giovedì, Agosto 22

Salvini, Di Maio e la politica al tempo dei tweet Leggere la nuova politica con le categorie superate rafforza la nuova politica e riveste di sbiadita nostalgia le categorie pensionate

0

Sette mesi di governo giallo-verde ci dicono che sono state pensionate per sempre le categorie della politica che hanno dettato le regole del ‘900 e si sono protratte sino alle soglie del 2000. Prima Internet poi i social ora IA parlano di un mondo diverso che sta modellando la vita quotidiana e i disegni che la governano.

Leggere la nuova politica con le categorie superate rafforza la nuova politica e riveste di sbiadita nostalgia le categorie pensionate. Più si prova a ripristinare le categorie pensionate più Matteo Salvini, Luigi Di Maio ecc. ecc. non vengono messi davvero in discussione. Perché è bene che si cominci a dirlo: se Salvini con un tweet mette a tacere il ragionamento di un suo oppositore che continua ad avere in mente le categorie politiche del secolo scorso, vuol dire che non lo si indebolisce davvero ma, anzi, lo si rafforza,  perché il potere misterioso del tweet è di coagulare intorno a sè, in una manciata di minuti, molto più consenso di quello che il ragionamento non raccoglie in ore e giorni di discussione. Ecco, è questo lo scenario che detta le regole: la velocità comunica se stessa attraverso l’intuizione; l’intuizione propaga un tema e lo replica nel circuito dei social. Il tweet è un capolavoro cognitivo: ha la invidiabile abilità di padroneggiare  l’intuizione senza mai farsi argomento o dimostrazione di quanto intuitivamente lanciato in rete con 140 caratteri. L’intuizione, invece, doveva passare alla dimostrazione per suffragare il nucleo intuito del problema. Oggi, l’intuizione del tweet ha permesso di non passare dalla dimostrazione. Oggi invadere di intuizioni la rete vuol dire aggiudicarsi la scena. E far tacere la verità come il suo opposto, perché in gioco c’è solo l’effetto dell’intuizione. L’intuizione non è né vera né falsa; l’intuizione annuncia. E basta. L’onere di vedere se sia vero o falso quanto è stato intuito spetta ad altri. I quali, se lo fanno con un tweet, restano anche loro nella zona dell’annuncio e se provano ad argomentare l’intuizione nessuno lo segue più. Il maestro del tweet infinito è stato Donald Trump: i suoi tweet sono stati ciò che lo ha fatto vincere. Perché in 140 caratteri pronunciava una sentenza su cose che caratterizzavano il dibattito pubblico e obbligava a rispondere in 140 caratteri con la stessa efficacia dei 140 caratteri. Ma, siccome il tweet che doveva essere contrastato, non portava ragioni ma sensazioni, diventava impossibile replicare, perché la sensazione si dice, mica si argomenta.

L’epoca della nuova politica si divide tra sensazione e intuizione, un fatto che è strabiliante sul piano cognitivo e argomentativo. Il tweet ha raccolto il must di internet, la velocità e ne fa fatto una religione. Una religione che, fedele al suo mistero, procede sulla indimostrabilità dei fatti innaturali che, però, pretende essere veri come vero è un fenomeno naturale. La velocità non vuole argomentazioni. Non si ha tempo per l’argomentazione, perché quando ogni individuo è impegnato su più fronti in tutte le ore della giornata, non ha tempo per ascoltare o leggere argomentazioni. I 140 caratteri dicono ciò che serve dire. Non un carattere in più, neanche una lettera d’alfabeto.

Quelli che, radicati nel secolo scorso, contestano la nuova politica, dimostrano di non essere capaci di intuire la forza misteriosa dei 140 caratteri, mentre gli esegeti dei 140 caratteri sanno che tutte le loro intuizioni, indimostrabilità, possono convincere perché si avvalgono della tradizione del ragionamento che prevedeva di accogliere la stessa intuizione. Oggi, la velocità ci lascia solo la prima, l’intuizione, e spera che l’eredità del ragionamento sia ancora in grado di far comprendere la ragione del tweetir. La forza dei 140 caratteri deve confidare nell’inesauribilità del ragionamento che si è iscritto come un’informazione genetica nel nostro cervello. Deve sperarlo, perché qualora il gene del ragionamento si spegnesse perché sempre meno usato, l’intuizione non riuscirebbero neanche più a scrivere uno dei suoi sacri 140 caratteri.

Non sappiamo cosa succederà allora, non sappiamo come le intuizioni di Salvini, Di Maio ecc. persuaderanno ancora i fan di twitter che sono i nuovi elettori, fedeli al punto di essere ormai l’esercito più sicuro che va a votare, mentre quelli che sono ancora imbevuti di categorie del ‘900 se ne stanno a casa il giorno delle elezioni. Ma tant’è: l’epoca della velocità non prevede rallenti. Anzi, tutti i segni stanno dicendo che la velocità è programmata in sofisticati processi artificiali in grado di confezionare soluzioni sempre più pertinenti con la velocità. Tutto fa pensare che a governare gli scenari della velocità saranno sempre più e solo sistemi di intelligenza artificiale, che a quel punto avranno pensionato anche i maestri del tweet perché quei 140 caratteri saranno diventati lenti rispetto alla velocità dell’intelligenza artificiale. Ecco, dobbiamo essere grati al governo giallo-verde per aver anticipato nei nostri pensieri la futura convivenza con l’intelligenza artificiale, un mezzo che sarà più abile e veloce in tutto e più di tutto.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore