martedì, Novembre 12

Salvini: il popolo, il Parlamento, … noi sovranisti siamo per il ‘me ne frego’ L’‘idea’ di rispetto della Costituzione e del popolo che ha Salvini e sottigliezze (si fa per dire) di sensibilità democratica e costituzionale

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Parlavo, qualche giorno fa, della modificazione, diciamo pure lesione, grave, della nostra Costituzione che l’operato di questo Governo e di quella maggioranza stanno determinando. Lesioni mai dichiarate, ma portate avanti con atti concreti e attraverso la deviazione dell’attenzione della gente, per non farli accorgere di ciò che effettivamente accade.

La nostra Costituzione è semplice e chiara nello stabilire, senza dubbi o esitazioni, che il Parlamento legifera e il Governo governa. Il che vuole dire che i Ministri hanno l’obbligo costituzionale di applicare non solo le leggi, ma le direttive del Parlamento che, almeno fino ad oggi, è l’unico organo che rappresenta e interpretaistituzionalmente il popolo: la famosa sovranità di cui costoro parlano sempre, e che «appartiene al popolo», espresso nel Parlamento, ma che, appunto, è del popolo e non dei rappresentanti. Ripeto, il Parlamento rappresenta il popolo: non un qualunque politico o politicante, non un qualunque partito o sedicente tale, bensì il popolo nella sua interezza.
Anzi, ogni parlamentare (è una delle cose stupende della nostra Costituzione, non per caso sbeffeggiata dai partiti di governo) rappresenta il, cioè ‘parla a nomedel popolo intero. È appena il caso di sottolineare che questo è un principio di civiltà giuridica e politica fondamentale, perché significa che ogni eletto deve, obbligatoriamente ‘deve’, nella sua azione tenere conto dell’intero popolo, e non solo della maggioranza che lo ha eletto o della quale fa parte.

Orbene due fatti. Uno, al solito in questo Governo e in alcuni dei suoi rappresentanti, in particolare Matteo Salvini (ma certi atteggiamenti e affermazioni di Luigi Di Maio o Alessandro Di Battista -Dibba., e altri, non sono da meno) di carattere al solito propagandistico, volgare, rumoroso e ofano: mi riferisco alla ‘convocazionedelleparti socialial Ministero dell’Interno, dove ciò che colpisce e offende, non è la ‘incompetenza’ del predetto Ministero, ma la volgare sgomitata di uno dei personaggi maggiori del Governo (in realtà sempre più tendenzialmente l’unico, come dice gongolante, acido secondo me, Roberto Maroni) che cerca di mettersi in mostra, come per dire: vedete qua i problemi li risolvo io, gli altri non contano nulla.

E ciò che si aggiunge e stupisce, anzi di nuovo offende, ancora di più, è il fatto che la partecipazione dei sindacati all’inutile riunione è stata immediatamente usata da alcune parti politiche, in particolare una che fa parte del Governo (vi rendete conto?) per attaccare i sindacati, che sono andati dal Ministro che li ha convocati in quanto membro dello stesso Governo. Surreale. Ma poi, che avrebbero dovuto fare, una volta convocati, rifiutarsi di andare? Ma siamo matti: se un governante (e non l’ultimo venuto) ti convoca, tu ci vai, magari per dire che gli fate solo perdere tempo (come poi in effetti è stato), ma non puoi non andarci. Anche qui: è una questione di rispetto delle Istituzioni.

Ma siccome siamo in Italia tutta l’attenzione, a cose fatte (notate bene, a cose fatte) è sullo squittio, non saprei come altro definirlo, del bel Conte, che una volta di più, secondo la stampa che se ne intende, ‘mostra le palle’. Non si capisce a qual fine, ma specialmente con quale costrutto … sempre che del menzionato oggetto si tratti.

Scusate, ragioniamo. Delle due l’una: o sei capace di prendere Salvini per la collottola e dirglinon ti permettere di convocare nessuno, se no ti taglio la barba e non solo’ … e farlo, cioè ottenerlo; oppure non lo sei e allora, in tutta franchezza, che squittisci a fare? ormai il ‘danno’ è fatto, lo ‘sbrego’ è stato realizzato. Metterti a balbettare, roba tipo ‘non dovevi farlo, bricconcello’ o addirittura (qui siamo, perdonatemi, al ridicolo) ‘qualunque cosa abbiate discusso o deciso in quella riunione noi altri non ne terremo conto’ -ma vi rendete conto, nemmeno i bambini all’asilo fanno così- e infine ‘e mi raccomando non farlo più’. Il tutto, quando l’altro cosiddetto ‘vicepremier’ è proprio quello ‘competente’ a fare cose del genere, e, tra l’altro, nel quadro della sua politica altamente democratica e rispettosa, si fa un vanto di non convocare mai i sindacati, espressione, secondo lui, di sottogoverno o peggio. A proposito, ho scritto ‘cosiddetto’ perché in Italia non essendoci il premier non può esservi il vice, chiaro? Ma questo sarebbe il meno. La Costituzione italiana ha negato la validità dei titoli nobiliari, ma siamo pieni di gente che si definisce conte o marchese e dà del duca ad altri … anzi, abbiamo anche gente che si definisce re, ma lasciamo correre. Per dire che la cosa sarebbe irrilevante.

