giovedì, Febbraio 20

Salvini: una ‘autorizzazione’ obbligata Lo scadente dibattito in Aula non ha centrato il punto: l’art. 2 della Costituzione garantisce i diritti dell'uomo, e l’art. 10 assicura l’asilo a chi fugga da un posto dove i suoi diritti siano compressi. Bastano queste due norme a obbligare a dare il permesso di giudicare Salvini

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Autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell’articolo 96 della Costituzione nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di Ministro dell’Iinterno pro tempore’. I fatti per i quali l’ex Ministro è chiamato rispondere risalgono a quello che sarebbe diventato ‘il caso Gregoretti’ -imbarcazione della Guardia costiera italiana- dove, dal 27 luglio fino al 31 luglio del 2019, 131 così detti ‘migranti’, salvati dal naufragio, sono stati trattenuti e non fatti sbarcare.
Un dibattito lungo, noioso, ridondante.
Perfino il jet lag: lo ha detto Gasparri nel difendere la scelta della fissazione della data della discussione in Commissione, fissata per permettere ad alcuni di tornare dagli USA e superare il jet lag … quanto viaggiano sti senatori. Come al solito i nostri parlamentari non fanno mai mancare di apparire quello che sono.

Ma veniamo al dunque.
Il Senato, la camera cui appartiene Matteo Salvini, imputato di sequestro di persona nel caso Gregoretti, doveva deliberare se autorizzare o meno il Tribunale dei Ministri a processare Salvini per quel reato: posto che il reato sia stato commesso, posto che Salvini ne sia responsabile, posto che non esistano motivi di esclusione della responsabilità, posto che non intervenga la prescrizione, ecc. Tutto ciò potrà essere deciso solo dal tribunale, non da altri, la divisione dei poteri, Renzi e Salvini permettendo, è ancora in vigore.

Cioè, in termini più semplici, il Senato deve decidere, come afferma l’art. 9.3 della legge costituzionale 1 del 1989: «L’assemblea si riunisce entro sessanta giorni dalla data in cui gli atti sono pervenuti al Presidente della Camera competente e può, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, negare l’autorizzazione a procedere ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo».

Cioè ancora -so bene che è una cosa ben nota, ma vale ancora una volta la pena di ricordarlo- al Senato spettava solo di valutare se il comportamento del quale è imputato il Ministro Salvini è stato svolto nell’esclusivo interesse costituzionale dello Stato o per difendere un interesse pubblico.

È appena il caso di ricordare, ma già che ci siamo lo faccio, ciò che nessuno nel dibattito al Senato ha fatto, e cioè che l’art. 2 della Costituzione garantisce i diritti dell’uomo, e l’art. 10 assicura l’asilo a chi fugga da un posto dove i suoi diritti siano compressi.
Basterebbero queste due norme a obbligare a dare il permesso di giudicare Salvini, perché ha esplicitamente e coscientemente violato, non difeso, due principi costituzionali.
Per metterla un po’ sul ridere, posto pure che Salvini abbia difeso non so quale principio costituzionale italiano, la partita sarebbe conclusa con un due a uno, a sfavore di Salvini.

Nulla di meno ma anche nulla di più.
Cioè, non si trattava qui di stabilire se il comportamento di Salvini fosse stato o meno lesivo del codice penale, questo spetta ai giudici.

Sul merito, mi limito a riferirmi a quanto già ho scritto ripetutamente e che sintetizzo in pochissime parole.
I cosiddettimigranti’, non sono migranti, ma sono persone che si allontanano dal proprio Paese o comunque da un Paese diverso dall’Italia, e, deve essere ben chiaro, ne hanno diritto, un diritto sacrosanto, contrariamente, in particolare, a ciò che ha detto, nonché Salvini, ad esempio il Senatore Giovanbattista Fazzolari. Il diritto in questione discende dai Patti sui diritti dell’uomo e dalla Dichiarazione Universale sui diritti dell’uomo.
Inoltre, i medesimi eranodiventatinaufraghi, dato che nel tentativo di fuggire dalla Libia (o altro non è importante) la loro imbarcazione stava affondando: da ciò l’obbligo assoluto e inderogabile di salvataggio e di conduzione al sicuro, cioè a terra.

Infine, come ho anche più volte ripetuto, l’obbligo di salvataggio e di sbarco, non implica in alcun modo l’obbligo di accoglienza, ma solo quello di salvataggio. Nulla ostava e nulla osta (come infatti poi accade) aredistribuirequelle persone, ripeto non migranti clandestini, che è una qualifica offensiva, in quanto gli si attribuisce un comportamento penalmente perseguibile. Sempre per ironizzare, quelle persone potrebbero querelare Salvini per diffamazione.

