martedì, Settembre 29

Salvare l’Afghanistan partendo dall’economia

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Uno Stato in costante conflitto come l’Afghanistan ha visto più violenza e sangue di qualsiasi altro Paese nella regione. Situato nel bel mezzo di una delicata congiuntura geopolitica, questo ‘guscio istituzionale vuoto travestito da Stato‘ è stato rovinato dal proprio potenziale finanziario  -sia le importanti risorse economiche sia la posizione strategica sono stati imbavagliati dall’avidità e dalle ambizioni coloniali di altre potenze. Ora la sfida è la stabilità, la quale potrebbe passare dall’economia. Così c’è chi propone la creazione di un mercato comune tra i sei Paesi islamici della regione: Pakistan, Iran, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan e Afghanistan.

Per secoli i vari regni e imperi hanno mirato a governare questo Paese orgoglioso, crocevia tra Oriente ed Occidente. Oggi, alle prese con un radicalismo religioso che fonda le sue radici nel Wahhabismo, l’Afghanistan si è battuto per riconquistare il controllo sulle proprie terre, la propria gente, e il pluralismo religioso che un tempo lo distingueva da tutti gli altri Paesi, in particolare dal Pakistan. Nelle battute finali di una guerra di logoramento contro i Talebani e altri gruppi radicali, l’Afghanistan desidera, adesso, dare vita a un nuovo percorso, reinventandosi attraverso le collaborazioni e la cooperazione e non più con il dominio egemonico.

Considerata la spada di Damocle che incombe costantemente, la dirigenza del Paese ha deciso di utilizzare le risorse naturali del Paese e l’accesso geografico per promuovere la stabilità economica e soffocare definitivamente il radicalismo attraverso una rete di alleanze politico-economiche i cui interessi siano la promozione di una stabilità socio-economica e non il caos. Per riuscire nell’impresa sarà, ovviamente, necessario sradicare i problemi alla radice, partendo da quelle zone d’ombra che hanno spinto il Paese negli abissi per riportare alla luce i leader di una popolazione spezzata.

La storia dell’Afghanistan è, come quella di molti altri Stati, una storia di imperialismo e colonialismo, manipolazione e strategie nascoste. Ma al di là delle cicatrici e del dolore, l’Afghanistan è anche un Paese ricco di esperienza, quell’esperienza che si vuole mettere a frutto per far sì che il benessere sia di tutti e non solo di pochi. Sotto l’egida di personaggi come il Principe Ali Seraj, questa Nazione martoriata dalla guerra è pronta a sviluppare la propria economia e ricostruire le proprie istituzioni distrutte.

All’inizio di marzo negoziatori del Governo afghano e un gruppo di rappresentanti talebani si sono seduti al tavolo delle trattative a Islamabad, in Pakistan, per negoziare una tregua. Anche se non si è trovato subito un accordo di pace, un passo avanti di questo genere non è da sottovalutare. Lo stesso Principe Ali Seraj –che i talebani li conosce benissimo– ha dichiarato: «L’incontro va considerato come un evento positivo, dopo gli anni di sangue e di relazioni inesistenti tra l’Afghanistan e il Pakistan. Il crescente tasso di attacchi terroristici in entrambi i Paesi costituisce una seria minaccia per tutti e due, e rischia di estendersi ai Paesi confinanti. Bisogna agire ora per impedire una più ampia instabilità regionale. La soluzione è incoraggiare la cooperazione politica, economica e sociale tra l’Afghanistan e il Pakistan, basate su reciproca fiducia, rispetto e comprensione». Nonostante la cooperazione tra Pakistan e Afghanistan possa sembrare ovvia data la posizione geografica e le caratteristiche sociali simili dei due Paesi, in passato ci sono state tensioni, sospetti e tentativi nascosti di destabilizzazione.

Hatem Massoumi, un ricercatore indipendente dell’agenzia internazionale di studi sul Medio Oriente ‘Shafaqna‘, ha osservato che l’Afghanistan considera i Talebani una creatura del Pakistan: «…un tentativo malcelato di distruggere lo Stato afghano e prendere il controllo del suo futuro politico ed economico. Nonostante il Governo neghi qualsiasi coinvolgimento con gli atti terroristici, è anche troppo chiaro come Islamabad abbia offerto ai Talebani sostegno e un passaggio sicuro per esercitare la propria influenza sul Paese vicino. Non dimentichiamo che tra Pakistan e Afghanistan persiste una lunga e irrisolta disputa territoriale che risale al XIX secolo e alla Durand Line, il confine tra i due Paesi stabilito dagli inglesi».

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