sabato, Agosto 8

Sanders, tutt’altro che un libro dei sogni Tre tra i maggiori economisti americani spiegano perché il programma elettorale di Sanders ‘si può fare’, non solo è sostenibile, ma le proposte di Sanders sono più ambiziose di qualsiasi altra cosa vista nel New Deal

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Joe Biden 433 delegati, ai quali da ieri sera aggiunge quelli del suo ex rivale Michael Bloomberg, Bernie Sanders 388 delegati.
Biden a questo punto si può dire abbia fatto ilpienodi delegati regalati, gli endorsement chegli verranno, e verranno, saranno endorsementmorali, e certamente monetari. Sanders no, lui sta ancora aspettando il regalodi Elizabeth Warren. Un regalo che molti analisti considerano potrebbe essere imminente, e non solo perché dal suo entourage è trapelato che la senatrice starebbe valutando il ritiro, ma anche perché oramai molti suoi sostenitori stanno considerando che sarebbe l’unica cosa politicamente seria che Elizabethpotrebbe fare, e in questa direzione è sollecitata sia, come ovvio, dai sostenitori di Sanders, sia, però, anche dai suoi elettori. Oggi ‘Business Insiderpubblica un sondaggio realizzato tra i sostenitori della Warren secondo il quale il 70% afferma che sarebbesoddisfattoanche se fosse Sanders il candidato democratico, rilevando come vi sia una ‘significativa sovrapposizione’ tra i programmi dei due candidati, mentre solo il 55% sarebbe favorevole a Biden, percentuale comunque significativa, visto la distanza programmatica tra Warren e Biden.

Il programma è l’elemento centrale -per i sostenitori, come per i detrattori- della vicenda elettorale di Sanders.
Dipinto come un ‘socialista’ o un ‘socialista democratico’ dai più pacati, o come un vecchio pazzo idealista, un estremista, e magari pure comunista sulla linea di Fidel, dai più accaniti, considerato un diavolo, che con la sua elezione farebbe crollare a picco le borse di tutto il mondo, da alcuni tra i più rispettati economisti americani il suo programma non solo è approvato, ma apertamente e fortemente sostenuto.

Socialista’, ‘socialista democratico’. Kaushik Basu, ex capo economista della Banca mondiale, ex capo consigliere economico del Governo indiano, professore ordinario di economia alla Cornell University e analista del Brookings Institution, fa chiarezza sul tema. «Quando il senatore americano Bernie Sanders si definisce unsocialista democratico’, probabilmente usa queste parole in modo diverso rispetto a molte altre persone», chiarito l’equivoco, «più elettori americani dovrebbero avere motivo di sostenerlo, più di quanto non facciano attualmente». L’equivoco per Basu è quasi elementare: «Il significato originale del socialismo implicava la proprietà pubblica dei mezzi di produzione», la «nazionalizzazione di imprese e società. Essere socialista secondo questa definizione sarebbe davvero un errore», ma se si ascolta attentamente Sanders, è «subito evidente che aspira a unsocialismomolto diverso -vale a dire, una variante del modello nordico,rimodellato per il ventunesimo secolo», e i «Paesi nordici sono di gran lunga più equi degli Stati Uniti e, contrariamente all’opinione popolare, le loro economie consentono anche una maggiore mobilità verso l’alto. Una persona povera in Danimarca, ad esempio, ha molte più possibilità di salire la scala del reddito rispetto alla sua controparte nell’America di oggi». Insomma, afferma Basu, è un socialdemocratico.
Decodificazione del socialismo di Sanders condivisa da Jeffrey D. Sachs, professore di sviluppo sostenibile e di politiche e gestione della salute presso la Columbia University, nonché direttore del Centro per lo sviluppo sostenibile della Columbia e della rete di soluzioni per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, il quale afferma:«In Europa Sanders sarebbe un socialdemocratico tradizionale».

