lunedì, Settembre 28

Salvini, la sua strategia, la sua forza e gli irrealistici sottovalutatori Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 41

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Immemori di tutte le volte che hanno fatto ‘morire’ politicamente Silvio Berlusconi, speranzosi politici, improvvidi giornalisti ed autonominatisi analisti, si esercitano diuturnamente sul tema del ‘corto respiro’ del leader della Neolega, Matteo Salvini, e sulle sue scarse capacità. Visto che ogni cosa, ma proprio ogni cosa, con solare evidenza dimostra il contrario, saltiamo a piè pari persone e questione, «de minimis non curat praetor». E veniamo invece al vero nodo, quello della egemonia che sempre più, e non solo in termini di consensi crescenti, il leader lumbard (o ‘ex lumbard’) sta imponendo sulla politica italiana. Anche attraverso passaggi perigliosi come quello della Presidenza Rai.

Tant’è: anche le reazioni in casa Forza Italia mostrano la crescita del giovane ‘Capitano’, come ama farsi chiamare, e ‘giovane’ certamente lo è almeno in relazione all’ex ultradecennale ‘padre padrone’ del centrodestra, Silvio Berlusconi. In una strategia che peraltro sembra avere respiro e durata, come efficacemente e dettagliatamente analizza oggi (lunedì 6 agosto 2018) Valter Vecellio su ‘L’Indro’ in ‘Salvini-Di Maio come Trump: destinati a durare’. Nel titolo c’è tutto, nell’articolo di più. E allora, dopo aver visto per decenni vaticinare la certa fine del Cavaliere di Arcore che comunque è ancora lì seppure in condizioni fisiche (ed ancor più politiche e partitiche) precarie, e poi di tanti altri «certamente finiti o in procinto di definitivamente finire», meglio andarci cauti e cercare invece in positivo le ragioni dell’affermazione di Salvini. Uomo capace, e come più volte detto capace di tutto. Che poi quel ‘tutto’ ci piaccia poco o punto è una questione, ma cerchiamo di analizzare il ‘perché’ funzioni. Ché con le parole anatemizzanti si costruiscono solo muri di vento, non in grado di fermare chicchesia.  

Peraltro, come giustamente nota Filippomaria Pontani sulla prima pagina de ‘il Fatto Quotidiano’, ‘Gli scienziati hanno fatto il classico’. Il riferimento è a due illustri matematici italiani: al settantasettenne Giovanni Gallavotti, Premio Poincaré 2018, ed al trentaquattrenne Alessio Figalli, Medaglia Fields 2018, in quanto a prestigio una sorta di Nobel. (Il buon vecchio Alfred non volle istituire anche il Nobel per la Matematica. Motivo: la moglie lo faceva cornuto con uno dei massimi matematici dell’epoca, e quindi pure finanziarne lautamente l’amante «Va bene tutto, ma grazie anche no». In ogni caso il Liceo Classico indubbiamente dà ulteriore profondità e prospettiva. E, incidentalmente ma in realtà in maniera assolutamente inerente a queste righe, il Liceo Classico (e basta) l’ha fatto pure l’arrembante leader della Neolega, il Vicepremier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini di cui stiamo analizzando l’inquadramento prospettico (vedi: ‘Salvini-Saviano, è guerra (anche legale)’, ‘L’Indro’, 19 luglio 2018). E anche se a volta gioca a fare ‘il Re degli ignoranti’, Salvini ignorante non lo è affatto. Qualcosa vorrà pur dire.

(L’autore del presente pezzo pure, al glorioso Ginnasio-Liceo Classico Giulio Cesare di Rimini, Corso d’Augusto 62. E se per questo allo stesso Giulio Cesare prima c’era stato suo padre Giuseppe, e se vogliamo metterci il carico da undici anche Federico Fellini e Sergio Zavoli, Giovanni Pascoli e Alfredo Panzini, Annamaria Bernucci e Stefano Roberti, Renato Zangheri e Italo Cucci. Anche questo, qualcosa vorrà pur dire…).

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’