domenica, Ottobre 25

San Salvador e i giovani intrappolati nella violenza Tra gang criminali e repressione statale

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In una tranquilla traversa di uno dei tristemente famosi distretti settentrionali di San Salvador si trova una piccolo comunità. Tutto il giorno è piena di gruppetti di bambini che giocano prestando poca attenzione a quanto sia precario l’ambiente circostante.

La violenza è una realtà stabile nella capitale della nazione di El Salvador, nell’America Centrale. I residenti del distretto soffrono alti livelli di disoccupazione, povertà e mancanza di accesso adeguato ai servizi statali. Le ‘gang’ hanno preso terreno e segnano in profondità la vita di tutti i giorni. Il distretto vive sotto un duro e temuto sistema di controllo sociale inflitto da una gang chiamata MS-13.

Nonostante resti difficile ottenere dei numeri precisi, il ministro della difesa, David Munguìa Payés, ha stabilito che i membri attivi delle gang a El Salvator siano 60.000. Le gang non sono le sole responsabili, ma El Salvador ha chiuso il 2016 contando 5.278 morti violente: dalle 14 alle 15 persone uccise quotidianamente, in un territorio dalle dimensioni del Galles.

Mentre San Salvador soffre per queste statistiche, il centro della comunità – che è stata fondata nel 2009 e sopravvive grazie a donazioni – funge da rifugio in mezzo alla violenza. Offre uno spazio sicuro fuori dalle ore scolastiche, dove i giovani tra i cinque e i sedici anni sono in grado di fare amicizia e interagire in sicurezza. E’ cruciale in una nazione dove la presenza di sempre meno alternative nella ricerca di un posto nel mondo porta spesso i giovani tra le braccia delle gang criminali locali.

Ho cominciato a lavorare con il centro nell’Agosto 2011 per gestire un gruppo sociale. Da allora sono stato quasi in continuazione attivo con loro, come lavoratore o come ricercatore.

Nei primi anni del centro, sia le gang che le forze di sicurezza che le combattevano hanno creato un’atmosfera di costante sospetto, ma non ci sono stati incidenti, né questo ha interferito o ristretto il crescente numero di programmi che il centro offriva.

Nel 2012, una tregua di livello nazionale è stata dichiarata, con le gang che si impegnavano a terminare la violenza e lo stato che riduceva le strategie anti-crimine più repressive. Gli effetti furono palpabili e una tesa calma era evidente. Le forze di sicurezza si sono ridotte e le gang, incoraggiate, hanno iniziato ad operare in maniera più aperta.

Verso la metà del 2014 la tregua era finita. Il governo ha ritrattato sulle concessioni che erano state fatte e ha tagliato il dialogo con i leader delle gang, ripristinando la repressione.

Dalla fine della tregua i cambiamenti in questo distretto di San Salvador sono stati profondi. Il clima è diventato incredibilmente teso e volatile. Lo Stato ha dichiarato guerra aperta, e le gang hanno risposto. Da allora gli scontri a fuoco tra membri delle gang e polizia sono un evento quasi quotidiano, che a volte accade a pochi metri dalle porte del Centro della comunità.

Allo stesso tempo, le gang hanno iniziato a imporsi con forza maggiore sulla popolazione locale. Giovani ragazzi e donne associati con il centro hanno iniziato a diventare bersagli per le gang: episodi di arruolamento forzato e violenza sessuale sono aumentati, e molti sono stati costretti a proteggersi unendosi all’onda migratoria che fugge verso gli Stati Uniti.

Oggi, quelli che rimangono si trovano intrappolati tra l’aumento della criminalità e la repressione da parte dello Stato, che si è imposto in maniera ancora più bellicosa. Le forze di sicurezza ora associano questo distretto con la violenza e la criminalità. Ogni giovane che vive qui è considerato un membro di una gang, attivo o potenziale, e arrestato come complice. Questo rende chiunque un bersaglio di intimidazioni e persecuzioni.

L’escalation di violenza all’interno del distretto ha cambiato enormemente la vita dei suoi abitanti. I programmi offerti dal Centro sono stati tagliati al minimo. Anche le organizzazioni di beneficenza hanno ridotto i loro fondi. Poco a poco, mano a mano che la violenza si avvicinava sempre più alla vita di tutti i giorni dei residenti, le cose sono degenerate. La graduale restrizione delle opportunità lascia ai giovani molte poche opzioni. Per alcuni, essere membri di una gang è l’unico modo per sopravvivere, nonostante l’esposizione alla violenza che questo comporta. Per una generazione di giovani decenti e coscienziosi, scegliere un futuro dignitoso è un tradimento intrinseco.

Non chiedo che le gang vengano trattate con i guanti di velluto, né che le misure repressive vengano rinforzate, ma che il governo prenda un approccio più completo alla prevenzione della violenza. I programmi che offrono speranza ai giovani sono metodi di prevenzione più efficienti dell’approccio repressivo dell’attuale Stato di Salvador. Azioni come queste possono solo incriminare ulteriormente e condannare una generazione di giovani il cui presente e futuro sono perse nella brutalità del sangue.

L’articolo originale è stato scritto da Luke Grover, ed è disponibile qui.

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