venerdì, Novembre 27

Salute in Europa: EU4Health Osservazioni e commenti sull’evoluzione della consapevolezza europea di fronte alla pandemia

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“Il programma Ue per la Salute deve diventare la spina dorsale della nostra lotta contro la pandemia del Covid-19, ma anche della prevenzione delle minacce per la salute pubblica e la chiave di accesso a un sistema sanitario valido per tutti”. Così l’eurodeputata Michèle Ravasi, membro della commissione ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare del Parlamento europeo e relatrice per le questioni relative alla sanità del gruppo dei Verdi/ Liberali ha definito l’importante passo avanti compiuto ieri dall’Ue in materia di salute pubblica.

L’Europa della Salute è in effetti già una realtà, secondo Ravasi, dal momento che “abbiamo appoggiato la creazione di centri farmaceutici in grado di produrre i farmaci necessari in Europa” e di un istituto europeo dei tumori incaricato di raccogliere i dati nazionali su quelli esistenti e su quelli futuri. E in caso di crisi sanitaria “questo ci permetterà di verificare la solidità dei servizi sanitari di ciascun Paese”.

Tutto bene quindi. Mica tanto, osserva l’eurodeputata definendo “irresponsabili” i tagli che il Consiglio dei ministri Ue ha chiesto per il programma ‘Ue per la Salute’ mentre il Parlamento Ue ha chiesto di triplicare l’ammontare previsto dal Consiglio.

E’ stata quindi ottima la promessa della Commissione Ue, ha continuato l’eurodeputata francese, ad impegnarsi all’acquisto di determinati quantitativi di vaccini anti-Covid, vaccini sicuri ed efficaci e non creati ad hoc nel cortile di casa. “Né possiamo permettere alle multinazionali farmaceutiche di manipolare i mercati con la complicità dei fondi pubblici, di limitare la loro responsabilità, di nascondere gli effetti indesiderati o concludere accordi segreti ma lucrativi con le istituzioni europee”.

Nel corso del negoziato per la creazione della ‘Ue per la Salute’ l’ammontare del finanziamento previsto è stato portato dall’UE a € 5,1 miliardi che andranno a finanziare non solo i pericoli sanitari transfrontalieri come il Covid19 ma anche le misure di prevenzione necessarie per rafforzare i sistemi sanitari nazionali.

Ma quali sono le lezioni che ci ha insegnato l’arrivo di questa pandemia che sta cambiando la nostra vita?

All’interrogativo risponde l’ex ambasciatore e diplomatico italiano di lungo corso Giovanni Brauzzi il primo a lanciare nell’etere dei dibattiti europei l’idea di creare una Unione Europea per la Salute. Esattamente quello che ora Commissione, Consiglio e Parlamento si accingono a discutere in un dibattito a tre (‘trilogo’ lo chiamano in gergo comunitario) per portare soluzioni condivise ad un’Europa stremata dal rincorrersi di dati, soluzioni tecniche e trovate pubblicitarie nell’accavallarsi di personaggi in cerca di notorietà ma spesso a corto di esperienza.  Il Covid-19 ha scombussolato il modus operandi dell’Europa. E forse questo è un dato positivo.

Il suo appello agli europei, lanciato il 9 maggio scorso in occasione della ‘giornata dell’Europa’ attraverso New Europeans, una ONG europea che si occupa dei diritti dei cittadini creata dall’ex deputato laburista britannico Roger Casale, e pubblicato da ISPI online, è stato sottoscritto da migliaia di cittadini di numerose nazioni europee, Ue e non.

Il messaggio nella bottiglia, lanciato nell’oceano dell’indifferenza europeo all’insorgere della pandemia, è arrivato a destinazione. Lo ha raccolto la presidente dell’Esecutivo europeo, Ursula von derLeyen, nel suo discorso sullo stato dell’Unione il 16 settembre anche in vista del Vertice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che verrà organizzato dall’Italia come presidente del G20 per il 2021.

“Siamo molto soddisfatti di vedere – commenta quindi Brauzzi – che mentre i Paesi Ue cercano di far fronte ad una seconda ondata di infezione da Covid19- la Commissione europea abbia deciso di varare una strategia coordinata per assicurare l’approvvigionamento futuro dei vaccini”. “Soltanto agendo insieme con decisione che potremo superare questa tragedia” aggiunge.

