domenica, Ottobre 25

Salvini e Grillo, leadership in crisi La pandemia mette in ginocchio il Paese, ma i partiti, tutti, sono in altre faccende affaccendati. M5S in piena crisi di identità; la Lega con Salvini che non piace più tallonato da Zaia e Giorgetti; il PD indeciso a tutto

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Le cifre sono impietose. Le snocciola e picchiano come le palle di grandine delle sempre più frequenti ‘bombe d’acqua’ che ‘allietano’ queste nostre giornate d’autunno.
Patrizia De Luise, genovese, da tre anni Presidente di Confesercenti, è un’imprenditrice attiva da oltre trent’anni nel commercio. Prima donna a ricoprire la carica di Presidente nazionale di un’associazione di piccole e medie imprese, e parla il linguaggio diretto della concretezza, senza fronzoli che mitighino una realtà che se non è di lacrime e sangue, di molto ci si avvicina.

«Da un nostro sondaggio condotto su un campione di micro, piccole e medie imprese del turismo, del commercio e dei pubblici esercizi, emerge che oltre 90mila imprese stanno valutando la chiusura definitiva entro l’anno e oltre il 40 per cento ha intenzione di ridurre il personale. L’affollamento di imposte a settembre è la goccia che fa traboccare il vaso di una situazione molto difficile per le aziende».
Ancora: sempre dalla citata indagine, emerge un crollo di oltre il 30 per cento per il 61 per cento degli intervistati; e tra il 10 e il 30 per cento per il 22 per cento; significa, che almeno il 46 per cento sta programmando una riduzione del personale a tempo indeterminato e con contratto a termine. Decisioni forzate dalla situazione difficile, critica.

Sempre De Luise ricorda i recenti dati Istat: «Dall’inizio del lockdown a luglio sono scomparsi 117mila lavoratori autonomi. Ci sono oltre 500mila piccoli negozi, più di 300mila attività di ristorazione, 150mila bar. Prima del Covid gli italiani mangiavano spesso fuori, spendendo circa 80 miliardi in un anno. Il 64 per cento degli italiani consuma, con diversa intensità, la colazione fuori casa: 5,8 milioni almeno tre o quattro volte alla settimana, mentre per 5 milioni è un rito quotidiano. Ora questa spesa è crollata. Ed è con questa realtà che i piccoli esercenti devono fare i conti».

Anche la pratica del tele-lavoro che assurdamente viene chiamato smart working: c’è una faccia di questo aspetto niente affatto rosea e confortante: «Interi quartieri che prima vivevano di turismo e business si sono svuotati. A farne le spese sono i bar, i ristoranti, le tavole calde, il settore immobiliare, i bed & breakfast. Si rischia il degrado di aree urbane che prima della pandemia erano molto vitali…».

Sono questi i dossier che si affastellano sulla scrivania del Presidente del Consiglio e dei ministri più direttamente interessati; ed è questa drammatica situazione che dovrebbe essere al centro del dibattito politico…
Invece…

Per esempio, si prenda il Movimento delle 5 Stelle, uscito come sanno tutti con le ossa rotte dalle recenti elezioni amministrative. Il Movimento è in piena crisi di identità. Il ‘garante’ Beppe Grillo, un po’ per noia un po’ per non morire, vende beffardo pietra pomice via web. Alessandro Di Battista muove guerra a Luigi Di Maio, che fa la guerra a Vito Crimi, che viene osteggiato da Davide Casaleggio… Ecco, mentre la polemica infuria senza esclusione di colpi, arriva il contributo del senatore Nicola Morra, Presidente della Commissione antimafia ed esponente di rilievo del Movimento. Al ‘Corriere della Sera’ confida: «Abbiamo elaborato un’idea progettuale: si basa su tre punti essenziali: restituire collegialità attraverso un coordinamento nazionale; mettere a disposizione dei cittadini nuovi strumenti utili a favorire la partecipazione; alimentare una rete di competenze, contaminazione e confronto, al fine di elaborare progetti da tradurre in azione politica… Avviare un tavolo di lavoro per affinare l’idea progettuale, definirne le fasi operative e sottoporlo all’assemblea nazionale. Successivamente indire le elezioni del coordinamento nazionale, avviare l’allestimento dei ‘laboratori di idee’ (spazi fisici interconnessi in rete) quale strumento della rete territoriale di competenze…».
Bisogna riconoscerlo: è quello che gli italiani attendono da tempo.