Circa gli attacchi di Wall Street e delle élite di potere -quelle interne al Partito Democratico comprese, insieme alle corazzate mediatiche liberal, quali ‘New York Times’ e ‘Washington Post’ – di cui Sanders è vittima oramai dalla campagna elettorale del 2016, Sachs è sferzante, parla di ‘narcisismo’ e ‘oscurantismo panglossiana’, e fa un quadro esauriente sul perché le élite considerano Sanders un Lucifero. Perchè Sanders «vuole ripristinare un po’ di decenza di base nella vita americana:assistenza sanitaria universale finanziata con fondi pubblici; salari al di sopra della povertà per i lavoratori a tempo pieno, insieme a prestazioni di base come il congedo familiare per neonati e il congedo retribuito per malattia;istruzione universitaria che non induca i giovani adulti a indebitarsi per tutta la vita; elezioni che i miliardari non possono comprare; e la politica pubblica determinata dall’opinione pubblica, non dalle pressioni corporative (che hanno raggiunto 3,47 miliardi di dollari negli Stati Uniti nel 2019)».

Il pubblico americano sostiene tutte queste posizioni in grande maggioranza. «Gli americani vogliono che il governo assicuri assistenza sanitaria a tutti.Vogliono tasse più alte per i ricchi. Vogliono una transizione verso le energie rinnovabili. E vogliono limiti ai grandi soldi in politica».Insomma cose «molto sensate», che scatenano lo«sconvolgente disprezzo dell’élite (e dei media d’élite)», perché «o non sanno o non si preoccupano» di sapere quali sono le condizioni di una gran parte degli americani.
Condizione che
Sachs sintetizza così: decine di milioni di americani non hanno una copertura sanitaria di base e le spese mediche ne mandano in fallimento circa 500.000 ogni anno, una famiglia su cinque ha un patrimonio netto pari a zero o negativo e quasi 40 % fa fatica a soddisfare i bisogni di base, 44 milioni di americani sonogravati dal debito studentesco per un totale di 1,6 trilioni di dollari, e «mentre i mercati azionari sono saliti alle stelle, arricchendo le élite, i tassi di suicidi e altre ‘morti per disperazione’ (come le overdose da oppiacei) sono aumentati vertiginosamente, mentre la classe lavoratrice è ulteriormente caduta nell’insicurezza finanziaria e psicologica».

Uno dei motivi di base per cui le élite non notano questi fatti, afferma Sachs, è che non sono stati tenuti in conto da 40 anni a questa parte. Da Ronald Reagan passando a Bill Clinton -«che con il sostegno di Wall Street ha vinto la presidenza»- a Barack Obama -«che ha seguito il playbook di Clinton nelle elezioni del 2008», fino ad arrivare a Donald Trump. Una «foto del 2008: Donald Trump, Michael Bloomberg e Bill Clinton giocano a golf insieme. È una grande famiglia felice».

In tutto ciò c’è il motivo per il quale una grande campagna di demolizione è stata lanciata, anche dagli ambienti progressisti, contro il programma di Sanders, facendo passare il messaggio secondo il quale il suo programma è una follia, assolutamente insostenibile e fuori tempo.

James K. Galbraith, ex membro dello staff del Congresso degli Stati Uniti d’America, in qualità Direttore esecutivo del Joint Economic Committee, professore presso la Lyndon B. Johnson School of Public Affairs dell’Università del Texas, a Austin,definendo Sanders un «idealista, capace di abbracciare posizioni ben alla sinistra del mainstream politico prevalente», afferma che «le proposte di Sanders sono più ambiziose di qualsiasi altra cosa vista nel New Deal delPresidente Franklin D. Roosevelt negli anni ’30 -’40, e nella Great Society del Presidente Lyndon B. Johnson negli anni ’60».
E allora: «il programma Sanders rientra nei limiti di capacità che il Paese deve affrontare nel suo insieme»? «Il successo o il fallimento di un programma economico nel suo complesso dipende in gran parte dal modo in cui le sue varie componenti si sommano», afferma Galbraith, ma,«sembra che una ragionevole risposta alla domanda possa essere: , può».
L‘agenda di Sanders è in gran parte coerente per quanto riguarda l’economia di base, ampiamente bilanciata tra elementi che stimolano la crescita economica e quelli che liberano risorse, e in gran parte coerente con le condizioni più ampie, interne e internazionali, che è probabile che il prossimo Presidente degli Stati Uniti affrontare».