I medici hanno ipotizzato un legame tra il modello proposto dall’OMS di una riforma su base continentale e la ricerca di uno sviluppo equo e sostenibile. “Ma non dovrebbe essere necessario osserva Brauzzi – scegliere tra clima e salute, solidarietà o innovazione, riforme settoriali o cambiamento radicale del sistema!” Dobbiamo invece trovare una soluzione equa per tutti tenendo conto che la salute è un bene pubblico globale “che può rappresentare la base di un nuovo contratto sociale in cui gli Europei possono riscoprire una identità comune sulla base di quello che dal piano Beveridge in poi è stato definito sanità per tutti”.

Nessuno deve essere lasciato indietro” aveva sostenuto Lord Beveridge quando lanciò subito dopo la fine della seconda guerra mondiale il sistema di sanità nazionale britannico. Questo deve essere anche lo spirito che animerà l’Unione Europea della Salute che richiederà una riforma dei Trattati puntando sui diritti e sui doveri di ogni singolo cittadino europeo senza tener conto di carte d’identità e passaporti.

Brauzzi suggerisce quindi che di Europa della Salute non si parli solo a livello di Governi e Parlamenti europei. Essa dovrà invece essere uno dei pilastri fondamentali della futura conferenza sul Futuro dell’Europa, un esercizio di consultazioni e proposte che l’Ue prevede di organizzare in tempi brevi. Una conferenza che dovrebbe anche aiutare a sanare i danni che il Coronavirus ha creato in Europa con l’eterogeneità delle misure invece di contribuire a serrare i ranghi e combattere insieme.

L’Unione europea “disponeva, anche all’inizio della pandemia, degli strumenti per avere un ruolo propulsivo”. Invece, scrive Brauzzi, “abbiamo scritto pagine nere e deludenti di egoismo, ipocrisia e disorganizzazione, che non hanno fatto certamente onore ai legami che uniscono gli europei e che sono radicati nei Trattati dell’Ue”. E ricorda che l’articolo 168 sul funzionamento dei trattati sul dell’Ue (TFEU) già indicava quale fosse il ruolo propulsivo dell’istituzione europea. Da questo articolo si deduce che “l’azione dell’Ue dovrà integrare le politiche nazionali puntando al miglioramento della sanità pubblica e alla prevenzione delle malattie fisiche e mentali.

In questo sforzo comunitario rientra anche la ricerca delle cause delle pandemie, la loro trasmissione e prevenzione, l’informazione e il monitoraggio per lanciare in tempo gli avvertimenti necessari a impedirne la diffusione. Se questo linguaggio non è sufficientemente chiaro cosaltro  potremmo immaginare  ? Se Covid-19 lo abbiamo definito ‘flagello planetario’ cosa aspettiamo a farlo?

Un altro articolo che avrebbe dovuto risvegliare l’attenzione dei dirigenti europei, osserva Brauzzi, è quello relativo alla clausola di solidarietà contenuta dell’articolo 222 (1b) del Trattato: “L’unione mobiliterà tutti gli strumenti a sua disposizione compresi quelli militari messi a disposizione degli stati membri per fornire assistenza a uno stato membro sul suo territorio su richiesta delle autorità di quel Paese in caso di disastri naturali o provocati dall’uomo”.

Ma così non è stato nel caso della pandemia Covid-19. “Quando – ricorda – il rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue ha invocato tale clausola per chiedere la fornitura urgente di mascherine e apparati respiratori, il meccanismo non ha funzionato”. Ma, fa osservare Brauzzi, aveva funzionato in precedenza per fornire apparecchiature mediche alla Cina. “E’chiaro quindi che l’Europa ha fatto orecchio da mercante nei confronti dell’Italia accusandola di aver creato complicazioni burocratiche mentre riforniva un Paese dall’altro capo del mondo.

Fu il presidente tedesco Frank Walter Steimeier, ricorda Brauzzi (e lo ricordiamo bene noi tutti!) a lanciare nel suo discorso pasquale l’avvertimento che “la Germania non uscirà da questa crisi più forti e sani se non lo saranno anche i nostri vicini” concludendo che “75 anni dopo la fine della guerra noi tedeschi siamo obbligati alla solidarietà”.

Una lezione salutare che ha convinto Bruxelles ad attivarsi mettendo in modo il meccanismo della solidarietà di cui fanno parte le varie misure annunciate dalla Commissione come il Recovery Fund. Ora l’Europa, conclude il documento, dovrebbe diventare un faro di luce per tutti coloro che vedono in questa terribile pandemia un ulteriore motivo per affermare solidarietà, visione, disponibilità a lavorare insieme nel rispetto reciproco”.

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