lunedì, Settembre 23

Salvini ‘gioca’ a fare il super-duro, a fuoco le istituzioni La direttiva Mare Jonio appicca l’incendio: sarebbe stata l’ennesima buffonata in stile fascista se non si fosse indotto a reagire il vertice militare

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A scherzare col fuoco siamo tutti bravi e tutti, spesso, lo facciamo per lo più per incoscienza o incompetenza o arroganza o, infine, ‘strafottenza’, ma poi a scherzarci troppo succede una cosa che è successa a me alcuni anni fa. Nell’intento (egoistico perché si trattava di salvare casa mia!) cercavo, alle due di notte, di spegnere un incendio in un bosco di castagni, e ci riuscivo manovrando una zappa più pesante di me, ma … appena spenta la fiamma, dinanzi a me mi accorgevo che un’altra più grossa fiammeggiava alle mie spalle. Al terzo tentativo ho rinunciato, ho incrociato le dita (anche quelle dei piedi … in certi momenti si può!) e ho atteso; graziosamente una ventata ha deviato le fiamme e la casa è stata salvata.

Bene. È l’introduzione ad una ‘spatafiata’ su Notre Dame, mi accingo a dire, con Vittorio Sgarbi, che tanto ‘era tutta rifatta’ (come dire che se vostra madre si è un po’ rifatta, se si brucia non fa nulla … io certe volte mi domando se la gente si ascolta quando parla!) oppure che si rifarà più ‘bella che pria’ o invocherò l’onore e la storia della Francia come nel discorso più retorico e insulso che abbia mai sentito pronunciare da qualunque politico (pardon, anche per lui, purtroppo per la Francia, ‘politicante’), ma dove, appunto, il signor Emmanuel Macron merita la palma d’oro?
Ma no, a che servirebbe; si è detto già tutto e il contrario di tutto.

No, io parlo del fuoco che si sta accendendo, appunto per incompetenza, sicumera, eccetera, nelle nostre istituzioni, al solo scopo (almeno per ora) diapparire’, di essere in prima pagina, di mostrare i muscoli che non si hanno. Appunto, che non si hanno.
Avete letto bene: ‘si sta accendendo’, perché il fuoco viene appiccato deliberatamente a scopo propagandistico, anche se, come dicevo prima, a scherzare col fuoco si rischia di bruciarsi o di bruciare, magari non Notre Dame, ma, nel caso di specie, le istituzioni di questo Paese.

Matteo Salvinigiocaa fare il superduro, usa un linguaggio violento e razzista e si gode gli applausi scroscianti ed entusiastici di gente che dei problemi di cui parla nulla sa, ma è piena di rancori e volontà di ‘vendetta’ e non gli pare vero di sentire parole violente, che consentono anche a loro se non di dirle (e sempre più spesso lo fanno!) almeno di pensare di poterle dire.
L’altra sera da Giovanni Floris il pubblico (verosimilmente non proprio casuale, e di ciò, ma non entro nel tema, Floris dovrebbe rispondere per lealtà e correttezza informativa) andava in visibilio quando Salvini urlava che se uno entra in casa tua fai bene a sparargli e non rispondeva, anzi rincarava la dose, all’obiezione di Floris circa il fatto che mettere in ginocchio un ladro e sparargli alla testa non c’entra molto con la legittima difesa.
In questo gioco, Salvini sta cercando di fare la parte di quello che decide tutto e su tutto. Si mostra, in altre parole, per l’uomo forte, l’uomo che decide, insomma il ‘capo’, nel più puro stile fascista. Magari fascista non è, se non altro perché non ha la statura per esserlo, ma è l’aspirante uomo forte del futuro Governo, anche se, per ora, non parla di modifiche costituzionali, diversamente dal suo collega.

In questa foia da primattore, la questione dei migranti è il suo cavallo di battaglia, dove miete applausi a non finire. La criminalità organizzata sta lì e fa i comodi suoi; la criminalità dei colletti bianchi pure; la prevaricazione nelle città e sui mezzi pubblici è la quotidianità; gli stupri e le violenze non solo sulle donne, abbondano: insomma, come Ministro dell’Interno non ha fatto nulla di nulla, salvosparareaddosso ai migranti, tra l’altro utilizzando la strada aperta da Marco Minniti, al quale, duole dirlo ma è la verità, va addossata tutta la responsabilità dei disastri che derivano da questa ‘politica’.

