martedì, Luglio 16

Salvini: colui che vuole comandare, ma non sa più che ordini dare Il ‘comandante’ Salvini comincia essere solo, il suo elettorato di imprenditori si prepara a cambiare cavallo, forse, certo corteggiato da Di Maio

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Confesso di essere rimasto esterrefatto, sconcertato e disgustato, ma specialmente esterrefatto nel vedere l’immagine surreale di Matteo Salvini, prima di iniziare il comizio, con il rosario in mano (sorvolo sul commento di Padre Spadaro, troppo còlto per Salvini) farsi il segno della croce … cioè, non esattamente il segno della croce, un gesto accennato, scomposto, frettoloso, improprio.
Vi ricordate quell’immagine stupenda, voluta dal grande Sergio Leone nel film ‘Il buono, il brutto e il cattivo’, di Eli Wallach che si segnanervosamente e approssimativamente quando si rende conto che l’amico-nemico Clint Eastwood potrebbe morire portandosi dietro il segreto del tesoro e lasciandolo così a bocca asciutta? Lo stesso gesto, lo stesso cinismo becero, bieco con il quale porta sul palco il peggio del peggio della destra oscurantista europea, sì, del fascismo, vogliamo dirlo? Ma con il rosario in mano.
E poi, si affanna a dire di non essere fascista, ma ‘uomo di buon senso’, per indicare il nemico, l’unico vero nemico nello straniero-migrante-delinquente (ormai una parola unica), aiutato e supportato dall’altro, Francesco, che nomina solo per affermare che grazie a lui i morti sono diminuiti (sic!), il grande Papa della gente comune, dell’accoglienza, della razionalità (sì, proprio così, avete letto bene, razionalità umana), mentre nomina i predecessori, Wojtyła incluso. Sì quel Ratzinger che non ha avuto il coraggio, la forza e la capacità di ‘guidare’ una Chiesa divisa e in difficoltà, colpevole assai di molti crimini ai quali non sapeva opporsi, e che ha abbandonato il compito che gli era stato assegnato, che aveva fortemente voluto, per poi colpire alle spalle chi ne ha accolto la persona con rispetto e perfino affetto, lasciandogli anche l’abito bianco, riferendo assurdamente i guai della Chiesa all’orribile ‘68.
Essì: l’orrido ‘68, da lì partono tutti i mali della Chiesa, dalla ‘liberazione sessuale’, dalla conquista della libertà praticata (non solo affermata) di pensiero: tornare indietro, questa è la parola d’ordine. L’oscurantismo, ho detto.

E cosa è mai il discorso di Salvini se non oscurantista, specie visti i suoi soci! Certo la ‘liberazione sessuale’ quella, vista in termini di libertà di unirsi e disunirsi senza regole senza ‘lacci e lacciuoli’, quella va bene se no su Facebook che ci mette, ma la libertà, anzi il ‘dovere della libertà di pensiero’, la capacità di decidere, la solidarietà come obbligo non solo e non tanto etico, ma giuridico, la libertà sessuale anche come diritto all’aborto alle unioni tra persone dello stesso sesso, alla libertà, insomma non solo alle volgarità da Instagram: beh, quelli no, proprio no.

E quindi, attraverso qualche zelante esecutore preventivo (o forse successivo, non lo sapremo mai!) di ordini, anzi di desideri, colpisce alle spalle, sì alla spalle, quella professoressa di Palermocolpevole’, proprio così colpevole, di non avere sorvegliato i suoi ragazzi, di non averlisorvegliatinella libertà di pensare e di valutare! Cioè, di non avere proibito preventivamente (anzi, forse esecrato e magari condannato con un bel 2 – – , come si faceva una volta) a quei ragazzi di esprimere liberamente il proprio pensiero, di non avere imposto di pensarla come vuole oggi chi governa o di non avere preteso il silenzio. Magari, come quel giornalista barbuto Sabato sera da Gramellini, che si definisce di destra senza se e senza ma (in un Telegiornale pubblico!), affermare che l’accostamento tra le leggi razziali e Salvini è ‘sbagliato’, e si doveva ‘correggere’ prima non si è capito bene in che senso … ma forse non ho capito io.

L’unica cosa chiara è che lui, Salvini, pretende e vuole che si pretenda di poter decidere prima ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e di agire di conseguenza, preventivamente per il principio di autoritàla sua. Dimenticando, posto che lo sappia, che la critica presuppone la libertà. O come quel sedicente Ministro della Pubblica Istruzione, che si ‘dissocia’ dal provvedimento con tanta credibilità, dall’affermare che ‘vi sono istituzioni preposte’ che decidono se dare o meno censure; che insomma pilatescamente se ne lava le mani. E alla fine la povera professoressa, e me ne dispiace, si vedrà imporre, oltre tutto, la visita di Salvini e del Ministro e di non so chi altri: un aggravio di pena, davvero inumano.

