mercoledì, Agosto 21

Salvini mette all’angolo Di Maio, e per lui comunque vada sarà un successo I grillini sono sempre più pirandelliani, nel senso che ‘Non è una cosa seria’ e per loro è la normalità; il coniglio dal cappello estratto dalla coppia Casaleggio-Di Maio è poco più di una furbatina

0

Magari il suo è un allarmismo interessato: Renato Brunetta, responsabile della politica economica di Forza Italia, ha certo tutto l’interesse a mettere in cattiva luce il Governo di Giuseppe Conte e la maggioranza Lega-grillina. Ciò non toglie che il suo allarme meriterebbe attenzione: «Quella che inizia oggi è una settimana decisiva per i nostri conti pubblici e per la nostra economia più in generale, che avrà il suo culmine con la decisione di venerdì sera da parte dell’agenzia di rating Fitch sul debito sovrano dell’Italia. In caso di downgrade, dato per molto probabile dagli esperti dei mercati finanziari, il nostro debito scenderà poco al di sopra del livellospazzatura’. Sono in molti a scommettere sul fatto che Fitch effettuerà il downgrade, dopo averlo evitato lo scorso ottobre, quando però aveva lasciato intendere che il giudizio avrebbe potuto peggiorare nel caso il quadro macroeconomico e di finanza pubblica del nostro Paese fosse peggiorato nei mesi successivi».

Previsione puntualmente avveratasi: l’Italia è entrata in recessione tecnica nell’ultimo trimestre del 2018; e le previsioni sono di un PIL negativo anche per il primo trimestre dell’anno. Dunque, ragiona Brunetta, «il tasso di crescita del PIL per l’intero 2019 dovrebbe attestarsi attorno allo zero, e i rapporti deficit/Pil e debito/Pil dovrebbero aumentare conseguentemente, con il primo che dovrebbe avvicinarsi alla soglia del 3 per cento e il secondo rimanere sopra la soglia del 130 per cento. In questo scenario, considerato che il Governo giallo-verde non è in grado di rispettare gli obiettivi concordati con la Commissione Europea lo scorso dicembre, è quasi scontato che Bruxelles chiederà una manovra correttiva che potrebbe aggirarsi attorno ai 15 miliardi di euro. Oltre a questo, il Governo dovrà indicare nel prossimo Documento di Economia e Finanza del prossimo aprile, dove trovare i 23,1 miliardi di euro per evitare l’aumento delle aliquote Iva a partire dal Gennaio 2020».

Chissà, forse è di questo che si dovrebbe ragionare, discutere; ci si dovrebbe confrontare. Ve lo ricordate, vero, il presidente del Consiglio Conte che giulivo annuncia che «ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire» perché «l’Italia ha un programma di ripresa incredibile».

Bankitalia rileva come il debito pubblico è ulteriormente cresciuto: siamo a 2.316,7 miliardi: 131,2 per cento del PIL. Per riflesso, il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche è di 40,6 miliardi. Per farla breve in questa girandola di cifre, il debito è cresciuto di 68 miliardi.

Una ‘nota a margine’ la merita Alitalia. Il progetto del Ministro del Lavoro Luigi Di Maio è quello di una trattativa con Delta e Easyjet, più una newco con quota pubblica di Ferrovie e Mef oltre il 50 per cento. In particolare il Tesoro potrebbe anche superare la quota del 15 per cento. Il ‘solito’ Giovanni Tria, che poi è il Ministro dell’Economia, dice: «Non sapremmo oggi il 15 per cento di che cosa». Non esclude di entrare nella newco, ma chiede un piano industriale affidabile e sostenibile, che rifletta la reciproca convenienza dei futuri partner esteri e del Paese e sia in piena conformità con le regole europee. Se lo chiede, questo piano ancora non c’è. O almeno non lo conosce. Come sia, è tutto dire.

Di questo, al contrario, si ragiona poco; se ne discute ancora meno. Dunque, di cosa parla ‘tutta la città’? Per esempio della vicenda Matteo Salvini-Diciotti.
Le posizioni sono definite un po’ per tutti gli schieramenti: ovviamente la Lega voterà perché l’autorizzazione non sia concessa; e Forza Italia, pur essendo all’opposizione. A favore invece il Partito Democratico. Il Movimento 5 Stelle, invece, si arrampica sugli specchi per trovare motivazioni coerenti con ilNO che per ragioni di opportunità politica sarà costretto a dare, in palese contraddizione con la sua ‘tradizione’.
Situazione, quella del Movimento di Beppe Grillo, ben sintetizzata dall’ex presidente del Consiglio Enrico Letta: olimpico, dal suo osservatorio parigino segue le cose italiane e attende il momento opportuno per tornare in campo, anche se continua ad assicurare che per lui ormai è finito il tempo di ‘giocare’; Letta parla di D-Day politico: «Su questa autorizzazione», è il ragionamento, «il Movimento 5 Stelle può essere coerente con i principi per i quali è nato e ha preso i voti; oppure aggiustarsi a sopravvivere per pochi mesi».

Come la si metta, un cul de sac. Se stoppa il processo, perde il suo DNA e consenso; se non lo fa, tanti saluti al Governo con la Lega. In ogni caso a vincere è Matteo Salvini. Per cercare di uscire da questo impasse, la furbata, di respiro corto: affidarsi al voto dei suoi iscritti, una sorta di referendum telematico, garantito dalla piattaforma Rousseau (e già qui…).

Fino allo sfinimento i leader pentagrillini hanno sempre detto che per dare un giudizio si affidavano all’esame delle carte. Contemporaneamente il co-vice premier Luigi Di Maio, e il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli si sono assunti una responsabilità collegiale per la vicenda; così ha fatto anche il facente funzione Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Così, ecco il capolavoro. Se ilpopolo pentastellato voterà per il SI a procedere nei confronti di Salvini, politicamente condanna anche i suoi leader; al contrario, votando NO si assume in prima persona la responsabilità di ingoiare questorospo’ che tanti mal di pancia provoca tra alcuni senatori: lo vuole ‘il popolo’, ai ‘cittadini’ parlamentari non resterà che obbedire ligi. Quello che viene spacciato come il coniglio dal cappello estratto dalla coppia Casaleggio-Di Maio è poco più di una furbatina. Di sicuro non è così che verranno recuperati i voti perduti.

Grillo, i grillini si rivelano pirandelliani: quel Luigi Pirandello che con la sua ‘Non è una cosa seria’ ci dice che nella vita spesso, se non quasi sempre, ci si muove con coordinate che contraddicono le più elementari logiche; e che molte volte il nostro ragionare ci si ribalta contro. Cosa, a ben vedere, che non riguarda solo Grillo e i grillini; ma loro in particolare vanno ben oltre Pirandello, preda come sono di una realtà irreale e grottesca. Tanto più irreale, e tanto più grottesca per il fatto che mostrano di considerarla cosa assolutamente ‘normale’.

In parallelo conviene spendere qualche parola sul Partito Democratico.

Sopravviverà (e già sopravvivere è brutta cosa) al cupio dissolvi di cui, da mesi, anni, sono preda i loro dirigenti? Vero che in politica come in natura, non è dato avere dei ‘vuoti’, e che quando qualcosa viene meno, qualcosa d’altro lo sostituisce. Vero è che la democrazia in generale non gode i buona salute: dagli Stati Uniti alla Francia, dalla Spagna al Regno Unito, dalla Germania e un po’ ovunque. Vero è che capita di registrare insospettabili simpatie per il russo Vladimir Putin, o per Donald Trump, o i cinesi. Tutto vero, ma consola poco, anzi nulla. Soprattutto non giustifica che il PD sia un qualcosa senza radici, con dirigenti che invece di sgottare sono impegnati in una lotta fratricida; e da quando Matteo Renzi è stato messo all’angolo non abbia saputo elaborare una strategia per contrastare gli avversari politici, non offra soluzioni agli enormi problemi che attagliano il Paese; che ogni giorno alimenti la diffusa percezione di una forza che non sa né governare, né essere opposizione.

