con voto di fiducia) legge sugli Enti Locali e la temutissima spending review (con il renziano Yoram Gutgeld subentrato all’algido Carlo Cottarelli), il Sistema Sanitario Nazionale, una volta eccellente, ma ormai da decenni asfissiato da sprechi e ruberie di ogni genere, rischia di finire al collasso. ‘Nessun taglio lineare’, promettono da Palazzo Chigi, ma il sospetto delle Regioni (spesso immeritevoli beneficiarie dei finanziamenti statali sulla Sanità) è che i 2,3 mld tolti agli Enti Locali e i 10 mld di ‘razionalizzazioni’ minacciati da Gutgeld non siano altro che i soliti tagli lineari ammazza welfare. Il Governo, per bocca del ‘volto buono del renzismo’ Maria Elena Boschi, nega decisamente, parlando di «tagli alla Sanità concordati con le Regioni». A reggere il gioco all’Esecutivo ci prova la Ministra della Sanità Beatrice Lorenzin che si dichiara sì «contraria a nuovi tagli al Servizio sanitario», ma considera «risparmi» ciò che tutto il resto dell’orbe terracqueo sospetta siano proprio tagli lineari. L’alfaniana vorrebbe convincerci che «i 10 mld di cui si parla in queste ore in relazione alla sanità non sono un ‘taglio’, bensì il risparmio che possiamo ottenere in 5 anni applicando il Patto per la Salute, con una riorganizzazione del sistema in termini di efficienza, controlli e verifiche, e si tratta di una somma da reinvestire nella salute in settori come l’innovazione e la ricerca, il personale e l’accesso ai nuovi farmaci».
Un perfetto libro dei sogni a cui non crede il centrista Mario Mauro convinto che il governo stia «gettando la Sanità nel caos». Anche la timida Sinistra parlamentare (di cui parleremo sotto) trova il coraggio di denunciare, con Stefano Fassina, che «tagliare ulteriori risorse alla Sanità vuol dire continuare a smantellare il Servizio Sanitario Nazionale», e inoltre, sottolinea ‘Fassina chi?’, «il diritto costituzionale alla promozione e alla tutela della salute diventa ancor di più un privilegio di censo». Il M5S liquida i tagli previsti come «macelleria sociale». Dal fronte dei governatori, il primo a fare la voce grossa è il leghista lombardo Roberto Maroni convinto che la spending review così come è, «senza applicare i costi standard», sia una vera e propria «dichiarazione di guerra alle Regioni virtuose, alla Lombardia in primo luogo». E alla guerra, minaccia Maroni, si risponde con la guerra. Chiudiamo con le dichiarazioni del veneto Luca Zaia che sono un copia-incolla di quelle del collega lumbard.
Passando dalla Sanità malata all’immondizia di Roma, Matteo Renzi non smette di stupire i suoi estimatori, ma nemmeno il sempre più nutrito gruppo di contestatori. Dopo aver annunciato ufficialmente per oggi la sua comparsata alla Festa dell’Unità romana, all’ultimo momento il ‘liquido’ Matteo ha deciso di materializzarsi tra gli stand del ritrovo piddino alle 22 e 30 di ieri sera. A fargli compagnia, oltre alle zanzare, i fidati scudieri Luca Lotti, Matteo Orfini e Stefano Esposito. Nessun comizio per il premier, niente bagni di folla (anche perché il posto, il Parco delle Valli a Conca d’Oro, periferia nord, era una specie di landa desolata), ma una più rustica partita a biliardino. Lo staff renziano è così riuscito ad evitare le imbarazzanti contestazioni già organizzate, pare, per questa sera, dai cittadini inferociti per il degrado in cui versa Mafia Capitale, ma anche dagli attivisti M5S e dai movimenti per la Casa. Con questo blitz, che assomiglia più a una grande fuga, il premier riesce comunque a cogliere due piccioni con una fava perché, oltre ai pomodori, evita anche di incrociare il sindaco Ignazio Marino, proprio nel giorno (oggi) del rimpasto in Giunta con cui il ‘marziano genovese’ vorrebbe assicurarsi la permanenza in Campidoglio fino al 2018.

Il primo nome nuovo, ‘suggerito’ al semi commissariato Marino dal plenipotenziario capitolino Matteo Orfini, è proprio quello di Stefano Esposito, novello assessore ai Trasporti in sostituzione di Guido Improta. L’uomo giusto nel posto giusto, si potrebbe ironizzare, visto che l’onorevole Esposito è lo stesso Esposito accanito fautore della linea Tav Torino-Lione e, per questo, più volte minacciato dalle frange più estreme del movimento No Tav. E i rappresentanti di Sel, esclusi dalla nuova Giunta, gli regalano polemicamente un libro di Erri De Luca, lo scrittore processato per incitamento al sabotaggio del mostro Tav. Le altre new entry in Campidoglio sono Luigina Di Liegro (nipote del famoso fondatore della Caritas, al Turismo), Marco Rossi Doria (Periferie) e Marco Causi (vicesindaco con delega al Bilancio). Proprio su quest’ultimo si abbattono gli strali del forzista Maurizio Gasparri convinto che pensare di riproporre «come assessore al Bilancio Causi, che con la gestione dei derivati ai tempi di Veltroni mise la Capitale in ginocchio sotto una montagna di debiti, è un’idea assurda. Allora mettano pure Carminati assessore alla Sicurezza e Buzzi alle Politiche Sociali».

Il caso Crocetta rischia di rivelarsi un boomerang per i giornalisti autori del presunto scoop su Lucia Borsellino che dovrebbe essere «fatta fuori come il padre». La notizia è che le due ‘penne’ de ‘L’Espresso’, Piero Messina e Maurizio Zoppi, sono indagati dalla procura di Palermo per aver pubblicato notizie false atte a turbare l’ordine pubblico. Come siano andate veramente le cose toccherà ora ai magistrati stabilirlo, ma la sensazione è che i due cronisti si siano ritrovati tra le mani una polpetta avvelenata preparata non si sa bene da quali «poteri occulti», come da subito ha sospettato il governatore siciliano. Al momento, non è escluso nemmeno che Zoppi e Messina abbiano partecipato volontariamente alla congiura sicula.
Questa mattina, in una sede periferica della Camera dei Deputati, quasi di nascosto, come nemmeno la Carboneria, si sono incontrati gli esponenti di quella infinita galassia di sigle che, da Sinistra, non si riconosce nel Pd a trazione renziano-centrista. C’erano proprio tutti, o quasi. Pippo Civati, Stefano Fassina (con i loro micro movimenti ad personam), i vertici di Sel, ma anche i due ex grillini Fabrizio Bocchino e Francesco Campanella che hanno avuto la geniale idea di fondare una costola dell’Altra Europa con Tsipras, proprio quando il leader greco ha deciso che ‘l’altra Europa’ doveva essere quella imposta dalla Troika. I coraggiosi partecipanti fanno sapere di voler «dare vita in Parlamento ad uno spazio di lavoro comune per un’iniziativa politica e legislativa per cambiare le politiche del nostro Paese». Obiettivo ambiziosetto a cui, per il momento, non fa seguito la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare. Non sia mai alla gente dovesse venire in mente che si tratta di puro e semplice trasformismo.

 

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