Galbraith premette che una eventuale Amministrazione Sanders, nel 2021, si troverà a dover affrontare le conseguenze rimaste sul tappeto della crisi finanziaria del 2008, che ha lasciato il posto a un decennio di crescita lenta ma costante, accompagnata da un’ampia riduzione della disoccupazione. «Il calo del tasso di disoccupazione riflette in parte l’invecchiamento della forza lavoro e la diminuzione dell’immigrazione, ma soprattutto un forte aumento dei nuovi posti di lavoro nel settore dei servizi che pagano salari mediocri. Di conseguenza, un numero sempre crescente di famiglie statunitensi ha fatto affidamento su più guadagni per far quadrare i conti». La scarsità degli investimenti pubblici ha accelerato il decadimento in molte parti del Paese. L’adattamento ai cambiamenti climatici «richiedono importanti investimenti e una grande parte delle risorse disponibili dovrà impegnarsi per realizzare con successo una transizione verso un’economia a energia pulita. Ovviamente, questo non è successo sotto Trump». L’elemento positivo «è che le risorse umane americane sono abbondanti; i costi energetici sono bassi per ora; e le possibilità tecnologiche si stanno espandendo. La posizione finanziaria del Paese -bassi tassi di interesse a lungo termine, bassa inflazione e l’alto valore delle azioni e del dollaro- rimane notevolmente forte».

Secondo Galbraith, una delle proposte più espansive di Sanders è l’aumento del «salario minimo federale a 15 dollari l’ora», che avrebbe un «effetto minimo o addirittura negativo sulla spesa o sulla tassazione federale. Un aumento del salario minimo equivale a un trasferimento dai profitti ai salari e dagli individui e famiglie ad alto reddito a quelli a basso reddito», il che potrebbe determinare un aumento della spesa per consumi da parte dei lavoratori, dei qualicirca il 30% si ritroverebbe con un salario aumentato. I principali vantaggi di un salario minimo più elevato sono sociali: «ridurrebbe le disparità, migliorerebbe la qualità dei servizi per i consumatori a basso reddito».

L’altro elemento leggermente espansivo dell’agenda di Sanders è l’eliminazione delle tasse scolastiche nei college e nelle università pubbliche, «sostituendo presumibilmente con un pagamento federale a copertura della maggior parte dei costi. L’ovvio vantaggio qui è per gli studenti (e i loro genitori). Molte di queste famiglie aumenterebbero le loro altre spese».

La proposta di Sanders di aumentare le aliquote fiscali marginali «avrebbe un effetto frenante sull’attività economica, perché ridurrebbe la spesa di lusso di fascia alta (nota come ‘plutonomia’) che costituisce una quota crescente della spesa totale delle famiglie nel nostro mondo radicalmente disuguale. Dovrebbe essere accolte con favore una tassazione più progressiva e la riduzione della stravaganza dell’età dorata dei miliardari. Ma senza compensazioni chiare sotto forma di aumento della spesa federale o minori tasse per le famiglie a basso reddito, l’effetto netto sull’occupazione e sulla produzione totale sarebbe negativo».

La proposta di Sanders di sciogliere le grandi banche e ridurre le pretese di Wall Street sull’economia ridurrebbe anche l’attività economica complessiva nel breve periodo «anche se si può sostenere che gran parte dell’attività economica associata alla Big Finance è inutile o dannosa». A partire dal 1980, i ritmi dell’economia nazionale sono stati in gran parte governati dal flusso e riflussodel credito bancario, dal boom del NASDAQ alla fine degli anni ’90, e dal fallimento nel 2000, al boom dei mutui della metà degli anni 2000 e alla crisi finanziaria di 2007-2009. «Da allora, l’economia è stata trainata in gran parte dal debito delle famiglie e delle persone -prestiti auto, carte di credito e debito degli studenti- che generano profitti per le banche. Spezzare le banche in unità più piccole, regionalizzare le istituzioni risultanti e regolarle in modo più rigoroso,potrebbe ridurre le spese generali del settore,nonché la sua influenza politica fuori misura».