E’ un partito composto, per dirla con Mino Maccari, da persone indecise a tutto. L’essenza del problema: ascolti Salvini: capisci cosa vuole; non sei d’accordo, non ti piace; ma comprendi cosa dice, cosa vuole fare. Al contrario i dirigenti del PD appaiono sempre esitanti, indecisi, titubanti, spaccati al loro interno: Nicola Zingaretti non fa in tempo a dire una cosa, che qualcuno del giglio di Renzi si premura di dire l’esatto contrasto; e poi interviene Maurizio Martina che non media, semplicemente dice altro da quello appena dichiarato dai primi due. Un pollaio dove tanti pulcini si credono galli. E per restare in tema di pollicoltura, si comportano come i manzoniani capponi: beccate implacabili in attesa di finire tutti in pentola.

Qualcuno, per esempio, ha capito che tipo di rapporto si vuole instaurare con il M5S? Finora da quello che unanimi dichiarano i contendenti alla segreteria piddina, nulla con i dirigenti del Movimento; interlocuzioni con la loro base. Che cosa significa, in concreto? A quella base, quali ‘messaggi’ vengono e verranno indirizzati? Quali sono le proposte, in concreto, in tema di Giustizia, sviluppo e infrastrutture, lavoro, equità, riforma fiscale e delle istituzioni. Ambiente, diritti civili e umani? Quale modello di Unione Europea? In tema di immigrazione, a chi affidarsi, a Marco Minniti, a Graziano Del Rio, a Matteo Orfini? Qualcuno ha capito che cosa vuole e chiede esattamente Carlo Calenda con il suo ‘manifesto’? Il PD vuole mantenere la sua identità, oppure si vuole completamente rinnovare? Quale l’alternativa alla sciagurata ‘autonomia differenziata’ di salsa leghista? E’ facendo concorrenza sul terreno della Lega che una parte del PD pensa di trattenere una parte di consenso nel Nord del Paese e in Emilia Romagna? L’esperienza anche recente non ha chiarito ancora a sufficienza che tra un originale e una brutta imitazione è il primo che si sceglie e non il secondo?

E dire che tutto congiurerebbe a favore di chi è all’opposizione: presto il Governo dovrà fare i conti con una situazione economica in progressivo, ineluttabile deterioramento: per un contesto generale; per una situazione specifica; perché gli inquilini di palazzo Chigi sono prigionieri di contraddizioni paralizzanti.
Alle recenti elezioni in Abruzzo tutti hanno focalizzato la loro attenzioni sul trionfo leghista e la debacle grillina. Il dato che dovrebbe essere analizzato è un altro: che Paese è mai quello dove elezioni amministrative in una bella ma marginale regione mettono in fibrillazione il Governo? Il PD su questo avrebbe il dovere di interrogarsi. Sul fatto che chi governa a livello centrale, per miope calcolo elettorale o incapacità culturale, non sanno, non possono, non vogliono comprendere come funziona un’economia di mercato transnazionale. Il miope calcolo elettorale o l’incapacità culturale di comprendere che l’ammiccamento antiindustrialista, antiimprenditoriale è semplicemente un suicidio e relega il nostro Paese ai margini della comunità industriale.
Il Ministro del Lavoro (e vice-ministro) è il leader di un movimento che con ostentato orgoglio nella legge di bilancio 2019, rivendica l’assenza di politiche di investimento, e privilegia redistribuzioni a forte sapore clientelare (pardon: reddito di cittadinanza). Un Movimento che scelleratamente blocca la nomina del vicedirettore generale di Bankitalia, del Consiglio dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, ritiene le presidenze di Inps e Consob terreno di spartizione.

Intanto -chissà se sono sintomi di un qualche significato- il primo episodio della nuova serie del commissario Montalbano, che fa i conti con il problema dell’immigrazione, registra il pieno di ascolti; e a Sanremo vince l’italo-egiziano Mahmood. Lesto il leghista Alessandro Morelli presenta una proposta di legge con la quale si vuole modificare i palinsesti musicali delle radio nazionali. L’obiettivo è puntare sulla musica italiana, dare spazio agli esordienti, tutelare l’italica tradizione: «La vittoria di Mahmood all’Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica». Insomma, sovranismo canoro; e magari prima o poi, dopo le canzoni, si passerà ai film, ai libri…E il PD? Da segnalare a Federica Sciarelli per ‘Chi l’ha visto?’.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore