venerdì, Agosto 23

Salvini, Morisi. Se uomini senza compassione spezzano la corda Stiano attenti i fascisti che tirano la corda, stiano attenti i pagliacci col mitra e ancora più attenti stiano i loro meschini ministri della propaganda; la democrazia è una forza travolgente

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Mentre una delle anime nere della comunicazione digitale, Luca Morisi, pagata con soldi pubblici per evocare scenari sudamericani, postava l’immagine minacciosa di Matteo Salvini con il mitra in mano, accompagnata da un commento da decerebrato, io prendevo una boccata d’aria in via Ancona, a Milano.

Una strada che né il padrone né il servo conoscono, vi si respirano valori civili profondi, incompatibili con il loro animo desertificato dall’odio e da pedagogie familiari che conto di approfondire.

Confesso di trovare odioso Joseph Goebbels, i ministri della propaganda sono persone insignificanti, anche nell’aspetto, ma animati da una sconfinata volontà di potenza che cercano di soddisfare attraverso i godimenti del loro idolo. Per interposta persona, sempre nascosti dietro qualcosa, un albero, uno schermo.
La loro missione non è il bene comune, non sanno nemmeno dove abiti, bensì il totale asservimento al cane alfa, verso il quale provano sentimenti di devozione radicali e acritici, talvolta imbarazzanti.

Ci passo apposta da quella via, proprio quando mi manca l’ossigeno. Fiancheggia, guardando la facciata, il lato destro della basilica di San Simpliciano. Non c’è grande passaggio, un’oasi in confronto alla vicinissima via Garibaldi e all’altrettanto vicino quartiere di Brera, pullulanti di vita. Eppure, in quella via c’è qualcosa che tutti gli italiani dovrebbero onorare. Una lapide. «In via Ancona 2 visse nel 1926 il martire antifascista Carlo Rosselli e qui ebbe sede la redazione del ‘Quarto Stato’ Rivista socialista a difesa della libertà e della democrazia».

Così, tutto di seguito, senza punteggiatura. Solo sostanza, quella che non vediamo più, perché offuscata dagli artifici social di piccoli mostri privi di etica civile, sempre intenti a ravanare nella testa del famigerato popolo, vellicandolo con accenti mistici e ruffiani, che accarezzano le emozioni e offuscano la ragione, fidando sull’esasperazione, sulle paure dell’abisso, della rovina. Proprio su questa faglia in perenne movimento lavorano i nostri Goebbels di quartiere, aprendo voragini, attraverso costruzione false, incentrate sul meccanismo della paranoia, malattia mentale che in politica regala sempre frutti copiosi, basta evocare oscure presenze che congiurano nell’ombra contro il popolo, sempre il popolo.

Anche nel commento che accompagna la foto con mitra di Matteo Salvini, si fa ricorso al meccanismo paranoico. «Si avvicinano le europee, se ne inventeranno di ogni per fermare il Capitano, ma noi sia armati». Messaggio violento, mafioso, destinato alle menti deboli, ossia all’elettorato potenziale di questa Lega che viaggia spedita verso il fascismo.
Frustrazioni personali, fantasie di uomini falliti, mischiate alla rinfusa e gettati come macigni nei delicati meccanismi che presiedono al funzionamento di una comunità di sessanta milioni di individui, molti dei quali responsabili di comportamenti civici infantili e pericolosi.

Coloro che si sono impegnati a preparare il terreno, insaponando il piano inclinato, non provino a chiamarsi fuori dall’ordalia fuori controllo che si profila, non lo facciano Beppe Grillo e quelli come lui.
Chi, per immaturità e faciloneria, si è messo a giocare con il nostro Paese, consegnandolo a dei pazzi col mitra in mano, deve prendere posizione adesso, subito. Deve dirci che si è sbagliato e che proverà a porre rimedio, smettendola di incolpare chi c’era prima, come fanno i bambini.

Stiano attenti i fascisti che tirano la corda, la democrazia è una forza travolgente, metterla in pericolo significa armare la mano anche ai miti, significa svegliare la rabbia buona e dormiente, che esplode quando meno ce lo si aspetta.

Stiano attenti i pagliacci col mitra e ancora più attenti stiano i loro meschini ministri della propaganda, che ne ‘amplificano’ l’immagine bellicosa, inospitale, malandrina e razzista, perché la forza d’animo di chi ama la democrazia può essere feroce quanto quella di una madre che vede un figlio in pericolo. Se si gioca con gli istinti si possono aprire scenari impensabili. Alludere a un grilletto pronto a scattare, solo per compiacere gli abitatori di quella fogna maleodorante che da mesi ribolle di miasmi, può diventare una strada senza ritorno.

Chi difende la democrazia è per definizione più coraggioso e intelligente dei suoi nemici, perché animato da ideali che sente più grandi della sua stessa persona.

Carlo e Nello Rosselli furono uccisi dai sicari fascisti in Francia, dove si erano rifugiati. Oggi li ricordiamo con gratitudine, e lo faremo con maggiore intensità il 25 aprile, per averci regalato la democrazia, bene supremo che non cederemo al primo venuto, al cretino della porta accanto.
Useremo tutti i mezzi, possibilmente pacifici, bastano e avanzano contro avversari certamente inquieti ma altrettanto certamente meschini e privi di compassione per i loro simili, belve assetate di potere che non fanno nemmeno finta di sognare un mondo più giusto.

Ps. In un’intervista al ‘Corriere della Sera’, Luca Morisi ci fa sapere che lui già a dieci anni programmava con un Commodore 64 e che è stato con la Lega a partire dal 1992. Immagino la sensibilità, ce l’ha scritta in quel faccino così innocente. Lui si limita ad amplificare i messaggi del Capitano, così dice. In certe imprese c’è sempre qualcuno che si prende un compito, e poi, quando tutto è finito, dice che faceva solo il proprio dovere.
I ragazzini normali giocano coi loro coetanei, molti si masturbano, rischiando la cecità, secondo teorie molto in voga quando lo spin doctor si baloccava con il suo oggetto elettronico. Da oggi, però, proprio grazie a lui, si apre un altro fronte per la scienza, perché è tempo di capire cosa succede nella testa di un bambino quando viene depistato su un pianoforte, su una chitarra o su un Commodore per sottrarlo al vizio solitario.
Dopo la pubblicazione della foto con il mitra e il commento discretamente minchia che l’accompagna, qualche indizio comincia a vedersi. Luca Morisi potrebbe presto dare il nome ad una scoperta epocale, finalmente degna di lui, e darci la certezza che era meglio perdere la vista.

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