Ora, però, ha alzato ancora il tiro con una direttiva (la n. 141001418 del 15 aprile 2019) veramente incredibile. Innanzitutto perché, a ben vedere, la direttiva è fatta contro una nave specifica, la Mare Jonio, in quanto secondo Salvini, farebbe ‘deliberatamente’ commercio di migranti, che, secondo quella direttiva: «Considerato, altresì, che la suddetta attività può determinare rischi di ingresso sul territorio nazionale di soggetti coinvolti in attività terroristiche o comunque pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica, in quanto trattasi nella totalità di cittadini stranieri privi di documenti di identità e la cui nazionalità è presunta sulla base delle rispettive dichiarazioni».
Basterebbe questa frase, sconnessa, a smontare la cosa. Come si fa a dire che si tratterebbe di cittadini stranieri ‘nella totalità privi di documenti’? che significa che la nazionalità ‘è presunta sulla base delle rispettive dichiarazioni’?
Se è dichiarata non è presunta, sbaglio?
Tanto più che il documento dice anche: «
Considerato che gli interventi da parte di imbarcazioni private in determinate e circoscritte aree di mare, che si risolvono nel preventivato ed intenzionale trasporto dei migranti verso le coste europee, concretizzano, anche per le attività di pubblicizzazione, una cooperazione ‘mediata’ che, di fatto, incentiva gli attraversamenti via mare di cittadini stranieri non in regola con il permesso del (sic!) soggiorno e ne favorisce obiettivamente l’ingresso illegale sul territorio nazionale; Considerato, invero (ri-sic!), che le strategie criminali dei trafficanti di migranti, pur in difetto di concertazione o collusione, sfruttano l’anzidetta attività in mare svolta da imbarcazioni private che non hanno titolo e legittimazione a porre in essere azioni idonee al contrasto del sopracitato traffico illecito».
In pratica si accusa quella specifica nave di avere in animo di commettere un presunto reato (perché è tutto da dimostrare che lo sia) e si invita a impedirne l’attività e a impedirne l’accesso ai porti italiani.

Infine, questo documento si conclude in una maniera che se non fosse tragica, sarebbe comica, e cioè ordinando di vigilare affinché il comandante e il proprietario della nave «si attengano alle vigenti normative nazionali ed internazionali … » e inoltre «rispettino le prerogative di coordinamento delle Autorità straniere». Cose sballate, dato in particolare che le autorità straniere sarebbero quelle libiche, non certo affidabili, tanto più che la nave, essendo italiana, ha tutto il diritto di andare in Italia: diritto, non facoltà.
A parte il fatto che la nave in questione non si propone affatto di ‘contrastare il traffico illecito’, ma di salvare persone, forse illecitamente esistenti a parere di Salvini. Il traffico illecito deve fermarlo Salvini, ma non facendo affogare la gente … e sorvolo sul fatto che trattandosi di persone torturate e malmenate in Libia a Salvini compete l’obbligo (sì, l’obbligo) di impedire che ciò avvenga.

Il documento in sé sarebbe solo ridicolo e impugnabile secondo le regole. Se, se non vi fosse un particolare davvero assurdo: di essere diretto nientedimeno che al Capo di stato Maggiore delle Forze armate italiane e a quello della Marina Militare. Già da tempo, assai poco contente di questa situazione, che non solo contrasta con le norme internazionali, ma con le tradizioni di umanità e di rispetto delle forze armate italiane, che non per caso le rendono sempre bene accette nelle numerose operazioni all’estero in cui sono coinvolte.

Probabilmente la cosa non sarebbe stata rilevata, e la direttiva semplicemente ignorata, se non avesse fatto scattare la volontà di ‘presenza’ dell’altro dioscuro, attualmente all’estero e appena reduce dalla presentazione delle ‘Giggine’ (le capolista nel voto per il Parlamento UE). E dunque, al fuoco tutto sommato controllabile di Salvini (se la leggete, quella direttiva non dice nulla, è una buffonata pura e semplice: propaganda pura), Di Maio ha pensato bene di aggiungere un po’ di benzina, attraverso il Ministro Elisabetta Trenta, che, svegliatasi all’improvviso dal lungo sonno in materia (sono mesi che i vertici militari specie della Marina … ‘borbottano’) ha sussurrato qualche protesta.

Sarebbe, e sperabilmente sarà, l’ennesima buffoneria senza conseguenze (salvo qualche centinaio di morti in più in mare, del che dubito molto che qualcuno nel Governo si preoccupi) se non si fosse indotto a reagire il vertice militare, il che crea un problema istituzionale grave, che potrebbe indurre quei vertici a reagire semplicemente affermando a muso duro le proprie prerogative.

Finora, nella storia italiana, le Forze Armate italiane non hanno mai fatto nulla dipolitico’, nemmeno durante il fascismo, ma, anche durante il fascismo, hanno sempre, o quasi sempre, difeso la propria tradizione di umanità e di rispetto dei principi di civiltà. Ora, però, a mio parere, siamo ad un punto limite e le minacce di Salvini, che chiede, minacciosamente, i nomi di chi non è d’accordo, possono essere la goccia che fa traboccare il vaso.
E li ottiene. In un comunicato, secondo me durissimo, in cui lo Stato Maggiore della Difesa afferma: «le Forze Armate sono uno strumento tecnico operativo al servizio del Paese e che ogni attività viene pertanto svolta in aderenza alle indicazioni politiche e secondo la prevista linea gerarchica», che tradotto in italiano corrente vuol dire ‘voi politici litigate come volete, ma noi riceviamo ordini solo dal Ministro della Difesa, ma specialmente dal Capo dello Stato’, chiaro? Vuol dire Salvini e Di Maio litigate quanto volete e usate pure il Ministro della Difesa a parlare in luogo di Di Maio, ma noi non partecipiamo alle vostre beghe … siamo fedeli all’Italia.

Con questo clima avvelenato, si rischia davvero di arrivare alle elezioni europee tutti armati contro tutti … e dopo le elezioni europee governare il Paese, per di più con un quasi certo aumento dell’IVA, potrebbe essere difficile. Forse proprio questa è l’intenzione dei due, ma se così fosse non so chi, nelle Istituzioni, starebbe con Salvini: le Forze Armate sembra proprio di no.
Ci si rende conto di cosa stanno combinando quei due?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.