sabato, Maggio 30

Samantha Cristoforetti lascia l’Aeronautica. Ma è l’Italia a far paura Illazioni disturbano un clima delicato per lo spazio italiano. Il direttore generale Esa, Johann-Dietrich Wörner, lascerà l’incarico di vertice per la dovuta alternanza. Si spendano le energie perchè la posizione venga coperta da una personalità italiana

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C’è qualcosa di stravagante nel gran parlare della fine della carriera militare di Samantha Cristoforetti, l’astronauta italiana che cinque anni fa ha soggiornato per 199 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale con le missioni Expedition 42/Expedition 43.
Dopo la rivelazione del 31 dicembre dal ‘Corriere della Sera’, e poi la ripresa a più colonne nei giorni seguenti dall’infaticabile concorrente la ‘Repubblica’, l’ufficiale pilota ha dato alcune delucidazioni sulla sua decisione di lasciare l’Arma Azzurra in un tweet in cui accenna a “disaccordo riguardo ad alcune situazioni”. Quattro cartelle senza nessun altro dettaglio esplicativo. Bene, non sono certo queste le nostre preoccupazioni, né riteniamo che in qualche modo il ritorno all’esistenza civile di una mamma del verde Trentino possa rappresentare motivo per adombrare l’intera comunità spaziale nazionale, a meno di non delineare qualche segnale a cui far seguire le nostre personali conclusioni.

L’Indro’, per dovere di cronaca ha commentato subito quanto appreso evidenziando nei suoi contenuti la sorpresa che dell’intera vicenda non ne fosse a conoscenza formale il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, l’ente governativo che ha il compito di predisporre e attuare la politica aerospaziale nazionale, a maggior ragione perché, secondo il messaggio prima menzionato, il cap. Cristoforetti afferma: “Avevo informato i vertici dell’Aeronautica Militare già all’inizio del 2019 sul fatto che avrei riflettuto sull’opportunità o meno di continuare la doppia dipendenza dall’Agenzia Spaziale Europea e dalla Forza Armata”. Per questo, onestamente, riteniamo poco sereno condividere il muro comunicazionale eretto nell’ambito di uno stesso settore, pur con funzioni e gerarchie differenti, ma necessariamente complementari ed interconnessi.

Noi ora vogliamo soffermarci su due aspetti della stessa vicenda, ritenendo utile un po’ di chiarezza in tutto quanto sta avvenendo.

Samantha Cristoforetti non lascia le attività spaziali: lei stessa ha affermato che dal 2009 è impiegata in Esa, da cui percepisce lo stipendio. Dunque, nessun pericolo per la rappresentazione di Astrosamantha.

L’Agenzia Spaziale ha programmato l’esborso di somme importanti nella sua futura missione in orbita bassa e siamo sicuri che il sottosegretario Riccardo Fraccaro, a capo della delegazione ministeriale di Siviglia, dove è stata decisa l’attività dell’ormai ex capitano dell’AMI, ha valutato assai bene i requisiti e le indubbie capacità prima di decidere per la persona e la sua immagine professionale.

Così la Cristoforetti si presenterà regolarmente entro il 2022 al boccaporto della stazione spaziale -comandata da Luca Parmitano fino a febbraio prossimo- dopo aver sfilato il sokol da lasciare a bordo del modulo orbitale della Soyuz e indossato la tuta europea. Semplicemente, quando sarà chiamata nelle trasmissioni televisive o verrà ricevuta al Quirinale, non vestirà la divisa con cui ha giurato fedeltà allo Stato italiano. Del resto lei stessa ha scritto: “L’appartenenza all’Aeronautica ha avuto negli ultimi 10 anni un valore simbolico e affettivo”. Diciamo la verità, ci saremmo aspettati espressioni di maggiore considerazione e rispetto verso una delle forze di difesa che tutelano la nostra sicurezza e garantiscono tante altre funzioni essenziali alla vita del Paese. Ma se questo è l’epilogo di una vicenda personale, non ci risparmiamo perplessità sulla diffusione indiscriminata delle informazioni lette in questi giorni sulla carta stampata dei grandi quotidiani e sulla rete. Tralasciamo i social, che si sono espressi in maniera indiscriminata e offensiva, tipica di promotori poco addentro a taluni argomenti ma presuntuosi nel voler essere protagonisti di questioni non di loro appartenenza.

