giovedì, Ottobre 29

Sanders k.o., per la sua ‘rivoluzione’ non è detto La sua rivoluzione doveva portare all’interno dell’area progressista del Partito Democratico giovani elettori, elettori liberali, nuovi elettori, e per vincere la nomination doveva convincere i bianchi moderati. Ha fallito su tutti i fronti. Per ora

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C’è da scommetterci: il prossimo Presidente degli Stati Uniti sarà uomo, e sarà ‘vecchio’, tra i 73 e i 77 anni, populista o moderato, ma ‘vecchio’ di testa, di ricetta politica. Sarà così, perché l’unico ‘giovane’ è stato ufficialmente sbattuto fuori gioco ieri, nel mini-martedì dei democratici. Barnie Sanders è finito, battuto, abbattuto dalla vecchia America. Barnie è stato fatto fuori perché troppo ‘giovane’, lui, che chiamavano ‘vecchio’, troppogiovane per la Vecchia America, abbattuto dall’anchilosato Partito Democratico.

Così scende il sipario sul mini martedì 10 marzo 2020, con ‘il vecchio Sanders’ fuori dai giochi, il coronavirus che cancella i comizi elettorali, unDonald Trump imbruttito più del solito non tanto causa il coronavirus, quanto dalla prospettiva di doversela vedere con Joe Biden, che aveva cercato in tutti i modi di levarselo di torno e non doverlo sfidare, e un Partito Democratico sempre meno brillante che, consapevole della propria inadeguatezza, punta tutto su quanto di più politicamente ‘senile’ ha in casa, Joe il moderato, Joe il ‘resuscitato’.

Alla fine di questo ‘Super Tuesday 2’ se c’è una cosa su cui vale la pena soffermarsi è la caduta di Sanders, o per meglio dire, il futuro della sinistra nel Paese a stelle e strisce.

Le primarie dell’asinello del 10 marzo hanno visto ai seggi Michigan, Washington, Missouri, Mississippi, Idaho e North Dakota. In 4 Stati su 6 Sanders è stato battuto da Biden. Ha perso, con il 36,4% dei voti, anche in Michigan, dove assolutamente non doveva perdere per poter restare credibilmente in corsa per la nomination,per una questione di numeri, i 125 delegati in palio, ma soprattutto per una questione di sentiment -e in campagna elettorale il sentimet conta, e moltissimo-, è lo Stato in cui 4 anni fa avevatrionfato, seppur di poco, su Hillary Clinton, e ha perso in Mississippi, dove non è riuscito conquistare gli afroamericani.

Resta ora da vedere se Sanders deciderà di proseguire la sua corsa per farsi battere fino in fondo (molto dipenderà dai suoi finanziatori) o ritirarsi. Il partito vorrebbe vederlo ritirarsi, e possibilmente in fretta, convinto che un prosieguodella corsa farebbe solo male a Biden e darebbe un vantaggio a Trump. Non solo, la speranza del partito è che ora Sanders, consapevole di aver perso, voglia far vincere il partito sostenendo Biden, perché senza il sostegno di quella fetta di elettorato, Biden molto probabilmente non riuscirebbe battere Trump.

Ma perché Sanders non è riuscito battere un Biden? che fino allo scorso martedì era considerato un candidato morto

La risposta, secondo alcuni analisti, sta nel partito democratico al quale puntava il Senatore. Il problema non sarebbe tanto nel fatto che i poteri forti dell’asinello, come nel 2016, hanno lavorato contro ‘Sanders il socialista’, quanto piuttosto nel fatto che Sanders ha fallito la sua missione di fondo, non è riuscito, come si era ripromesso, acambiare, trasformare il Partito Democratico e la politica americana. Ha promesso una ‘rivoluzione’,e la rivoluzione è fallita, non c’è stata, i rivoluzionari non si sono visti. Sanders martedì si è girato e ha scoperto che dietro di lui non vi erano rivoluzionari.

«La sua promessa di costruire una nuova coalizione non è stata realizzata e quel fallimento lo ha eliminato dalla corsa per lanomination democratica», così sostiene l’analista senior del Brookings Institution, John Hudak.

