giovedì, Agosto 6

Salvate il Condannato Berlusconi

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Oggi è il giorno del cordoglio, anche del mondo politico, per la morte improvvisa di Pino Daniele. Il Parlamento riapre i battenti lunedì, ma i politici sono impegnati a far finta di dare la caccia al padrone della ‘manina’ che avrebbe inserito la norma ‘salva Berlusconi’ nel decreto fiscale varato dal Cdm alla vigilia di Natale. Per M5S e Lega non ci sono dubbi: è stato Renzi. L’attentato incendiario contro Mirko Coratti riaccende i fari su Mafia Capitale. Beppe Grillo prova a rompere l’assedio politico-mediatico dei vigili urbani di Roma difendendoli sul suo blog e attaccando Ignazio Marino e il ministro Poletti. Matteo Renzi incontra il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e rilancia l’ennesimo annuncio di riforma della Scuola a febbraio.

Con il parlamento chiuso fino a mercoledì, a tenere banco è ancora la polemica sul ‘fisco amico di Berlusconi’, ovvero la norma contenuta nel decreto fiscale varato dal Consiglio dei ministri alla vigilia di Natale che avrebbe cancellato gli effetti della condanna per frode fiscale inflitta al capo di Forza Italia. Di fronte alla bufera politica scatenata dall’inchiesta giornalistica condotta dal ‘Fatto Quotidiano’, Matteo Renzi è stato costretto a bloccare tutto, negando al contempo la peraltro palese e innegabile intenzione di favorire il contraente Pregiudicato del patto del Nazareno. Oggi è il giorno dello scaricabarile, con l’Esecutivo che accusa il Mef di essere il proprietario della ‘manina’ che ha scritto il provvedimento e gli uomini di ‘via XX settembre’ che respingono i sospetti al mittente (maggiori indiziati il sottosegretario alfaniano Luigi Casero, il numero 2 renziano Luca Lotti e l’ex ‘pizzardona’ fiorentina Donatella Manzione, capo dell’Ufficio legislativo di Palazzo Chigi, accusata apertamente dai parlamentari grillini). Anche secondo il leader leghista Matteo Salvini il premier sarebbe dunque il diretto responsabile dell’aiutino all’amico Silvio. Sospetto corroborato dal fatto che Renzi ha solo rinviato il provvedimento a dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Chiaro segnale lanciato perché Arcore intenda.

La ridda mattutina delle dichiarazioni la apre sul ‘Corriere della Sera’ l’ex ministro del Tesoro Vincenzo Visco secondo cui il decreto partorito dai ‘Renzi boys’ «depenalizza tutto». Sul fatto che Renzi volesse dare una mano al ‘compagno di merende nazarene’ non ha dubbi il grillino Luigi Di Maio che, intervistato da ‘La Stampa’, afferma: «Io credo che il dolo ci fosse tutto». Ci mette il carico il collega pentastellato Alessandro Di Battista per il quale la norma è stata inserita dal «pluri rinviato a giudizio» Denis Verdini «con il beneplacito di Renzi». Attacca a testa bassa anche la minoranza interna Pd con Stefano Fassina che definisce «agghiacciante» la norma del 3%. Casero, dal canto suo, si chiama fuori da quello che definisce un «pasticcio». A centrare perfettamente la gravità della situazione è Gianluigi Pellegrino su ‘Repubblica’ che definisce la norma incriminata «un autentico sgorbio grave quanto odioso». Secondo Pellegrino la ‘salva Berlusconi’ «stabiliva espressamente che un ricco che froda al fisco milioni di euro se ne esce con una semplice sanzione amministrativa», mentre l’uomo qualunque finisce al fresco per due galline. In pratica, l’ingiustizia sociale che grazie al duo Renzi-Berlusconi si fa legge ad personam.

Dalle parti di Arcore, invece, tutti fanno finta di cadere dalle nuvole. E Gianfranco Rotondi si dice addirittura «sconcertato» per la norma cancellata da Renzi contra personam (ovvero contro Silvio). Una «retromarcia ad personam» secondo il ‘Renzi Azzurro’ Alessandro Cattaneo. Un altro forzista, Augusto Minzolini, inchioda il premier alle sue responsabilità ‘nazarene’ verso il suo (di Minzolini) datore di lavoro, perché «il problema è che la pacificazione non si fa con un decreto alla vigilia di Natale proposto dall’ex capo dei vigili urbani di Firenze. È un tema più alto». Il brunettiano ‘Mattinale’ adombra senza vergogna persino l’ipotesi di un «ricatto a Berlusconi». Povero Cavaliere.

Mafia Capitale e politica. Dopo l’attentato incendiario che ha distrutto l’ufficio politico di Mirko Coratti (indagato per corruzione e autosospesosi da Pd e presidenza del Consiglio comunale) nel quartiere della Bufalotta a Roma, si torna a parlare dei collegamenti tra il Palazzo e il mondo di mezzo. Ancora ignoti gli autori del gesto criminale, ma al momento le ipotesi investigative sul campo sono due. La più plausibile è quella delineata anche dal consigliere municipale piddino Fabio Dionisi per il quale siamo di fronte ad «un avvertimento da parte di qualcuno che ha paura. Come per dire: ‘Difenditi ma non parlare’». Sospetti che mandano su tutte le furie Coratti che propone la tesi alquanto bislacca di un presunto «mix esplosivo di disinformazione, antipolitica e disinformazione» che lo avrebbe esposto all’attentato. Secondo Coratti, quindi, le accuse tutte da provare di un suo ruolo in Mafia Capitale avrebbero armato di benzina la mano della casalinga indignata o quella del pensionato schifato dalla corruzione. Di parere opposto l’ex camerata Maurizio Gasparri che, escluse a prescindere le responsabilità dei ‘suoi’, dopo l’attentato vede un Pd «sempre più immerso e affondato in Mafia Capitale».

Tutt’altro che chiusa anche la vicenda dell’epidemia di Capodanno che ha colpito i vigili urbani di Roma. Lo sciopero selvaggio dei ‘pizzardoni’ durante la notte di San Silvestro, coperto dai certificati medici, ha fatto assurgere l’intera categoria a simbolo dei ‘fannulloni’ annidati nella Pubblica Amministrazione. Ed è anche palese che la proverbiale svogliatezza a cui il Sistema dell’Italia repubblicana ha abituato fino ad oggi i dipendenti pubblici sta fornendo un’arma micidiale al governo Renzi che, attraverso il Jobs act e la riforma della PA (incardinata già in settimana in commissione Bilancio al Senato), vorrebbe dare il colpo di grazia ai diritti acquisiti dai lavoratori con decenni di lotte. A spezzare la vulgata comune ci ha pensato stamane Beppe Grillo con un post dal titolo inequivocabile pubblicato sul suo blog: ‘La verità sui vigili di Roma #forzavigili’. Il guru del M5S riesce nell’impresa di difendere una categoria all’apparenza indifendibile vittima, secondo lui, di un «accanimento mediatico» che ha il doppio scopo «di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla vicenda di mafia capitale collusa con i politici del Comune» e di «criminalizzare una categoria sul piano mediatico per agire con misure sempre più restrittive nei confronti di una parte del pubblico impiego». Ma per Francesco Giro di FI quella di Grillo è solo una tattica per «abbindolare i vigili di Roma». Si trova per una volta d’accordo con il guru a 5Stelle il segretario della Lega Salvini per il quale sui vigili capitolini «si sta montando un polverone». Anche lui, come Grillo, chiede le dimissioni di Marino, ma avverte i ‘fannulloni’ che «chi sbaglia paga».

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