martedì, Ottobre 27

Sanità Gran Bretagna: il volto nascosto della Crisi Diminuisce l'aspettativa di vita in Inghilterra

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Nonostante si cominci ad intravedere qualche miglioramento, la Grande Crisi Economica del 2008 ha colpito duramente tutti i Paesi sviluppati lasciando cicatrici profonde. In Paesi come Italia e Grecia, ma anche in Francia, il tasso di disoccupazione ha raggiunto, all’apice della Crisi, dei livelli alquanto preoccupanti che hanno indotto i Governi europei ad adottare strette e spietate politiche di austerità: la riduzione di un Debito Pubblico impossibile da mantenere è divenuta l’ossessione degli Stati.

C’è un Paese, però, in cui la Crisi sembrerebbe aver colpito molto meno: si tratta della Gran Bretagna. Se si paragona l’evoluzione del tasso di disoccupazione britannico a quello dei Paesi dell’Unione Europea, si nota come l’economia GB abbia retto molto bene. I dati del 2015 mostrano una disoccupazione giovanile generale dell’UE al 22,0%, con un picco del 48,6% in Grecia e dati preoccupanti in molti altri Paesi (Spagna al 46,0%; Italia al 37,9%; Francia al 25,9%); la Gran Bretagna, invece, ha un tasso di disoccupazione giovanile che si ferma al 13,5%. In molti, in Europa, hanno avuto la sensazione che il modello britannico fosse vincente e sapesse reagire meglio ai colpi della Crisi, tanto che si è creato un flusso migratorio di cittadini UE che attraversano la Manica in cerca di lavoro.

Secondo un’analisi più attenta, però, non è detto che il modello inglese sia vincente su tutti i fronti. Uno studio statistico britannico ha messo in correlazione l’aumento della mortalità, registrato negli ultimi anni, con le politiche di austerità portate avanti dai Governi del Regno. Ovviamente, si tratta di un argomento estremamente complesso che tocca molti aspetti. Nei primi anni di Crisi, ad esempio, si è registrato un aumento notevole dei suicidi in tutta l’Unione Europea e negli Stati Uniti (cosa accaduta anche con la Crisi del 1929). Accanto ai gesti più estremi, si è riscontrato un netto aumento di condotte nocive alla salute: per fare un esempio, è aumentato il numero si persone obese e, a causa della fine delle politiche di informazione e distribuzione di preservativi nelle scuole, i casi di contagio da HIV si sono moltiplicati (nel 2009, sono passati da 15 a 484).

Il dato più inquietante, però, non riguarda tanto il numero dei suicidi o di contagi da malattie sessuali, quanto la cessazione dell’aumento (e, in prospettiva, la diminuzione) dell’aspettativa di vita dei britannici.

In un altro studio, viene analizzata l’evoluzione dell’aspettativa di vita in Gran Bretagna dal 1890 ad oggi: se per un intero secolo si è avuta una costante crescita dell’aspettativa di vita (1891: 48 anni per le donne, 44 per gli uomini; 2011: 82,8 anni per le donne, 79,2 per gli uomini), negli ultimi sei anni si è registrato un appiattimento. L’aspettativa di vita dei sudditi britannici non cresce più; non solo, le proiezioni per il futuro indicano un calo dell’aspettativa di vita nei prossimi quarant’anni.

Paragonata ai Paesi dell’UE, l’aspettativa di vita britannica è piuttosto bassa: nonostante le migliori condizioni economiche in cui versa l’economia inglese, ai primi posti della classifica si trovano Paesi che hanno subito (e continuano in parte a subire) i duri morsi della Crisi: la Spagna (85,8 anni per le donne, 80,1 per gli uomini), la Francia (85,5 anni le donne, 79,2 gli uomini), l’Italia (84,9 anni le donne, 80,3 gli uomini); perfino la Grecia, il Paese più colpito dalla Crisi, si piazza sopra la Gran Bretagna con un’aspettativa di vita di 83,7 anni per le donne e di 78,5 anni per gli uomini.

Nel tentativo di spiegare questi dati, si sono tentate diverse strade, molte delle quali puntano il dito sulle condotte poco salutari degli inglesi. In primo luogo, bisogna notare come la gran parte dei Paesi che guidano la classifica dell’aspettativa di vita sono Paesi in cui, tradizionalmente, si vive della cosiddetta ‘dieta mediterranea’ che, ormai secondo la quasi totalità della comunità scientifica, sarebbe molto più salutare rispetto alle abitudini alimentari britanniche (questo è confermato anche dal dato ancor peggiore registrato negli USA). Inoltre, a quanto pare, in Gran Bretagna si registra un altissimo consumo di alcool e, soprattutto, di sigarette.

Le spiegazioni, però, risultano solo parziali: se è vero che le abitudini alimentari britanniche non sono tra le più salutari al mondo (per usare un eufemismo) e se è vero che in Gran Bretagna si beve molto e si fuma più che in altri Paesi, è anche vero che questi dati non hanno subito un aumento rilevante negli ultimi anni. Com’è dunque possibile che, a fronte di condotte a rischio stabili, l’aspettativa di vita britannica abbia smesso di aumentare dopo un secolo di crescita?

Una possibile spiegazione potrebbe venire dagli imponenti tagli imposti alla sanità inglese negli ultimi anni. Già negli anni ’80 del secolo scorso, sotto i Governi di Margaret Thatcher, la saità pubblica britannica aveva subito forti colpi; con l’arrivo della Crisi del 2008, e in particolar modo con i Governi conservatori di David Cameron e Theresa May (a partire dal 2011), questi tagli sono divenuti ancora più pesanti: l’effetto è stata un forte aumento della mortalità soprattutto tra le persone anziane appartenenti alle classi sociali più basse.

Un altro aspetto va tenuto in conto: il sistema sanitario inglese, anche prima dei forti tagli imposti dai recenti Governi conservatori, non era troppo saldo. Al Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO: Società Europea per l’Oncologia Medica), tenutosi a Vienna nel 2015, la sanità britannica è risultata la peggiore nell’Europa occidentale, con il 74% delle strutture ospedaliere carenti e l’indice di sopravvivenza al cancro più basso d’Europa. Si tratta di una carenza strutturale che ha diverse ragioni, prima fra tutte, le prassi di accesso alle visite specialistiche: a differenza di altri Paesi, in Inghilterra non è possibile accedere ad una visita specialistica senza una ricetta del medico di base. Questo sistema, che tende ad evitare l’accesso alle visite specialistiche per pazienti che non ne necessitano (e, di conseguenza, dovrebbe garantire un risparmio alle casse dello Stato), porta in molti casi a dei ritardi nella diagnosi di malattie gravi.

Con i tagli seguiti alla Crisi Economica, questo sistema, già di per sé fragile, ha cominciato a vacillare.

Mentre nella gran parte dell’Unione Europea, i Paesi non hanno saputo reagire all’implosione economica del 2008 con investimenti adeguati per rilanciare l’occupazione ed ora vivono una pesante crisi del mondo del lavoro, quindi, sembra che in Gran Bretagna si sia preferito dare la precedenza alla difesa dell’economia a scapito del già fragile Sistema Sanitario Nazionale.

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