Da qui deriva la caduta. Non è riuscito a riconquistare l’elettorato bianco democratico non giovane e moderato che nel 2016 ha respinto l’establishment democratico rappresentato da Hillary Clinton e ha scelto Trump, non è riuscito a portare ai seggi tanti di quei giovani sui quali lui puntava, probabilmente per il banalissimo motivo per cui, come gli analisti più seri da tempo avevano avvertito, i giovani twittano, gli anziani votano, né è riuscito convincere gli indipendenti, men che meno è riuscito a far piacere la sua rivoluzione all’elettorato nero, qualcosa su cui i progressisti democratici avrebbero motivo di riflettere, come a caldo già questa mattina c’è chi ha iniziato a farlo.

Dunque il movimento di Sanders per un verso non è riuscito coalizzare l’elettorato giovane e indipendente al quale puntava, e che sui social aveva molto chiaramente dimostrato di avere, non è riuscito portarlo alle urne, per l’altro verso non è riuscito, a convincere gli elettori tradizionali dei democratici -a partire dai neri e dai bianchi moderati. Per quanto riguarda i giovani, sui quali lui aveva puntato per la sua rivoluzione, alcune analisi dimostrano che addirittura in alcuni Stati l’elettorato giovane è diminuito rispetto al 2016. Così come gli elettori che si identificano comeliberali’ e ‘molto liberali si sono ridotti nell’elettorato democratico in diversi Stati, il che significa che la rivoluzione di Sanders non ha convinto, tanto meno coinvolto, aggregato sotto la bandiera dei democratici.

L’altro gruppo di elettori «che Sanders ha promesso che avrebbe energizzato e rafforzato nelle elezioni del 2020 sono stati i nuovi elettori. Questo sforzo ha un senso. In un periodo in cui un numero non banale di elettori viene disattivato da entrambi i partiti e lo è stato per un po ‘, Sanders fa avanzare la teoria secondo cui esiste un gruppo di elettori silenziosi che potrebbero uscire dalla falegnameria per il candidato giusto e causare uno spostamento sismico nel panorama politico americano», afferma Hudak. Anche qui i dati sono impietosi: «i nuovi elettori non hanno dominato le primarie democratiche, anzi, anche loro si sono sostanzialmente ridotti o sono rimasti gli stessi dal 2016».

Nel disegno di Sanders, la sua rivoluzione doveva portare all’interno dell’area progressista del Partito Democratico giovani elettori, elettori liberali, nuovi elettori, in questo modo, con una grande massa di questi elettori, avrebbe cambiato pelle al partito, male che fosse andata questi gruppi avrebbero pesato e portato l’establishment a cedere posizioni. Sanders ha fallito su tutti e tre i fronti, così non è riuscito a cambiare il partito. Per questo è fuori dai giochi.

Fuori dai giochi Bernie, oramai è evidente, ma la sua rivoluzione? Le domande che nelle prime riflessioni dell’area progressista avanzano si appuntano proprio su questo tema ora, ora che non è più tempo per pensare alla convention di luglio per la nomination: «la rivoluzione di Sanders ha semplicemente bisogno di più tempo? Gli elettori non sapevano abbastanza su ciò che le sue politiche potevano fare per loro? O, più semplicemente, preferivano davveroBiden?».

Alcuni analisti, per altro, sottolineano come l’esercizio del voto in alcuni Stati per alcune fasce di cittadini, giovani in testa, sia particolarmente difficoltoso, il che potrebbe aver portato in molti a non poter votare. Ma questo è soltanto il contorno, la ciccia è tutta racchiusa nelle tre domande sopra.
Sono domande di fondo per capire che tipo di futuro c’è per la sinistra negli Stati Uniti. Una
sinistra che ora è chiamata «non a rispondere alladelusione di ieri sera ritirandosi in cospirazione»,come scrive Eric Levitz, piuttosto a prendere atto che la coalizione esterna che doveva entrare e rivoltare il partito come un calzino non c’è e che il suo futuro passa dalla sua capacità di lavorare all’interno di quel partito, provare a cambiarlo, ma da dentro. Insomma: ‘La rivoluzione di Bernie è fallita. Ma il suo movimento può ancora vincere’, sostengono alcuni. Ma per il momento la proposta per un cambiamento radicale della politica e le ricette sociali ed economiche di Bernie alla ‘grassa’ America non piacciono o non riescono essere comprese.

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