Appena rese note le indicazioni della Cristoforetti si sono fatte illazioni su disparità di trattamento perché donna, ma lei stessa ha fatto sapere di non essersi sentita oggetto di discriminazione di genere. Né del resto si può dimenticare che molta visibilità della missione dell’astronauta italiana si è voluta perché una ufficiale di sesso femminile, la prima volta in Italia, si è mostrata pronta ad affrontare un servizio impegnativo con tutte le reazioni non ancora indagate in assenza di gravità. Per cui riteniamo che nello scrivere è necessario evitare argomentazioni tendenziose, facendo uso eccessivo di esempi tolti dalla complessità del loro contesto originale e spesi in libertà e senza controllo.

E poi è stata innescata una polemica di cui solo superficialmente non riusciamo a comprenderne la matrice,circa una rivalità sorta con il tenente col. Walter Villadei, che ‘L’Indro’ ha intervistato lo scorso anno. Nelle righe de la ‘Repubblica’ abbiamo letto che durante laMinisteriale, in cui si è definito l’assetto della futura politica spaziale europea, vi sono state «pressioni enormi da parte dei militari italiani» perché fosse Villadei il prescelto per la missione italiana in SSI. E però è sfuggito alla Redazione che il colonnello, mai stato nello spazio, sia stato addestrato presso il Centro Cosmonauti Jurij Gagarin situato nella Città delle Stelle, nell’Oblast’ di Mosca. Pertanto, non abilitato a tutte le funzioni e la circolazione negli ambienti della Stazione. D’altra parte, l’ufficiale, con l’incarico di capo dell’Ufficio Politica Spaziale ed Operazioni di AMI, è già un’autorità indiscutibile per poter scendere in un agone che non gli darebbe altro lustro. Devono averlo pensato nello staff di Fraccaro, tant’è che, se pur sia stato effettuato un vaglio nell’elenco ipotetico di candidati, la Cristoforetti è giunta al primo posto. Non riteniamo -e ne siamo convinti- che una querelle di militari sia veramente possibile. Abbiamo troppo rispetto per dubitarlo, anzi. Poi gli ufficiali che trattano la materia -sia in Italia che fuori- devono essere a conoscenza delle regole molto più di chi le riporta. Dunque, non insistiamo sul caso.

Quello che di questa vicenda da rotocalco ci fa pensare a fatti più concreti è che la posizione italiana in ambito di coordinamento dei progetti spaziali di 22 Paesi europei è delicata: sempre terzo contributore dietro a Germania e Francia in Esa, con oltre due miliardi di euro impegnati, l’Italia ha un altro peso economico da difendere rispetto al passato. Si dovrà lavorare su una redditività qualitativa adeguata e alla massimizzazione del just return, che è uno degli elementi principali, nella politica industriale dell’ente europeo, quale l’insieme di regole relative alla distribuzione geografica o al rendimento equo.
A breve, forse quest’estate o al massimo tra due anni, il direttore generale Esa, Johann-Dietrich Wörner,lascerà l’incarico di vertice per la dovuta alternanza. In quell’occasione contiamo che le forze di Governo spendano tutte le proprie influenze perchè la posizione venga coperta da una personalità italiana. Abbiamo potenziali di elevata competenza, che lavorano e operano in silenzio ma in modo molto fattivo. Non ci meraviglia se la corsa alla successione fosse già iniziata e se non si faccesse di tutto per ‘buttare in caciara’ uno schema di governance più efficace con la diffusione di storielle senza importanza.
Pertanto, è indispensabile che si faccia un accurato gioco delle parti per valorizzare un settore di alto livello, senza perdersi in polemiche inutili quanto dannose o forse faziose, mettendo a margine chi monta dolosamente un glamour giusto per spettegolare sul nostro Paese.

Utilizziamo la preziosa opera dei nostri astronauti come messaggi di grande qualità nazionale. E non come veicolo per denigrare le nostre immagini migliori.

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