Sull’altro fronte, quello del centro-destra, non è che siano messi meglio. Fino a qualche giorno fa il segretario della Lega Matteo Salvini, che dal Papeete di due agosti fa non ne infila una, poteva comunque presentarsi come il leader della coalizione. Ora non più. Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia gli alitano sul collo. Meloni è ‘sovranista’ quanto Salvini, e tuttavia appare certamente più rassicurante a buona parte di quell’elettorato che un tempo si riconosceva in Forza Italia, e oggi non esita ad abbandonare il sempre più precario vascello berlusconiano.
Sulla Lega, inoltre, si addensano come insidiose banderillas sul vello di un toro, le inchieste della magistratura. Di più: per quanto ostenti gioia da tutti i pori per il plebiscito di Luca Zaia in Veneto, non c’è dubbio che quel trionfo lo inquieti. Forse è una fake news velenosa e malevola, quella che vuole un Salvini che alla vigilia del voto raccomanda ai suoi di far di tutto per scongiurare che la lista guidata da Zaia prendesse il doppio dei voti di quelli della Lega; e questo per evitare che Zaia assumesse una dimensione nazionale e in un prossimo futuro, possibile contendente. Il solo fatto, tuttavia, che la possibile fake news circoli e che vi sia qualcuno che la ritiene credibile, è il sintomo di che aria si respiri in casa leghista. Lo scenario si completa se si aggiunge che il numero 2 di fatto del Partito, Giancarlo Giorgetti, non da ora manifesta insofferenza e dissenso rispetto alle tattiche di Salvini.
Come sia, la dice lunga che al Parlamento Europeo i 29 deputati leghisti si siano astenuti sulla mozione di condanna del dittatore bielorusso Aleksandr Lukashenko. «Un errore madornale», lo definisce Giorgetti, che pure è il responsabile Esteri per il suo partito. Come spiegare questa schizofrenia? Scollamento tra Strasburgo e la dirigenza ‘nazionale’ della Lega, o –come è più plausibile– l’ennesimo gesto di amicizia nei confronti di Vladimir Putin, voluto e imposto da Salvini?

Pentastellati allo sbando; Lega in crisi di leadership e identità… resta il Partito Democratico. Nicola Zingaretti deve perlomeno mettere a punto le sue tattiche. E’ vero che il voto amministrativo lo rafforza, e i suoi avversari interni per ora hanno riposto scuri e coltelli. Zingaretti ripete anche in queste ore, come una sorta di mantra, rivolto ai grillini: «Uniti si vince». In Liguria, unica regione dove PD e M5S sono riusciti a marciare uniti, hanno vistosamente perso. In tre regioni dove il PD si è presentato separato dal M5S, ha tenuto e vinto: Campania, Puglia, Toscana…
Ora Zingaretti deve dirimere un paio di nodi abbastanza intricati: candidati credibili per municipi importanti: Roma, Torino, Napoli, Bologna… La riforma elettorale: ancora non si sa quale, se non un vago ritorno al proporzionale; quando poi si fa cenno a una possibile soglia di sbarramento, ecco che pronto arriva ilverbotten di Matteo Renzi, che si è contato alle amministrative e toccato con mano quanto poco credito raccoglie. Anche da quelle parti, molti di quanti lo hanno seguito nell’avventura di Italia viva cominciano a pentirsi e cercano nuovi lidi a cui approdare.

Per il momento, l’unico che si rallegra è Giuseppe Conte. Molto probabilmente il suo Esecutivo riuscirà a concludere la legislatura. Se riesce ad arrivare a fine luglio 2021, è fatta. Scatta il semestre bianco. La crisi economica, la pandemia, l’attuale legge elettorale che comunque premierebbe il centro-destra, il fatto che almeno se non oltre la metà degli attuali parlamentari non rientrerebbero a Montecitorio o a palazzo Madama, ecco: tutto ciò congiura per una per quanto precaria, stabilità di governo. Poi certo, i problemi sono quelli di sempre: quasi la metà di un corpo elettorale che non si sente rappresentato da nessuno; un declino italiano che si trascina da vent’anni; l’Italia che assieme alla Grecia è il Paese che è meno cresciuto tra quelli dell’area euro; i problemi elencati all’inizio di questo articolo da De Luise…
Si continua a raccogliere quello che si è scelleratamente seminato.

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