martedì, Marzo 19

Salvini – Di Maio: la cattiveria sui social diventa politica La dilagante idiozia dei social è irrefrenabile, soprattutto se chi li occupa entra in Parlamento

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Non voglio morire di social; non voglio che la realtà filtri da chi si esibisce di più tra Istagram, Twitter, Facebook; non voglio leggere su giornali nazionali notizie che riprendendo la vita di quei banali influencer, di cui mi fa orrore anche solo immaginare la schiera dei loro seguaci, che mi sa catturati tra il nulla e l’evanescenza. Non voglio leggere riprese di messaggi del genere sui giornali, perché mi viene il dubbio che i giornali inseguano gli influencer e il loro pubblico per allargare il loro plateau di lettori. Beh, francamente, hanno già internet per essere intercettati. È necessario che si aggiungano anche i quotidiani? Se l’influencer sta diventando la prima cosa da sapere, è perché così fa comodo a qualcuno. Intanto però anch’io ho scelto: non mi abbono on-line ai giornali che riprendono la noiosa vita di influencer etc. Non divento complice della dilagante imbecillità. Esiste un’altra vita, ed esistono persone che scelgono di viverla non dentro l’esibizionismo e la superficialità costante, l’una e l’altra prontamente abbracciata pure dai politici. Ma che senso ha, infatti, che Matteo Salvini condivida sui social la malattia di Nadia Toffa? Ma si può dire che il confine pubblico-privato esiste per dare un senso all’uno che non è quello dell’altro? E si può dire che ciò che accade a Toffa, come a tutti quelli che hanno bisogno di dire come stanno, è un pessimo segnale? Ma Salvini, che è convinto che la rete sia l’abacadabra dei voti, è capace di prenderseli degnamente? O forse, proprio non può riuscirci, trattandosi di un bullo dell’ultimo banco, che ha scelto di esserlo nella forma del cattivo.

Salvini è convinto che al buonismo si doveva rispondere col cattivismo. Si tratta dello stesso ammorbante errore: se il buonismo risulta stucchevole perché non sa decidere, il cattivismo gli è uguale perché anch’esso non sa farlo. Decidere non è uscirsene con qualche felpa e frase ad effetto; oltretutto, è noto che il cattivo ha uno orizzonte limitato dello sguardo, perché è un risentito e non sa mettersi in gioco. In psicologia, i cattivi sono noti per avere limitate capacità cognitive. Teoria che si conferma in Salvini: ci prova a dire che la sua Lega è italiana, ma poi i provvedimenti come quelli sulla migrazione sono fatti solo per l’elettorato del Nord che non li sopporta, i migranti, e non li sopporta soprattutto il Veneto, regione che si distingue per avere avuto forse il maggior numero di emigranti nell’Italia unita; non capisce, Salvini, che al Sud – ma anche in alcune Regioni del Nord – l’accoglienza dei migranti esprime un’economia. Sta ingannando anche quei poveri elettori del Sud il nordista Salvini, ma tutti scemi in Italia non sono. E soprattutto molti non vedono nessuna autorevolezza in Salvini, che per un Ministro è come essere un rivolo in un luogo di cascate: infatti, sindaci e governatori non rispettano il suo decreto razzista. Se Salvini voleva essere davvero credibile sui migranti non doveva agire da razzista, ma avere la forza e il coraggio di indire una conferenza mondiale sul problema dei migranti, usati da oscure entità assicurative per aprirsi un varco nel ricco mercato europeo una volta che il welfare sarebbe stato deviato per accogliere i migranti. Ma Salvini non osa fare la voce grossa ai grandi; la fa con chi non ha già più voce.

Sempre in ordine di chi cerca la scena nel web eccoti anche Luigi Di Maio, che ora lancia l’appello ai gilet gialli: in Italia i gilet gialli andrebbero a manifestare contro i 5S, cosa che l’ufficio di comunicazione dei 5S ignora. Per quell’ufficio spararne una qualsiasi su un movimento in circolazione è aver centrato l’obiettivo. Si, solo che si sono prestati loro al bersaglio.

Il cattivo ha il suo luogo prediletto: i social, dove vediamo i ‘leoni della tastiera’ distinguersi per lombrichi del pensiero e amebe del ragionamento. Vanno lì per sfogare la propria rabbia repressa. Vi pare un esempio? E quando non vomitano la loro impotenza, i social diventano la melassa dello spirito, roba da vomitare. Lo vediamo quando si mettono in scena le storie strappacuore, che rimuovono subito la dimensione del dolore, che è serio e che smette di esserlo quando diventa esibizione. La dilagante idiozia dei social è irrefrenabile, soprattutto se chi li occupa per bulimia di consenso entra in Parlamento: non sa cosa fare e come fare dopo. Gente così, da Di Maio a Salvini, in Parlamento non sanno parlare, non sanno confrontarsi. Procedono solo per voti di fiducia. Ma non è chiaro che il voto di fiducia è la privatizzazione del Parlamento, una privatizzazione che piega lentamente verso la dittatura? Che differenza fa chiedere quel voto e un Parlamento sotto dittatura? Nessuna. La formula del voto di fiducia – e questo è un appello da girare a tutti quelli che ancora credono nel Parlamento democratico – va abolita. Da quando e stata imposta (Governo De Mita del 1988), la vita politica si è snaturata. E i danni si notano. Un fatto su tutti è lì a dimostrarlo: nel Parlamento siedono yes man.

Se il principio della cultura politica fosse ancora al centro, il voto di fiducia sarebbe sostituto dalla discussione e dalla ridefinizione delle proposte di legge, che dovrebbero tenere conto anche della minoranza. Il Paese non lo occupa la maggioranza, perché sono libero di dire che in democrazia i politici rappresentano tutti i cittadini, non la tifoseria di qualche curva allo sbando. Ecco, questo aver confuso la maggioranza con l’esercizio del comando, e non del governo, è il primo sintomo della malattia. E sicuramente il primo antecedente della dittatura.

Siamo già morti per l’ignoranza e la violenza di un gruppo di manigoldi 97 anni fa; possibile che il vaccino sia nel frattempo scaduto? Chi tra le Istituzioni è connivente con i gruppi fascisti italiani, uno pure sciolto nel 1970 e che lunedì 7 gennaio manifestava belluinamente al cimitero romano? Se l’Istituzione non sa far rispettare le leggi, a chi tocca farlo?

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