lunedì, Ottobre 21

Salvini, la pietruzza che provoca la valanga; Savona, licenziato per … competenza Savona alla Consob è prova vivente che se uno sa qualcosa e ha idee a questo Governo non serve; intanto Salvini si è svegliato, gli hanno spiegato che se si arriva al processo sarà come aprire il vaso di Pandora

0

Mentre la politica spettacolo, sempre più da baraccone, va avanti a colpi di insulti, minacce, scoprimento non proprio di lapidi bensì di ‘card’ (noi comuni mortali le chiamiamo carte prepagate), male parole assortite e, specialmente, imbarazzanti (forse anche imbarazzati) silenzi di chi dovrebbe parlare mostrando di avere, come afferma di avere, i … timoni, mentre tutto ciò accade due notiziole mi colpiscono, l’una minima, l’altra per me più interessante anche perché mi rifiuto di commentare la volgarità e la pochezza quotidiana della nostra politichetta sempre più ‘di paese’ quando non semplicemente da spiaggia riminese.

Dopo la solita litigata il professor Paolo Savona è nominato Presidente della Consob, cioè  -badate bene-  di un organismo di controllo e di garanzia della regolarità delle attività di borsa.
Sorvolando sul fatto che essendo un banchiere, o almeno un ex banchiere, non so bene quanto ‘sappia’ di borse, mi domando che senso abbia questa operazione che giunge al culmine dell’ennesima scazzottatura. Il professor Savona, come noto, fu al centro di un asperrimo dibattito, per usare un termine edulcorato, che quasi impedì la formazione del Governo, stante la presunta volontà anti-europea del medesimo, fino ad attribuirgli la esplicita volontà di uscire dall’euro. Fu dunque alla fine ‘messonel Governo in una posizione defilata, ma non poi tanto, visto che si sarebbe dovuto occupare appunto dell’Europa.

In realtà, come ebbi modo sommessamente di osservare su questo giornale, le reali idee di Savona erano state largamente distorte, proprio -questa la mia supposizione- per sottolineare la linea antieuropea del nuovo Governo. Il Presidente Mattarella si rifiutò di permetterlo, di nuovo, come dissi, facendo esattamente il suo dovere: colpa di Savona ad avere ‘giocato’ sull’equivoco, rifiutando di rispondere alle pressanti richieste di chiarire le proprie posizioni.
Alla fine, fu posto nella descritta collocazione, dove, pur potendo fare molto, fece molto meno di quanto avrebbe potuto, ma sottolineando con chiarezze e onestà intellettuale quanto, a suo parere, occorreva fare in Europa e per l’Europa.
Altro che anti-europeo. Azzardo a dire, addirittura, che forse anche per questo fu in qualche modomesso a tacere’, silenziato, emarginato. Forse mi sbaglio e se mi sbaglio chiedo scusa, ma se ho ragione è l’ennesima prova di come nel nostro Paese se uno sa qualcosa davvero e ha idee coerenti e profonde, indipendentemente dalcolore’, è immediatamente emarginato a vantaggio di chi ha idee poche ma confuse, che poi sono quelle che, puntualmente ‘passano’.

Confesso che non capisco perché una persona della levatura e delle capacità del professor Savona abbia accettato di lasciarsi macinare dal meccanismo che ho descritto (ero arrivato a sperare che potesse essere una grande ‘carta’), fino ad ipotizzare, un po’ irriso, crescite economiche e di impiego stellari. Ma tant’è.
Ora capisco ancora meno perché vada alla Consob: posto di sicuro prestigio, per carità, e anche remunerativo credo. Ma da un uomo come lui (lontano mille miglia dalle mie idee) mi sarei atteso di più.

L’altro tema che mi interessa in questi giorni è Matteo Salvini. Per carità, piano, anche qui nulla è più lontano da me di uno come Salvini, ma mi ha colpito l’improvviso cambiamento di toni delle sueproposte’, la diminuita violenza e il cambiamento repentino di atteggiamento: dal ‘processatemi subito’, ‘sono qui, mirate al petto’, e guasconate simili, alla improvvisa pigolante chiamata di correo dell’intero Governo con la richiesta di non autorizzare il processo, avvalendosi di quella che solo Giuseppe Conte ritiene sia uno strafalcione definire immunità. Che cos’è, di grazia, il fatto che del tuo reato non rispondi perché nemmeno il processo si apre?

Ma poi, forse capisco. La richiesta di autorizzazione a procedere del Tribunale dei Ministri di Catania (cui, sarà un caso, si accompagnano toni molto meno tranchant del solito anche da parte del Pubblico Ministero di Catania Zuccaro) è un documento da leggere, da leggere bene. Deve averlo letto qualche suo avvocato, si dice la signora Ministro Giulia Bongiorno, ma è una cosa da non prendere certamente sotto gamba.
Segue esattamente la stessa logica che ho ripetutamente indicato io qui in questo giornale: diritti dell’uomo, innanzitutto, e diritto internazionale come punto di partenza del tutto. Per carità, non sono ammattito e non penso minimamente di avere contribuito anche solo per una minuscola parte alle sue affermazioni, ma ciò non toglie che siano sostanzialmente identiche. Forse perché prodotte da giudici che fanno il loro mestiere, il mestiere del giurista.

