martedì, Marzo 26

Salvini rinviato a giudizio? Tranquilli, non succederà nulla di nulla Il Senato non darà l’autorizzazione e sarà una forzatura della volontà politica sul diritto e sulla Costituzione, sottrazione di una persona alla valutazione del suo comportamento da parte del Tribunale

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Pochissime parole di commento, ‘a caldo’, sulla richiesta di rinvio a giudizio di Matteo Salvini per il caso Diciotti.
Tranquilli, non succederà nulla di nulla. L’autorizzazione a procedere non sarà data e la cosa finirà lì, e Salvini si sarà fatta un altro po’ di pubblicità, dandosi la parte della vittima e dell’eroe, che combatte solo contro tutti, a petto nudo e a busta gialla in mano.

Non si saperchi, ma contro sicuramente. Lo stiamo vedendo anche con la sfrontata indifferenza con la quale sparpaglia in Italia un gruppo di persone (in pieno inverno) da Roma, dove alcuni andavano a scuola, avevano un po’ di lavoro, insomma si stavano integrando. Per carità, non tutti, molti stavano solo stravaccati sui divani raccolti lì da quelli che Luigi Di Maio toglie agli aspiranti lavoratori in allenamento per le corse del reddito di cittadinanza. Non solo, ma si toglie la pacchia a chi sfruttava questa situazione per arricchirsi. Già, solo su questo una parola, una domanda: ma un Ministro della Repubblica non soltanto delle banane, non dovrebbe, piuttosto che vantarsi di avere tolto la brioche di mano ai ladri, di avere perseguito i ladri, fatto risparmiare soldi, realizzato effettivamente ciò per cui quei soldi erano stati stanziati?

No, pare di no. E quindi quella gente viene sballottata qua e là in giro per l’Italia, perché? Per trovargli un lavoro, per dargli un alloggio migliore, per integrarli? No, solo per sballottarli e in parte metterli sulla strada. Ne ho già parlato: l’avvocato del popolo che sta studiando il diritto penale, potrà decidere che fare. Intanto, da buoni boy scout all’incontrario, andiamo avanti con la cattiveria quotidiana.

E torniamo a noi.
Non voglio entrare nel merito della questione, che come spesso le questioni giuridiche è complicata e un po’ astrusa.
Mi limito a rilevare una cosa. Il procuratore di Catania, quello che dice che le ONG sono complici degli scafisti ma che non può dimostrarlo e che le navi delle ONG inquinano perché gettano tra i rifiuti i vestiti vecchi dei naufraghi, disse che Salvini non poteva essere processato perché aveva fatto un atto di Governo insindacabile.

Il Procuratore di Catania aveva, infatti, proposto l’archiviazione perché il mancato sbarco: «è giustificato dalla scelta politica, non sindacabile dal giudice penale per la separazione dei poteri, di chiedere in sede Europea la distribuzione dei migranti (e il 24 agosto si è riunita la Commissione europea) in un caso in cui secondo la convenzione Sar sarebbe toccato a Malta indicare il porto sicuro». Dunque, il richiamo esplicito è alladivisione dei poteri’. Ottimo argomento, e molto opportuno, perché da qualche tempo la divisione dei poteri sembra sempre più sostanzialmente considerata una affermazione irrilevante. Le cronache degli ultimi mesi, sono piene di ‘invasioni di campo’, mi pare.

Le sentenze non si discutono si applicano, ma si possono commentare e criticare. Le requisitorie del Pubblico Ministero, essendo delle richieste, a maggior ragione si possono criticare.
E qui c’è una affermazione incomprensibile, anzi, inaccettabile: si dice che siccome il Ministro deve cercare di fare delle cose, cioè chiedere alla UE di distribuire i migranti, il suo è un atto politico insindacabile.

Caro Procuratore, ma così si confonde l’azione politica legittima con gli strumenti della politica, del diritto e, nella specie, del diritto penale. Con quella affermazione si dice che per perseguire uno scopo politico (del quale non si discute la legittimità!) si possono comprimere i diritti delle persone!

Ma qui siamo completamente fuori dalla Costituzione, signor Procuratore. Le persone, tutte le persone, godono di diritti assoluti, che non possono essere compressi o compromessi per perseguire fini politici, che sono insindacabili a loro volta, solo se legittimi.

Questo è inammissibile, ed è di una evidenza assoluta. Quindi è perfettamente logico che il Tribunale dei Ministri ritenga che la cosa debba essere giudicata in un processo regolare per accertare se quel comportamento sia stato legittimo o no: anzi, meglio, se quel comportamento imputato al Ministro sia avvenuto o meno.

Tutto ciò è di una banalità e ovvietà assoluta. E non c’è nessun attacco a nessuno, ma solo l’applicazione di regole elementari di diritto e, qui sì, di divisione dei poteri: spetta sempre e comunque ai giudici di verificare la legittimità del comportamento, di ogni comportamento, anche della politica. Se poi, ciò porterà voti a Salvini, che offre coraggiosamente il petto al nemico (una cosa, fatemelo dire, ridicola) tanto peggio. Anzi, forse anche questo potrà essere oggetto di giudizio, dato che il Ministro oltre a dichiararsi reo-confesso, si dichiara pervicacemente intenzionato a ripetere il comportamento. E, come noto, questo anche può essere oggetto di valutazione del giudice nel corso del processo.

Che, peraltro, tranquilli, non ci sarà. Il Senato non darà l’autorizzazione e il Pubblico Ministero di Catania sarà contento: avrà avuto un atto di affermazione della prevalenza della politica sul diritto. Quello sì, un atto di forza, una forzatura della volontà politica sul diritto e sulla Costituzione, perché non sarà un giudizio quello, ma un atto con il quale si sottrae una persona alla legittima valutazione del suo comportamento da parte del Tribunale. Altro che violazione della divisione dei poteri!

Tanto più che il tema si riproporrà a breve, quando, come sembra (e sorvolo sull’infantile cinico tentativo di ‘mediazione’ para-buonista di Di Maio), Salvini dovesse impedire alla nave Sea Watch di entrare in un porto durante una tempesta: un reato gravissimo.

Ma vedrete che si troverà una soluzione di compromesso (tipo entrata in rada e non attracco, o simili) per mantenere il punto. Salvare la faccia è il programma di base di ogni politicante.
Ma dal punto d vista del diritto, i problemi non sono di secondaria importanza. Ne parleremo in altra occasione.

Però, come sarebbe bello se in Italia si tornasse (ammesso che ci si sia mai stati, dirà qualcuno e forse non avrebbe torto) al rispetto del diritto e in particolare a quello dei diritti dell’uomo, tanto cari non solo alla nostra Costituzione, ma anche, a parole, ai nostri politicanti.
Ma vedrete: appena l’avvocato del popolo avrà finito di studiare il diritto penale, tutto andrà a posto … basta che si sbrighi!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.