lunedì, Novembre 11

Salvini: il Senato non potrà salvarlo da Corte Europea sui diritti dell’uomo e Corte penale internazionale La valutazione della politicità di un certo atto del Ministro, è, sì, insindacabile, ma ciò non pertanto tocca e danneggia interessi e diritti anche individuali

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Mi permetto, da giurista, non da avvocato, due brevi considerazioni sulla ‘inattesa’ lettera del Ministro della Repubblica Italiana (almeno per ora) Matteo Salvini in merito alla faccenda Diciotti.
Sottolineo da giurista e non da avvocato, perché non entro nel merito dei cavilli e delle discussioni processuali che saranno fatte dal medesimo Salvini e dai suoi difensori nelle sedi competenti. Ciò dico perché, nella sua lettera al ‘
Corriere della Sera, Salvini usa argomentazioni in giuridichese stretto, da avvocato. Io invece, e lo ripeto, parlo da giurista e non, ripeto, non per motivi umani o ‘buonisti’ o ‘cattivasti’. Poi ciascuno è padrone di ciò che dice e scrive.
Constato, però, che
il signor Ministro (l’eroico anti-migranti) ha cambiato idea: non vuole essere processato. Prendo, prendiamo atto dell’ennesimo giro di valzer.
Voglio solo aggiungere che se si uscisse dalle consuete ipocrisie in uso nel nostro Paese, tutto sarebbe meglio e tutto sarebbe più chiaro, in un Paese come il nostro nel quale ormai vige l’urlo e mai il ragionamento, il colpo di teatro e mai la serietà, la pretesa e mai, purtroppo mai, il diritto.

In sostanza, citando la legge costituzionale n. 1 del 1989, che regola, appunto, l’incriminazione dei Ministri, il Ministro Salvini afferma che a norma dell’art. 9 numero 3 (non comma signor Ministro, lo dica anche ai Suoi avvocati … quello è uno piccolo e veniale svarione, ma uno svarione!) il Senato nega: «l’autorizzazione a procedere ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo». Benissimo. Il Ministro fa anche riferimento ad un non meglio identificato ‘fumus persecutionis’ che non c’entra nulla in questo caso e del quale la norma non parla.

L’argomento è che il Senato (nella specie, essendo Salvini Senatore della Repubblica italiana) decide insindacabilmente sul fatto se il Ministro inquisito abbia o meno agito nell’interesse dello Stato. Certamente. Il Senato si assume la responsabilità politica di valutare il comportamento del Ministro. Nessuno lo mette in dubbio.

Ciò vuol dire, Signor Ministro e suoi avvocati, che, a norma di una legge costituzionale (come ogni altra legge anche se costituzionale suscettibile di valutazione di incostituzionalità, sebbene sia estremamente improbabile … ma su ciò il discorso sarebbe lungo) e in nome di un privilegio che spetta solo ai governanti (se una cosa del genere la fa un semplice cittadino, mica evita il processo), la decisione del Senato è insindacabile. Cioè, ciò che decide non può essere impugnato.

Però, il Senato della Repubblica, credo, è un organo costituzionale dello Stato Italia, cioè è un organo che dovrebbe (in realtà deve, ma visto il tema, meglio la ‘prudenza’) agire nel rispetto della legge e della Costituzione italiana in tutte le sue sfaccettature. Voglio dire che il Senato non è al di sopra della legge, anche se può, insindacabilmente, ignorarla. Che ciò implichi che un Ministro può ‘farla franca’ anche se ha commesso reati è solo un dato di fatto, sul quale non c’è da giudicare: è così.
Ciò, però, comporta la conseguenza per la quale la valutazione della politicità di un certo atto del Ministro, è, sì, insindacabile, ma ciò non pertanto tocca e danneggia interessi e diritti anche individuali. Il che potrebbe, da un lato, giustificare un giudizio di costituzionalità su quella parte della norma e, dall’altro, fondare in maniera tecnicamente indiscutibile la violazione di un diritto delle persone su quella nave, forse insindacabile per il diritto penale interno italiano (ma forse non dal punto di vista civilistico cioè del risarcimento del danno, e anche su ciò non entro nel merito!), ma certamente non insindacabile: né per la Corte Europea sui diritti dell’uomo, né per la Corte penale internazionale.

Con una piccola chiosa, della quale, sembra, nessuno abbia tenuto conto. La Corte penale internazionale agisce solo se i tribunali interni non agiscono mentre la Corte ritenga che dovrebbero agire. In questo caso, la decisione italiana equivarrebbe alla volontà di non perseguire il presunto responsabile del reato (il Ministro Salvini) e quindi determinare la competenza di quella Corte. Sarebbe, forse, la prima volta, ma da giurista … sarei curiosissimo di vedere come andrà a finire.

Sulle altre considerazioni del Ministro, non vale la pena di entrare perché sono incluse in quello che ho detto prima. Aggiungo solo che la ‘difesa dei confini’ e il ‘divieto di ingresso e soggiorno illegale’, non c’entrano nulla con l’episodio della Diciotti (e meno ancora con quello della Sea Watch), per il semplice motivo che quei due obiettivi potevano brillantemente essere perseguiti allontanando (ma nel rispetto del diritto italiano e delle sue procedure) quei pericolosi ‘inquinatori’ del nostro Paese, sia della Diciotti che della Sea Watch. Se poi il Governo italiano si fa un vanto di avere espulso in un anno poco più di 300 immigranti illegittimi, sono affari suoi … o meglio nostri, perché attestano di una incapacità grave, non solo di questo Governo, beninteso.

Mi permetterà solo di aggiungere, il Signor Ministro e i suoi colendissimi avvocati, che a ben vedere la cosa più giusta è stata detta da alcuni parlamentari di Forza Italia (ebbene sì, anche Forza Italia talvolta dice delle cose giuste!) quando hanno affermato che: «l’Italia è forte con i deboli (i migranti naufraghi) e debole con i forti, cioè l’UE, e gli altri Stati».
Eh sì, perché, purtroppo, tutto ciò rivela la assoluta incapacità italiana di trattare, negoziare, convincere, ma specialmente l’isolamento sempre più devastante in cui il nostro Paese si trova!

Solo un’ultima parola. Sento dell’idea peregrina di sbarcare gli orrendi migranti e mandarli … in Olanda! Ho, invece, intravisto un accenno alla possibilità italiana di agire alla Corte di Giustizia europea … hai visto mai che a costoro venisse una buona idea? Beh, ben ponderata e calibrata, valutata e sposta in termini corretti e cortesi, sarebbe proprio una buona idea!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.