venerdì, Aprile 3

Salvini: sognando ‘pieni poteri’ … via referendum Ora la legge elettorale è un nodo da sciogliere, ma la debolezza dell’Esecutivo Conte, è, a ben vedere, la sua forza. Serve tempo per congegnare un sistema elettorale che consenta di governare e di non rischiare che ci possa essere un solo partito al comando

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Vuole ardentemente le elezioni perché è convinto di stravincere. Il leader della Lega Matteo Salvini è convinto di essere nel cuore della maggioranza degli italiani che votano. Per questo deposita in queste ore la proposta di referendum per abrogare la quota proporzionale del cosiddetto Rosatellum e ripristinare, di conseguenza, il sistema maggioritario nella legge elettorale: «Vogliamo far votare 60 milioni di italiani per una legge elettorale dove chi vince governa per cinque anni». Il referendum è reso possibile dal voto favorevole di cinque Consigli regionali al quesito referendario sulla legge elettorale.

A voler seguire la cronaca politica, altre, si direbbe, siano le questioni urgenti: la mina dell’IVA da disinnescare in qualche modo; le trattative con Bruxelles sul deficit e la caccia ai sette miliardi di euro che in qualche modo occorre trovare; i temi eticamente sensibili, posti all’attenzione dalla recente sentenza della Corte Costituzionale, i possibili ‘paletti’ a proposito del ‘suicidio assistito’; i tormenti e i dilemmi nel Partito Democratico, ma anche in Forza Italia, nel Movimento 5 Stelle…

Non c’è dubbio, tuttavia, che un argomentoaridocome la riforma elettorale sarà destinata, inevitabilmente, a tenere banco e provocare polemiche e lacerazioni.
Il Movimento 5 Stelle, diviso su tutto, su un punto raggiunge la pressoché totale concordia: la riduzione dei parlamentari. La motivazione non è delle migliori (risparmio, e destinazione di risorse per non meglio precisate opere di utilità pubblica; come se la democrazia e le sue regole siano un qualcosa di ‘mercatile’); tuttavia fa leva su un sentimento largamente diffuso: che chi fa politica sia uno sbafatore a ufo, a prescindere. ‘SpuntareCamera dei deputati e Senatori per Luigi Di Maio è questione di principio; ci aggiunge poi un ulteriore carico: il divieto di poter trasmigrare, una volta eletti, in un altro partito. Il vincolo di mandato non è compatibile con la Costituzione. L’articolo 67 è di cristallina chiarezza: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione, ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato».

Di Maio e il M5S possono dunque proporre quello che meglio credono, a patto che modifichino l’articolo 67. La Costituzione tuttavia è un edificio, e l’articolo 67 non è un mattone a sé stante. I Costituenti, a suo tempo, hanno realizzato un sapiente gioco di check and balance. Dunque modificare l’articolo 67 e ridurre i parlamentari significa dover ridisegnare le circoscrizioni elettorali, e rendere più di quanto oggi accada, i parlamentari prigionieri del partito che li ha eletti.
Se si vuole che l’eletto effettivamenterispondaal suo elettore, i collegi devono essere necessariamente piccoli, non i territori immensi che si ipotizza. Occorre, insomma, pensare a un sistema anglosassone: in quei Paesi accade che l’eletto pur di aderire agli interessi del suo collegio assuma posizioni divergenti da quelle del partito cui appartiene. Si impone, insomma, una riforma che non è certo quella incomprensibile revisione di norme proposta a suo tempo da Matteo Renzi. Se si vuole fare i ‘merikani (o gli inglesi), lo si deve fare sul serio, altrimenti si diventa caricature come il protagonista della famosa canzone di Renato Carosone…

Inutile girarci intorno: se alla fine il Segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti e il capo politico dei pentastellati Di Maio; se Beppe Grillo da una parte, e Matteo Renzi dall’altra, hanno dato il via libera al Governogiallo-rosso’ e benedetto questa sorta di ircocervo, lo si deve solo e unicamente perché si voleva fermare la marcia trionfale della Lega, profittando dell’agostano errore marchiano di tattica di Matteo Salvini. Elezioni anticipate avrebbero comportato un vero e proprio slam: Salvini e i suoi avrebbero dominato sul Parlamento, il Governo, nei circa 500 enti di stato che attendono la nomina di vertici apicali, nel Consiglio Superiore della Magistratura, nella Corte Costituzionale; infine al Quirinale: insomma, le postazioni dei poteri reali, e spesso tecnicamente ‘irresponsabili’.
Troppo potere per lasciarlo nelle sole mani di Salvini. Non ha torto un’eminenza grigia della Lega come Giancarlo Giorgetti, che intervistato da Lucia Annunziata non usa mai la parola ‘complotto’, ma sostiene che tanti indizi lo inducono a credere che in Italia e in Europa, in tanti abbiano lavorato per far ‘fuori’ Salvini e la Lega dal Governo: «E’ assolutamente chiaro che ci sia una guerra politica contro il Carroccio». Giorgetti scorge una concatenazione di avvenimenti che dimostrerebbe come qualcosa doveva essere fatto «per sterilizzare Salvini e il voto degli italiani e mettere su un Governo amico dell’Europa».
Giorgetti, poi, cerca di mettere una toppa allo sgangherato operato agostano del suo leader: «Ha cercato di anticipare quello che sarebbe accaduto a settembre, per altra via. Ha anticipato i tempi per vedere se veniva restituita la parola al popolo italiano. Non è andata così».

Proprio la debolezza dell’Esecutivo di Giuseppe Conte, è, a ben vedere, la sua forza. La legislatura ha buone possibilità di durare fino a scadenza naturale: a parte le postazioni di potere reale da dividersi (una torta enorme, e tutti i sostenitori del Governo gradiranno porzioni abbondanti), fa comodo a tutti guadagnare tempo: per rafforzare le rispettive organizzazioni politiche, per congegnare un sistema elettorale che consenta di governare senza l’obbligo disoglieproibitive come le attuali, e il rischio che ci possa essere un solo partito al comando, come può capitare con questo sistema elettorale.
Questo spiega come mai Salvini, fallito il blitz estivo, ora punti, con il cavallo di Troia del referendum, a un sistema doveChi vince governa per cinque anni’. Quei ‘pieni poteri’ invocati nella famosa conferenza stampa sulla spiaggia del Papeete di Milano Marittima. Anche se i contesti, in Italia e in Europa, non sembrano più sorridergli come solo qualche mese fa si pensava.

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