Perché, lo ripeto ancora una volta, il punto di partenza è la persona, o meglio le persone dei migranti, anzi (qui mi permetto di ‘correggere’ il Tribunale), dei viaggiatori. Perché è indubbio che, fino a prova del contrario, si tratta di persone normali, che hanno deciso di lasciare il proprio Paese e ne hanno sacrosanto diritto, siano o meno i loro Paesi in stato di guerra, siano o meno molto poveri, siano o meno alle prese con terrorismi, eccetera.
Così come ogni italiano può lasciare l’Italia quando vuole e può andare dove vuole, o almeno ha il diritto di provarci, esattamente allo stesso modo quelle altre persone hanno il sacrosanto diritto di fare lo stesso. Altro e completamente diverso è il discorso sulla possibilità o meno che il Paese in cui vogliono andare li accolga o meno. L’Italia può decidere di non accoglierli, di accoglierne solo una parte, di farsi pagare per accoglierli, ma non può né considerarli come criminali, né respingerli dove essi non vogliono andare, né costringerli a restare segregati su una barca per giorni e giorni, meno che mai lasciarli affogare.

Ciò premesso, è da qui che parte nel merito il Tribunale di Catania, ci sono delle convenzioni internazionali che regolano il modo di comportarsi di fronte a persone del genere che si trovino a rischio di affogare. Le regole sono precise e chiarissime e si possono sintetizzare in una e una sola chiarissima disposizione: chi sta per affogare deve essere salvato, indipendentemente da zone SAR, voglia di farlo, voglia di non farlo, vanno salvati. E salvare vuol dire tirarli fuori dall’acqua e portarli a terra. Punto.
Se le autorità fanno il gioco delle tre carte, fingendo di non avere ricevuto lo SOS, oppure scaricando la responsabilità su altri, attenzione, qui commettono un reato, e se, per di più, una volta che quegli individui siano stati salvati, gli si impedisce di scendere a terra, si è passibili dell’accusa di sequestro di persona.

Il Tribunale di Catania deve occuparsi di quella situazione specifica e quindi si ferma ad essa, ma appare evidente sia che, date le premesse, il reato è chiaro, starei per dire plateale e inequivocabile, ma anche che lo steso ragionamento lo stesso o altro Tribunale domani potrà farlo per altri casi simili, come ad esempio la Sea Watch.

Sono convinto che a Salvini hanno spiegato molto bene questa cosa, e che Salvini ha capito e si è reso conto che i rischi ora non sono soltanto quelli di essere condannato per il caso Diciotti (cosa che, diciamoci la verità, a lui farebbe comodo, ne farebbe arma di propaganda e ne avrebbe vantaggi elettorali enormi), ma che se si arriva al processo poi sarà come aprire il vaso di Pandora.
E sì, perché ci si comincerà a domandare, Salvini a parte sempre ri-processabile per altri episodi: ma i responsabili della Guardia Costiera o del servizio di salvataggio eccetera hanno fatto bene ad obbedire agli ordini che gli venivano dati?; e la Marina ha fatto bene a ritirare le proprie navi tanto indietro da non potere tecnicamente soccorrere eventuali naufraghi?; come è successo nel caso dei 177 affogati. Potrebbe, infatti, accadere, che si rimproveri a chi ha eseguito ordini o organizzato cose che hanno determinato la morte o la segregazione di persone, sia chiamato a risponderne.

Non so quanti abbiano seguito l’altro giorno le parole del Senatore Gregorio De Falco (sì proprio lui, quello del ‘salga a bordo cazzo’) contenute forse a fatica, ma espressive, secondo me, della rabbia profonda dell’uomo di mare, sia pure di scrivania, abituato ed educato a ben altro, di una rabbia, sì rabbia, che non può essere di lui solo, ma che potrebbe diventare, e forse già è, di molti, e perfino anche di chi, più aduso al silenzio e agli ammiccamenti, si senta egualmente, quale uomo di mare o più semplicemente comeuomo’, leso nella sua dignità, nel suo onore: sì, proprio così, onore, parola ottocentesca ma ancora in uso.
E, non escluderei che qualcuno cominci a domandarsi: ma conviene proprio continuare sulla strada della responsabilità dell’intero Governo?
Solo suggestioni, certo, ma, come si dice, chi vivrà vedrà. Questo caso potrebbe rivelarsi quella pietruzza che provoca la valanga.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.