E tanto basterebbe, salvo aggiungere un punto non marginale: è irrilevante che la scelta del Ministro imputato sia stata o meno concordata o imposta da altri, come il Presidente del Consiglio o gli altri ministri. Se, infatti, una corresponsabilità vi fosse, come rivendicato da molti a cominciare in particolare da Salvini, non si tratterebbe di una diminuzione o esclusione di responsabilità, ma solo nulla impedirebbe di stralciare la posizione di Salvini e di chiedere di processare anche altri.
Se poi Salvini potrà dimostrare ai giudici di avere agito non solo d’accordo, ma su ordine o imposizione del Governo o del suo Presidente, sarà assolto, anzi no. Perché qui, nella richiesta del Tribunale di Catania, nella discussione in Parlamento, nel dibattito sui giornali, non si vuole mai fare riferimento alla responsabilità che consegue ai ministri, ma anche ai funzionari, alla luce dello Statuto di Roma della Corte Penale internazionale. Insomma, anche se pochette (Giuseppe Conte) avesse ordinato a Salvini di maltrattare quelle persone, Salvini sarebbe egualmente responsabile, ma insieme a pochette.

Il dibattito in Senato, purtroppo, si è interamente o quasi svolto sul tema della mancata responsabilità di Salvini, o almeno della sua non esclusiva responsabilità e viceversa.
E quindi si sono sentiti argomenti sulla assenza dell’Europa, sulla decisione in fatto assunta dall’intero Governo, o addirittura, parola dell’avvocato Giulia Bongiorno, che non si sia trattato di un sequestro di persone, come ipotizzato, ma ‘semplicemente’ di un ritardo nello sbarco. Tutte cose sulle quali solo il giudice potrà decidere.
Al solito furbesco, l’intervento di Pier Ferdinando Casini (richiamato poi da Massimiliano Romeo) che, dopo avere arzigogolato in vario modo, invita a tenere conto che se oggi si manda sotto processo Salvini, si crea un precedente, che domani potrebbe portare al processo anche Zingaretti … dimenticando che quest’ultimo non è parlamentare. E anche che i precedenti non contano: da noi vige la legge, non i precedenti.

Quanto alla ‘difesadi Salvini, quest’ultimo di tutto ha parlato, salvo dimostrare in che maniera avesse solo svolto la sua funzione di Ministro, parlando ripetutamente di difesa del territorio dello Stato, per non parlare dell’onore. Ora, che dei naufraghi possano mettere in difficoltà la sovranità territoriale dello Stato, sembra francamente ridicolo, quanto all’onore, non capisco cosa c’entri.
Non posso, però, non accennare agli assurdi e continui richiami ai figli. Lui, padre amoroso di figli, lamenta il fatto che gli stessi soffrano ingiustamente di sapere, anzi, di leggere, del fatto che il padre viene accusato di un reato. E i figli di tanti altri accusati e puniti, non contano o si deve abolire il diritto penale … insomma che vuol dire? Niente. Trovo semplicemente disgustoso usare dei bambini o comunque i figli, richiamare, insomma, a immagini strappalacrime, per difendere le proprie posizioni. Salvini dice di essere un uomo d’onore, il difensore adamantino dell’interesse dei cittadini italiani e della sua popolazione, e si nasconde dietro le presunte lacrime dei figli.
In realtà, nel merito, non ha né ha citato altri argomenti: ha abbattuto le case dei Casamonica (che, peraltro, se mal non ricordo sono state abbattute da Virginia Raggi), riceve lettere minatorie dai mafiosi, e parla d’altro come le inefficienze del Governo che non decide mai nulla, l’assenza del Governo dall’aula ecc. Nulla di rilevante, mi pare.

Ripeto solo, sconsolato: un dibattito lungo, rumoroso, distratto e verboso. Un dibattito che si conclude con un ridicolo voto al rallentatore: circa sei ore di voto!

Una grande occasione persa per fare, sarebbe ora, politica e magari cultura. Sarebbe stata almeno l’occasione buona per sentire idee serie sulle migrazioni, su una politica accogliente o contraria all’accoglienza ma motivata, fondata, difesa con argomenti attendibili. Si sarebbe potuto e dovuto parlare dei diritti dell’uomo violati non solo nel Mare Mediterraneo, ma in Libia, dove l’Italia paga per farli violare (questa è correità, sia chiaro, questa sì), e dei medesimi diritti violati altrove, perché no Egitto incluso.
Noia e delusione.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.