Il famigerato ‘Medicare for All’, secondoGalbraith, avrebbe il «vantaggio di collocare l’intera popolazione in un unico pool assicurativo, eliminando la necessità della maggior parte dell’assicurazione sanitaria privata», «sarebbe una buona cosa», che ridurrebbecomunque «l’attività economica. I risparmi nei costi ridotti dell’assicurazione sanitaria di Medicare for All ammonterebbero a diversi punti percentuali, 18% del PIL che l’America attualmente spende per l’assistenza sanitaria». Se i costi dell’assistenza sanitaria negli Stati Uniti (oltre i costi assicurativi), prosegue Galbraith,«fossero ridotti a livelli francesi, italiani o persino britannici (sebbene Sanders non sostenga che il suo piano lo farebbe)», si avrebbe «un forte declino della produzione totale e una riduzione dei lavori relativi alla salute». Secondo Galbraith, è un «malinteso, ripetuto costantemente nei media, parlare di come verrebbe sostenuto il costodi Medicare for All, come se spostando la funzione assicurativa dal settore privato a quello pubblico e riducendo la scala dell’assistenza sanitaria comportasse un aumento del costo reale dell’assistenza sanitaria. La realtà è l’opposto: Medicare for All è un programma per risparmiare sui costi. Modificando il modello di finanziamento dell’assistenza sanitaria di base, si eliminerebbero le spese e gli sprechi non necessari -non da ultimo i profitti delle compagnie assicurative- razionalizzando la fornitura di servizi».

Al capitolo ‘verde’ del programma di Sanders, Galbraith dedica una attenzione particolare. «il Core Sanders è stato integrato dal programma ‘Expanded Sanderscomprendente il Green New Deal (GND), una garanzia federale sul lavoro,un’imposta sul patrimonio e un piano per abolire il prestito studentesco e i debiti medici. Di queste quattro politiche, le prime due sarebbero espansive o stabilizzanti nei loro effetti economici. Il terzo è, a mio avviso, poco pratico, e il quarto è forse più vasto di quanto generalmente si apprezza».

Le proposte chiave del GDN «riguardano in gran parte il settore energetico, coprendo sia la produzione che il consumo di combustibili fossili e le alternative rinnovabili, in particolare il solare e l’eolico. Ci sono anche proposte per ricostruire la rete elettrica», ristrutturare gli edifici pubblici,interventi contro i disastri determinati dal cambiamento climatico, il trasporto di terra completamente elettrico, il divieto di fracking.

Su proposte di questo genere, ammette Galbraith, «come per qualsiasi iniziativa importante, il successo non è garantito. Ma lo stesso valeva per il New Deal e la mobilitazione per vincere la seconda guerra mondiale», piuttosto, il GND «rappresenta un impegno serio per far fronte alla crisi climatica: 16,3 trilioni di dollari in nuove spese in dieci anni e la creazione di 20 milioni di nuovi posti di lavoro. Ovviamente, ciò che conta per il clima sono i risultati; ma, in entrambi i casi, lo sforzo verrà considerato come attività economica». Lo dicono i numeri: «in un’economia di 21 trilioni di dollari, 1,6 trilioni di dollari all’anno ammonterebbero a poco meno dell’8% dell’attività aggiuntiva, senza contare gli ‘effetti moltiplicatori’», effetti che, almeno secondo la teoria economica comunemente applicata, mostrano che «l’attività complessiva aggiuntiva dal GND proposto da Sanders arriverebbe a circa 9-10 % del PIL. Di per sé, il GND avrebbe un forte effetto espansivo, sufficiente ad assorbire gli effetti deflazionistici della riduzione del ruolo dei settori finanziario e delle assicurazioni sanitarie».

Il GND sosterrebbe anche l’occupazione, e «iprogetti relativi a GND potrebbero essere collocati in modo tale da rilanciare le regioni industriali in declino, ripristinando in tal modo un certo equilibrio geografico per l’economia nazionale. Come per tutti i cambiamenti economici, alcune interruzioni sarebbero inerenti alla transizione».

Galbraith ammette che «il GND è un programma diinvestimenti; non creerebbe nuovi beni di consumo in linea con l’aumento delle entrate e dei nuovi posti di lavoro. La maggior parte degli sforzi andrebbe verso il miglioramento delle conseguenze ambientali della produzione esistente. Il GND è quindi un modo per scambiare energia a base di carbonio a basso costo ma non rinnovabile e inaccettabilmente distruttiva con energia che è(generalmente) più costosa ma anche più sostenibile».

Aumentando le entrate senza creare nuovi beni di consumo, «il GND è simile a una mobilitazione industriale per la guerra. L’aumento del reddito derivante dalle attività relative a GND sarà in parte compensato da una diminuzione degli sprechi finanziari, dell’assicurazione sanitaria privata e dell’eccessiva offerta medica (in qualche modo definita), nonché dalle riduzioni delle spese militari coerenti con la fine delle guerre per sempre degli Stati Uniti.

