sabato, Maggio 30

Saif al-Islam Gheddafi: una presidenza per il bene della Libia e dell’Italia Intervista a Michele Marsiglia, Presidente di FederPetroli, sul suo sostegno alla candidatura di Saif Gheddafi alla Presidenza

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Dopo la candidatura di Saif al-Islam Gheddafi, figlio dell’ex-rais Mu’ammar, alle prossime Elezioni Presidenziali libiche che dovrebbero tenersi entri la fine del 2018, la prima reazione di sostegno è arrivata da FederPetroli, un’associazione che riunisce aziende italiane che operano nel campo del gas e del petrolio. Il Presidente di FerderPetroli, Michele Marsiglia, in un comunicato stampa dello scorso 23 marzo, ha affermato che «solo Saif Gheddafi ha il potere di rilanciare il settore dell’Oil & Gas in Libia» : si tratta di una espressione di sostegno netta che potrebbe risultare sorprendente, se non si tenesse conto di alcune questioni.

In primo luogo, la disgregazione politica della Libia, seguita alla caduta di Mu’ammar Gheddafi, ha largamente danneggiato tutte le industrie del settore: la divisione del territorio libico in almeno tre grandi aree con politiche ed interessi differenti, le infiltrazioni terroristiche vaste zone del Paese e la conseguente difficoltà nel mantenere la sicurezza degli addetti ai lavori hanno abbattuto non poco gli introiti dell’industria petrolifera italiana. In quest’ottica, l’elezione di un personaggio carismatico come Saif Gheddafi potrebbe riportare la Libia ad una situazione di pace e stabilità di cui, certamente, gioverebbe il settore.

In secondo luogo, non si dimentichi che in Libia si gioca un contrasto politico (e soprattutto economico) tra Francia ed Italia. I rapporti tra la famiglia Gheddafi e Parigi, negli ultimi anni, sono andati peggiorando sempre più anche in rapporto al ruolo giocato dal Governo francese nella caduta di Mu’ammar Gheddafi . A questo, punto, è facile immaginare come una eventuale Presidenza di Saif Gheddafi potrebbe mettere l’industria petrolifera italiana in Libia in una condizione di vantaggio rispetto alla concorrenza francese.

Per approfondire la questione, abbiamo parlato proprio con il Presidente Michele Marsiglia, che ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Presidente Marsiglia, la sua è la prima sponsorizzazione a favore della candidatura di Saif Gheddafi, come ha preso questa decisione? Quali le ragioni di questa uscita?

Chi segue FederPetroli Italia sa che l’argomento Libia è per noi di elevata importanza già dal lontano 2011 quando con Paolo Scaroni allora AD di ENI fummo convocati in Audizione alla Camera dei Deputati sugli Asset strategici italiani in Libia. Detto questo, non abbiamo mai negato che con il Regime dell’allora Colonnello Gheddafi l’operatività delle aziende dell’Oil & Gas in diverse parti della Libia non ha mai avuto problemi e, si lavorava con la massima sicurezza, tranquillità e produttività. La decisione, oltre che una mia vicinanza personale di stima a Saif Gheddafi, che non ho mai nascosto e che tutti sanno, abbiamo riflettuto su una questione di puro business e continuità per le nostre aziende, questo si traduce in una solo parola: stabilità. La stabilità che oggi in Libia manca e che, nonostante i tentativi ed i falsi miti di Governi di autorità nazionale proclamati dall’ONU, ad oggi non esiste un riferimento politico-istituzionale. È fuori da ogni logica che in un Paese come la Libia bisogna (se si riesce) dialogare con due, se non tre governi di riferimento.

Da più anni nella qualità di Executive Advisor sto seguendo aziende clienti di origine araba che sono Contrattisti nell’Oil & Gas libico, il mio lavoro è proprio quello di curare e seguire alcune operazioni sui siti e giacimenti libici in accordo con le Compagnie Petrolifere di bandiera, con questo Le voglio evidenziare che forse la comunità internazionale non dice che, non è Marsiglia e FederPetroli Italia che auspicano per un ritorno di Saif Al-Islam Gheddafi, ma gran parte del territorio e della popolazione delle infinite fazioni dislocate nel Paese nordafricano.

Quali sono stati i danni che in questi anni il settore ha subito dalla situazione in Libia?

Perdita di produzione sia di Olio che di Gas, mancate consegne degli impianti a causa del ritiro forzato per sicurezza delle risorse umane dai campi, mancate autorizzazioni governative per i nostri lavoratori da abilitare in zone desertiche, pagamenti ritardati di anni, cambio di componentistica industriale che era stata ormai abbandonata e completamente sostituita. Potrei continuare ancora per un po’… oltre le compagnie petrolifere che hanno dovuto rivedere i propri obiettivi di profitto.

Come giudica la situazione dell’estrazione petrolifera oggi in Libia? Secondo alcuni i risultati del 2017 sono soddisfacenti?

Come dicevo poco fa, la situazione è in ripresa. Abbiamo riiniziato una fase di drilling (perforazione) ed alcuni pozzi che erano stati bloccati hanno iniziato nuovamente a produrre sia olio che gas o sono stati ultimati per il completo funzionamento. Stiamo lavorando, ma sempre non a pieno regime e con grande attenzione. Spesso dobbiamo sospendere i lavori per qualche giorno se non settimane a causa di precauzioni di sicurezza locali. Non nascondo che a causa di queste possibili e future elezioni presidenziali abbiamo già in budget che sicuramente ci saranno, non solo a Tripoli, situazioni da tenere sotto controllo ed essere pronti a qualsiasi immediata forma di precauzione, umana ed industriale.

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