Il punto, però, non è solo di costume: sto tornando a quanto sto dicendo dall’inizio. Un Ministro della Repubblica non può parlare di premier e non si può definire tale, perché, così facendo, commette una violazione della Costituzione; una violazione grave, non per la parola inutile e sciocca, ma perché usandola affermi indirettamente che la Costituzione sulla quale hai giurato non ti sta bene e questo è inammissibile. Se si può passare sopra ad uno che si autodefinisce principe delle Asturie, non si può passare sopra a uno che si definisce premier. Certo, certo, lo so bene, sono sottigliezze di sensibilità democratica e costituzionale … appunto! Potrei aggiungere che è una questione di stile, ma spiegare lo stile a certa gente ha lo stesso risultato di fare lo shampoo agli asini!

Ma, dicevo, gli sbreghi sono due, non uno solo. Perché Salvini è stato colto con le mani nella marmellata (forse, lo stabilirà la Magistratura), sia pure alla vodka, e si ribella alla ovvia e logica richiesta (che sarebbe superflua in qualunque Paese civile) di riferire al Parlamento, cioè al popolo, ripeto, all’unico luogo in cui c’è il popolo, non è solo ‘rappresentato’, c’è: quello è il popolo, quello non la piattaforma Rousseau o il prato di Pontida. E, invece, Salvini, con la consueta arroganza, rifiuta, o meglio, cerca di rifiutare, di andare in Parlamento a riferire: del Parlamento, cioè del popolo, se ne frega lui. Che devo andare a riferire se non ho fatto nulla, andava dicendo. Poi, ieri, a sorpresa, a meno di 24 ore dall’ultimo netto rifiuto, in una conferenza stampa dice: «Riferirò in Parlamento, fa parte del mio lavoro», «Vado in Parlamento tutte le settimane per il question time, a quello che mi chiedono rispondo», ovviamente sottolineando l’inutilità della cosa con battute varie per dire che lui con Moscopoli non ha nulla a che spartire.

Non voglio minimamente entrare nel merito di una vicenda nonché disgustosa, avvilente e deprimente, ma nella ‘idea’ (Salvini mi perdonerà l’uso di questo vocabolo) di rispetto della Costituzione e del popolo che ha Salvini e, a quanto pare, i suoi non solo i suoi colleghi di partito, ma anche i suoi colleghi di governo: cautissimi, rispettosi, pieno di distinguo …

Che vergogna. Lo ripeto, non ha alcuna importanza ora sapere se Salvini ha preso o no quei soldi (politicamente basta che ci abbia pensato, ma non voglio eccedere nel proporre sottigliezze a certa gente), ciò che importa è che ha così poco rispetto per il popolo, del quale parla in continuazione, che fa di tutto per sottrarsi al confronto parlamentare. E vedrete che alla fine ci riuscirà: troverà il modo di parlarne non esplicitamente richiesto e sbadiglierà infastidito alle contumelie (rituali e poco credibili, anche questo, purtroppo) di chi vorrà segnalare un proprio dissenso da certe situazioni. Insomma, mimerà per l’ennesima volta il disprezzo verso il Parlamento caratteristico di questa maggioranza, orgogliosamente ‘illiberale’.

Ma lui, come ha detto più volte, ‘è pagato per risolvere i problemi’, non per dire se è stato pagato dai russi o dagli americani o dagli azerbagiani. Lui è pagato per cacciare i rom dai loro campi, per trasformare dei migranti regolari in migranti irregolari, per tenere decine di persone in mezzo al mare per giorni e giorni, per andarsi a congratulare con uno che per legittima difesa spara alle spalle ad un ladro che fugge, per togliere le scorte inutili, per fare comizi su comizi e così via.
Ma lo so, questi discorsi sono noiosi e da vecchi bacucchi.
Forza: la notizia del giorno è che Tiziano Ferro (un cantante, credo) si è felicemente sposato, al Circeo, con un tizio di qualche anno più anziano di lui, perché lui crede in un Dio simpatico: queste sono notizie!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.