Ma ancora, per tornare a Francesco (e, Sabato, a Mattarella col bel discorso sull’Europa) la rabbia per l’atto dell’Elemosiniere del Papa, immediatamente bollato con la banalità «le bollette si pagano, tanti fanno sacrifici per farlo», attribuendo cinicamente e ipocritamente a quel gesto il senso del volere prendere a scrocco ciò che non si vuole pagare, e non per quello che è: la rivendicazione e la condanna per la mancata applicazione di quell’art. 38.1 della nostra Costituzione («Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale) che riferisce allo Stato l’obbligo di aiutare chi non se la cava da solo: norma, sia chiaro, tutta da interpretare e prendere con tutte le cautele del caso e non certo per dire che se lo Stato non fa tu sei libero di occupare case e non pagare la corrente e l’acqua: del resto, solo su quell’‘e’ ci sarebbe da scrivere dieci volumi!
Ma quel gesto era ed è simbolico, mira a scoprire la piaga vera e a mostrare la contraddizione: la piaga della mancanza di assistenza e cura, della mancanza di lavoro, della indifferenza delle istituzioni; la contraddizione del togliere la luce a quella gente e non all’edificio di Casa Pound. Non ha voluto dire l’Elemosiniere del Papa che ciò che lì è accaduto è di per sé lecito, ma che ciò che lì è accaduto, in un Paese civile non deve accadere, non deve accadere che delle persone siano senza casa e senza lavoro: preventivamente, questa volta sì. È una denuncia anche, e durissima, dell’inerzia e della accidia delle Istituzioni.

A tutto ciò cosa oppone Salvini? Un Salvini sempre più solo, isolato anche dai suoi: su quel palco, accanto agli esponenti del peggiore oscurantismo europeo, non c’erano altri: non Luca Zaia, non Roberto Maroni, cioè i veri competitori di Salvini, e taccio di Giancarlo Giorgetti.
Solo, ripeto, solo con alleatiche programmaticamente si propongono di fare da soli, di lasciarci nelle nostre peste, anzi, di minacciarci preventivamente, come il signor Sebastian Kurz dieci minuti prima di cadere nella solita melma maleodorante della corruzione e del doppiogiochismo.
Salvini, dunque, solo anche se rappresenta la parte più bieca e rozza della popolazione italiana e (in gran parte credo) la più ingenua, quella che crede realmente alla invasione dei migranti, alla delinquenza naturale dei rom, alla volontà di distruzione dell’Italia di Merkel e di Draghi, alla oppressiva burocraziaeuropea. La rappresenta quella parte, è vero, ma nella misura in cui dietro di essa vi è proprio quel ceto di affaristi e di imprenditori (anche perbene in gran parte, come si usa dire, e anche qui ci sarebbe da scrivere!) interessati al taglio delle tasse e alla soppressione dei controlli asfissianti (e inutili) sugli appalti e a cui non bastano più le battaglie propagandistiche contro i migranti, per la legittima difesa, ecc. Ora occorrono fatti concreti e quella parte dielettori’ di Salvini, sta vedendo che la sua politica non porta a nulla, neanche alla improbabile Flat Tax e, secondo me, si prepara a cambiare cavallo, e Salvini, io penso, comincia a sentire sulla pelle che le cose gli sfuggono dalle mani e si dibatte, scalcia, urla, ma non mi pare che sappia fare molto altro, per il semplice motivo che non ha altro in testa: vuole comandare, ma non sa che ordini dare.

E viene attaccato brutalmente (e su basi risibili) dall’alleato stellino, che, molto più furbo perfino di lui, strizza l’occhio agli stanchi di Salvini. Altro che al PD, alla sinistra, queste sono illusioni buone per Matteo Renzi e per il frenetico Carlo Calenda, ma purtroppo, a quanto pare, anche per Nicola Zingaretti. E’ ai probabili ex-amici di Salvini che guarda il capo stellato, a sua volta assai attaccato all’interno, per concludere con loro un accordo alle spalle di Salvini e, temo, degli italiani. E per confermare la sua doppiezza ed ipocrisia, mentre ‘lascia’ che il concentrato Danilo Toninelli, l’anti-migranti per eccellenza, dichiari che la nave Sea Watch può attraccare (certo non penserete che il concentrato abbia agito di sua iniziativa!) poi irride alla lettera dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite sui diritti dell’uomo, dicendo, con un furbetto sorriso, che come fanno a valutare un decreto che nemmeno lui ha ancora letto? È così che si fa.
Certo, però, un momento pericoloso come questo, credo che l’Italia non lo abbia mai vissuto.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.