A conti fatti, ci sarebbe probabilmente un aumento netto dei redditi personali rispetto al consumo».
Il finanziamento del GND «è una questione di risorse reali, non di accaparramento delle entrate fiscali», «tali risorse reali verrebbero dal taglio di finanziamenti, assicurazioni sanitarie,forniture mediche non necessarie e militari, e mobilitando i residui di disoccupati e sottoccupati verso attività più utili e necessarie. Le entrate fiscali verrebbero quindi dai guadagni di questi lavoratori e da prelievi più efficaci sugli utili delle società che li impiegano».

Collegata alla GND è la la proposta di garanzia del lavoro di Sanders, «che fungerebbe da misura di stabilizzazione». «Nel contesto di un’economia ampiamente forte con un’occupazione elevata (sostenuta dal GND), la domanda posta sulla garanzia del lavoro sarebbe piccola. Molte persone, anche quelle rilasciate dalle carceri, lavorerebbero già in posti di lavoro migliori con salari più alti e migliori prospettive di carriera. Solo quando l’economia privata vacillerà -quando il boom del credito lascerà il posto a una stretta creditizia- l’alternativa di un lavoro pubblico diventerebbe attraente per più persone. In termini di ‘costi’, la spesa per la garanzia del posto di lavoro sostituirebbe l’indennità di disoccupazione, l’assistenza sociale e alcune assicurazioni sulla disabilità». L’elemento più positivo di questa proposta, secondo Galbraith, è nel fatto che è uno strumento per affrontare rapidamente le conseguenze umane delle crisi.

L’imposta sul patrimonio, secondo Galbraith,«sarebbe poco pratica. Per farla rispettare, gli Stati Uniti dovrebbero creare una nuova amministrazione fiscale volta a valutare tutte le forme di ricchezza a partire da una certa data ogni anno», non ne varrebbe la pena.
Galbraith sottolinea che sono «certamente necessarie misure fiscali per ridurre l’oligarchia» , Sanders pare voler rafforzare le tasse immobiliari esistenti e le donazioni. «Questo approccio è valido. Le tasse sulla proprietà e sul dono colpiscono la ricchezza dinastica e hanno il vantaggio di fornire un forte incentivo per le donazioni filantropiche, dando vita a università, musei, ospedali, chiese e altre istituzioni socialmente utili».

Sanders sostiene la cancellazione dei debiti degli studenti nei confronti del Governo. Secondo Galbraith, «la mossa è chiaramente espansiva, poiché i flussi di cassa altrimenti utilizzati per ripagare i debiti sarebbero diretti verso altre spese, che a loro volta alimenterebbero nuove attività economiche e la creazione di posti di lavoro».

L’altra proposta collegata, è la cancellazione del debito medico. Qui Galbraith è molto più scettico. «Nel grande schema delle cose, un ampio programma di riduzione del debito per le famiglie e le famiglie americane sarebbe un grosso problema. Il debito privato ha agito come uno strumento efficace per il controllo sociale e la disciplina almeno sin dalla deregolamentazione finanziaria iniziata negli anni ’70, che ha lanciato l’era delle carte di credito, l’acquisto di rate e mutui sempre più instabili e speculativi. La maggior parte degli americani è colpita da questo sistema di indebitamento, ma pochi pensano di metterlo in discussione, e tanto meno riconoscerlo come una forma di oppressione sociale».

«Il radicalismo di fondo delle prospettive di Sanders», conclude Galbraith, «si manifesta nel suo abbraccio di audaci proposte, che stanno già espandendo la nozione pubblica del possibile. Mentre il potenziale di vasta portata di una presidenza Sanders si diffonde nella coscienza pubblica, il vasto segmento dell’elettorato che attualmente si sente privo di diritto di voto e demoralizzato inizierà a pensare diversamente al futuro. Il debito è un’arma dell’oligarchia. Non è del tutto irragionevole vedere nella cancellazione del debito la causa scatenante di un movimento sociale più ampio a favore di riforme socialdemocratiche e socialiste ancora più profonde».

Lato ‘rivoluzionario’ a parte, sicuramente funzionale a una buona campagna elettorale, il programma economico di Sanders, dunque, secondo gli economisti è sostenibile.

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